GEOLAVORO

Le rotte senza confini del lavoro, della formazione e dell’impresa.

lunedì, 25 aprile 2016

Giovani italiani in Australia: un “viaggio” da temporaneo a permanente

La pubblicazione della Fondazione Migrantes fa luce sul fenomeno migratorio italiano in Australia, attraverso la voce e i volti dei protagonisti.






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“Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente”. Questo il titolo della ricerca della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Editrice Tau) presentata oggi a Roma. Il lavoro è frutto di due anni di studio, analisi e ricerca. Prima opera nel suo genere, fornisce un’analisi dettagliata del fenomeno migratorio italiano in Australia: partendo dai dati statistici che illustrano i flussi migratori dall’Italia all’Australia nell’ultimo decennio, gli autori – Michele Grigoletti e Silvia Pianelli – hanno approfondito la grandezza e la complessità degli eventi in atto e, attraverso le storie dei protagonisti, hanno portato alla luce i motivi, i pensieri, i sogni, le speranze e le paure che caratterizzano il recente fenomeno migratorio.

 

Completa la ricerca un  video-reportage – contenuto nel volume – 88 giorni nelle farm australiane che testimonia l’esperienza di vita e di lavoro di molti giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, che ogni anno lasciano l’Italia e viaggiano per l’Australia seguendone le stagioni della raccolta della frutta e della verdura, lavorando la terra in zone rurali, lontane dalle principali città. Il video-reportage è una testimonianza visiva dello spaccato giovanile, mostra e chiarisce come mai i giovani hanno fatto questa scelta, dove e con chi vivono, cosa pensano del proprio futuro e cosa si aspettano dall’Australia. L’anteprima è anche disponibile sul sito www.88giorni.it.

 

La ricerca: Giovani italiani in Australia. Un “viaggio” da temporaneo a permanente – Il volume è uno studio approfondito dei flussi migratori italiani in Australia, attraverso l’analisi e le modalità d’uso, da parte dei cittadini italiani, dei visti temporanei a loro accessibili fra cui i visti vacanza-lavoro, i visti studenteschi e i visti di sponsorizzazione lavorativa. Analizzando i dati forniti dalle fonti ufficiali, fra cui il Dipartimento d’Immigrazione australiano, relativi a coloro che sono in possesso di permessi di residenza temporanei e studiando i cambiamenti dei visti richiesti dai cittadini italiani che si trovano sul territorio australiano, gli Autori hanno dimostrato come i giovani italiani che si trasferiscono in Australia lo fanno, in molti casi, con l’idea iniziale di rimanervi per un breve periodo, salvo poi cambiare prospettiva e cercare strade alternative per realizzare una migrazione definitiva, raggiungendo il traguardo della residenza permanente, che apre poi le porte alla possibilità di ottenere la cittadinanza australiana. Un percorso pianificato nei dettagli, fra leggi che regolano il rilascio e la possibilità di richiesta dei visti, per ottenere la propria permanenza in Australia, nonostante la rigidità dei visti stessi, che spesso obbligano a fare compromessi o a ritornare sui banchi di scuola. Questo fenomeno non si limita a coinvolgere i giovani di età compresa fra i 18 e i 30 anni, che spesso partono con il ben noto visto vacanza-lavoro, ma coinvolge anche famiglie e chi ha più di 30 anni, tutti alla ricerca di un futuro diverso, a loro parere migliore, per se stessi e i propri figli. Residenti temporanei, residenti permanenti e nuovi cittadini australiani: l’emigrazione italiana attuale ha creato gruppi ben distinti, numerosi, con esigenze e caratteristiche diverse da quelle già presenti nel territorio. A storie di successo e di integrazione, si affiancano vicende di sfruttamento e solitudine che trovano, in questo volume, spazio per un’analisi di ampio raggio che ha messo in luce le vere difficoltà d’integrazione.

 

I protagonisti: le caratteristiche dei giovani italiani in Australia – Chi sono i protagonisti del volume? Si tratta di giovani forti, tenaci, coraggiosi, pronti a mettersi alla prova, consapevoli di cosa significa fare sacrifici e compromessi, umili ma decisi. Contrariamente allo stereotipo spesso presentato dai media italiani, la ricerca restituisce un’immagine completamente diversa: non si tratta di “bamboccioni”, né di persone che disprezzano opportunità di lavoro che non rispettino le proprie qualifiche, soprattutto in un paese straniero, dove sembra quasi un passaggio obbligato l’accettazione di lavori umili e con paghe relativamente basse. I giovani che emigrano in Australia, al contrario, conoscono e apprezzano i valori della cultura italiana: la famiglia, ad esempio, considerata un punto di riferimento imprescindibile, un sostegno costante nei momenti di difficoltà. Essi amano l’Italia e la cultura italiana, amano il cibo e le tradizioni che li sostengono in quanto radici profonde della loro identità. Rifiutano con forza (e con rabbia) gli aspetti attualmente negativi dell’Italia: la percepiscono come un Paese vecchio, stanco, incapace di mostrare dinamicità in un mondo in continuo cambiamento; un Paese ingiusto, incapace di offrire possibilità o di applicare la tanto desiderata meritocrazia, soprattutto in ambito lavorativo. Vedono l’Australia come il luogo in cui il lavoratore, di qualunque nazionalità, viene rispettato e pagato il giusto, anche se giovanissimo e alla prima esperienza. La “terra dei canguri” è un Paese dinamico, meritocratico, che offre possibilità, ma che non regala niente perché il prezzo da pagare è alto e richiede sacrifici, costanza, perseveranza e tanti compromessi.

 

Il “viaggio”: il cambiamento interiore e la riscoperta di sé – Il “viaggio” dei giovani italiani in Australia non è solo da intendersi in senso etimologico come viaticus, spostamento da un luogo all’altro, ma diventa una vera e propria metafora che porta alla scoperta di se stessi, dei propri limiti e delle proprie capacità. Un viaggio alla scoperta di luoghi unici e magnifici che l’Australia offre e un “viaggio” alla scoperta del proprio valore personale che, per tante circostanze, il vivere in Italia aveva cancellato e offuscato. Un cammino concreto che crea le condizioni di un “viaggio” metaforico, interiore. Una crescita personale, una maggiore consapevolezza e conoscenza di sé, un percorso realizzato tra alti e bassi e da momenti di gioia e momenti di totale sconforto e sensazione di non potercela fare. Il “viaggio” australiano è una prova che viene superata mettendocela tutta. Ed è anche un viaggio burocratico, un districarsi incessante all’interno della burocrazia australiana per la richiesta e l’ottenimento dei visti e tra i cambiamenti continui di status migratorio, di diritti e doveri imposti dai visti posseduti per cercare di raggiungere la meta della permanenza a tempo indefinito e della cittadinanza australiana. Quest’ultima, però, è solo una conclusione apparente perché nella realtà di questi viaggiatori (non migranti) essa apre a nuove possibilità: quella certamente di rimanere in Australia per tutta la vita, o fino a quando ci si stanca e si vuole ritentare la fortuna in Europa con la consapevolezza, però, di poter ritornare nel continente australiano senza problemi, qualora la vita non dovesse prendere la piega giusta.

 

Dalla temporaneità alla permanenza – La recente emigrazione italiana in Australia ha una caratteristica molto particolare: il tentativo, continuo, incessante di prolungare la propria permanenza nel Paese. Un tentativo che, quando il percorso migratorio si conclude in maniera positiva, porta all’ottenimento della residenza permanente che permette di accedere alla cittadinanza australiana. Un percorso che mira a cambiare la propria condizione di migranti da “temporanea”, definita dalla durata del visto stesso (una situazione instabile, precaria, difficile da gestire proprio per i limiti temporali che impediscono la pianificazione e la realizzazione di progetti a lungo termine), a “permanente”, indefinita, illimitata. Una migrazione a due fasi, dunque, che inizia con l’arrivo in Australia per mezzo di un visto temporaneo e si completa, dopo un periodo medio-lungo, con l’ottenimento della residenza permanente. La condizione di prolungata temporaneità dei nuovi migranti, con il passaggio da un visto temporaneo all’altro, è un fenomeno del tutto nuovo nella storia della migrazione in Australia e per questo risulta di difficile comprensione. I dati degli ultimi anni relativi agli arrivi di italiani in Australia mostrano chiaramente che essi non vogliono rientrare nel Belpaese, ma sono disposti a fare sacrifici e compromessi – come la richiesta del rinnovo di un altro visto temporaneo qualora non fosse possibile accedere subito ad un visto permanente – pur di prolungare la propria permanenza in Australia. Sono moltissimi i giovani che, alla scadenza del visto vacanza-lavoro, richiedono un visto studente, una o più volte, oppure cercano di ottenere un visto di sponsorizzazione lavorativa. Tra le motivazioni principali che spiegano questa tendenza vi sono le migliori condizioni lavorative ed economiche, le maggiori opportunità di lavoro, le positive aspettative future per se stessi e la propria famiglia, ma anche più semplicemente lo stile di vita, il clima, le spiagge e l’espressione di una socialità completamente diversa rispetto a quella italiana, un vero e proprio “innamoramento” dopo il primo periodo di soggiorno.

 

Il video-reportage “88 giorni nelle farm australiane” e i luoghi delle riprese – Una sezione della ricerca è dedicata ad approfondire il fenomeno del visto vacanza-lavoro. L’Italia è la terza nazione europea che maggiormente utilizza il secondo visto vacanza-lavoro in Australia, preceduta solo dai cittadini estoni e irlandesi. Nel 2014-2015 sono il 26,2% gli italiani – tra i 18 e i 30 anni – che hanno rinnovano il visto per altri dodici mesi, rispetto al 13,6% dei coetanei francesi e al solo 7,0% dei giovani tedeschi. Dall’inizio dell’accordo bilaterale, 10.950 giovani italiani hanno completato gli 88 giorni di lavoro nelle fattorie australiane. Il video-reportage – allegato alla ricerca e della durata di 35 minuti – è stato registrato nelle cittadine di Griffith, nel Nuovo Galles del Sud, durante la stagione della raccolta delle zucche e delle angurie, del riso e del cotone; e a Shepparton, Tatura e Murchison, nel Victoria, durante la stagione della raccolta delle mele, delle pere e dei pomodori. Queste zone sono accomunate tra loro dalla presenza di una storica comunità italiana, stabilitasi negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso. Negli ultimi anni, le città di Griffith e Shepparton sono diventate sempre più conosciute e una tappa quasi obbligatoria per molti dei giovani italiani alla ricerca di farms dove poter lavorare. Sulla base di centinaia di interviste raccolte, e dopo aver individuato i concetti e le parole chiave, nel video-reportage vengono evidenziati i concetti fondamentali raccontati in prima persona da 20 testimoni privilegiati.

 

Queste testimonianze permettono di comprendere le reali intenzioni dei giovani italiani in Australia e la loro analisi dimostra l’importanza delle farm come esperienza di crescita personale, di maturazione e di evoluzione, e mostra che le motivazioni della partenza, associate ai benefici e ai valori riscoperti, svolgono un ruolo fondamentale nella scelta del giovane italiano di rimanere in Australia per un tempo molto più lungo di quanto inizialmente preventivato. In breve è possibile affermare che un giovane che lascia l’Italia perché non ha “nulla da perdere”, che durante gli 88 giorni in farm ha trovato “meritocrazia” e ha riscoperto la capacità di credere ancora in se stesso, sia incline a rimanere in Australia e a cercare ogni possibile via per prolungare la residenza. Il trailer di 5 minuti (https://vimeo.com/129090121) è stato premiato con il primo premio al FILEF Film Festival di Sydney, mentre il video-reportage è stato inserito in vari Festival cinematografici sia in Italia che in Australia.

 

24 mila nuove presenze: residenti temporanei, residenti permanenti e nuovi cittadini australiani – L’arrivo di italiani in Australia supera da tre anni lo storico flusso migratorio degli inizi degli anni Cinquanta, con più di 24.000 nuove presenze suddivise in residenti temporanei, residenti permanenti e nuovi cittadini australiani. Ai 14.138 giovani italiani arrivati in Australia, nel 2014-15, con un visto Working Holiday, si aggiungono i 5.602 giovani italiani titolari del visto Student e i 2.105 professionisti del visto Skilled Work, solo per elencare la tipologia dei visti più numerosi. Ai dati dei cittadini italiani arrivati in Australia con un visto temporaneo, vanno aggiunti i 1.355 cittadini italiani che hanno ottenuto la residenza permanente e gli 824 cittadini italiani che hanno acquisito la cittadinanza australiana, per un totale (parziale) di 24.024 giovani italiani solo negli ultimi dodici mesi. Un moderno fenomeno migratorio che, quindi, nel 2014-15 ha raggiunto e superato il numero di italiani emigrati in Australia nel 1950-51 i quali, secondo le statistiche del Department of Immigration, furono 19.007.

 

Visto Vacanza-lavoro: cifre e trend – Con 14.138 visti vacanza-lavoro concessi a cittadini italiani – tra i 18 e i 30 anni – il 2014-15 conferma il costante flusso di arrivi in Australia dall’Italia: negli ultimi dieci anni più di 81.500 giovani italiani. Negli ultimi ventiquattro mesi due nuove tendenze si sono delineate: per il secondo anno consecutivo si riscontra una flessione nel primo visto di arrivo (-16,6%, 10.751 visti) e una crescita del secondo visto richiesto da chi è già presente in Australia, (+7,5%, 3.387 visti). Quest’ultima caratteristica si lega al voler rimanere in Australia complice, sicuramente la difficile, negativa e pesante congiuntura economica e occupazionale italiana soprattutto per i giovani. Nel 2014-15 l’Italia si posiziona, nella categoria di visto vacanza-lavoro, al sesto posto per numero totale di visti e quarta nazione europea, portando la presenza dei giovani italiani in Australia al 7,0% del totale nazionale, preceduta, se prendiamo in considerazione i valori assoluti, solo dai britannici (44.703; -1,0%), taiwanesi (26.648; -9,2%), tedeschi (26.327; -1,8%), coreani (25.589; -4,8%) e francesi (23.375; -9,1%). La presenza di giovani maschi italiani è la più elevata tra tutte le nazionalità. Ogni 100 giovani italiani, infatti, 66 sono ragazzi e 34 sono ragazze (66,0%), più di Francia (57,0%) e Germania (47,0%) dove addirittura è maggiore la presenza femminile come pure per le nazioni del Nord Europa (Svezia, Norvegia, Finlandia) e dell’Estremo Oriente (Giappone, Hong Kong e Taiwan). Dal confronto europeo, l’analisi del primo visto vacanza-lavoro dimostra anche che i giovani italiani sono più “anziani” rispetto ai coetanei francesi e tedeschi, nella fascia d’età compresa tra i 26 e i 30 anni.

 

 

Generazione vacanza-lavoro: dall’Australia alla Nuova Zelanda – Una volta giunti in Australia, alla scadenza del primo o del secondo visto vacanza-lavoro, alcuni giovani italiani decidono di proseguire il loro viaggio trasferendosi in Nuova Zelanda per un ulteriore anno. La Nuova Zelanda rappresenta quella meta facilmente raggiungibile dall’Australia che consente ai giovani italiani di pianificare, ancora per qualche anno, una vita lavorativa lontano dall’Italia che stenta a riprendersi dalle difficoltà. Le testimonianze raccolte hanno svelato che una parte dei giovani italiani con visto vacanza-lavoro (circa l’8%) si trova adesso in Nuova Zelanda. Un movimento continuo che inserisce, a pieno titolo, i giovani italiani nella cosiddetta “generazione vacanza-lavoro”.

 

Visto studentesco: le cifre e i trend – Il visto Student è riservato alle persone che si dedicano alla propria formazione ma viene usato, sempre più spesso, dai giovani italiani come un visto di transito per prolungare la permanenza in Australia. Con 5.602 visti studente concessi in Australia a cittadini italiani e un aumento percentuale del +24,3% rispetto all’anno precedente, il 2014-15 conferma un trend di crescita che ha visto arrivare in Australia, negli ultimi dieci anni, 25.000 italiani per acquisire lo status di studente. L’Italia è la prima nazione europea per numero totale di visti studente rilasciati in loco (3.103 visti), precedendo Regno Unito (1.717), Francia (1.164) e Spagna (1.065), e la quarta nazione a livello mondiale per il numero di visti ELICOS assegnati per corsi di inglese, preceduta solo da Colombia, Arabia Saudita e Corea del Sud.

 

Visto lavoro temporaneo specializzato: le cifre, i trend e le professioni più richieste – Lo scopo del programma di visto Temporary Work (Skilled) subclass “457” – lavoro temporaneo specializzato – è quello di consentire ai datori di lavoro australiani di ricoprire, a breve-medio termine, quelle carenze di competenze attraverso l’assunzione di lavoratori qualificati provenienti dall’estero. Con 1.328 visti primari concessi a cittadini italiani, l’Italia risulta essere, nel 2014-15, la nona nazione fornitrice di professionalità e nuovi dipendenti ad aziende australiane (+35,2% rispetto all’anno precedente). A questi visti vanno aggiunte altre 777 persone, richiedenti secondari. In totale sono 2.105 i cittadini italiani che sono stati direttamente o indirettamente sponsorizzati da aziende australiane. Lo “Sviluppatore/Programmatore”, è la professione che ha ricevuto il numero più alto di visti di sponsorizzazione lavorativa nell’anno 2014-15. Dal 2005 al 2015, l’Australia ha importato 706 responsabili di ristorante o di bar, 608 chef e 390 cuochi italiani, ma anche docenti universitari, esperti di marketing, tecnici in ingegneria meccanica, amministratori di progetto, programmatori e sviluppatori. Nel 2014-2015 le professioni con le quali i giovani cittadini italiani sono stati sponsorizzati, mentre erano già presenti in Australia si mantiene immutata: il responsabile di ristorante o di bar (176), lo chef (159) e il cuoco (83) restano nelle prime tre posizioni; a questi si affianca la nuova figura del pasticcere con 17 nuovi assunti nell’ultimo anno.

 

Residenti permanenti e nuovi cittadini australiani – Con 1.355 visti di residenza permanente concessi a cittadini italiani e un aumento del 21,7% rispetto all’anno precedente, il 2014-15 conferma un trend che vede crescere la presenza di cittadini italiani in Australia anche nella categoria delle “aggiunte permanenti” alla popolazione residente. Dal 2005 al 2015 sono, infatti, 7.576 i cittadini italiani che hanno ottenuto la residenza permanente. Molti di questi non sono nuovi arrivi, ma persone che hanno già vissuto in Australia a titolo temporaneo. Al 30 giugno 2015, i cittadini italiani che hanno ottenuto la residenza permanente in loco rappresentano l’80,4% del totale dei visti permanenti rilasciati a nuovi arrivati. Nel 2014-15, 824 cittadini italiani hanno ottenuto la cittadinanza australiana. Negli ultimi 15 anni si contano 11.797 italiani ai quali è stata conferita la cittadinanza australiana.

 

Dare voce ai protagonisti – La ricerca e il video-reportage hanno voluto dare voce a un mondo giovanile ancora poco conosciuto. Giovani che hanno scoperto una grande duttilità al cambiamento, con una capacità di reinventarsi e una predisposizione alla trasformazione. Ragazzi maturi che, in Australia, stanno scoprendo la possibilità di sviluppare pienamente le loro capacità. Le interviste sono parte fondamentale e integrante di questo volume, perché i giovani che stanno vivendo l’esperienza migratoria hanno la necessità di raccontarla, di descriverla per aiutare amici e famigliari, e in generale gli italiani, a comprendere che partire comporta tanti sacrifici e compromessi, e per dir loro che, nonostante la propria scelta, hanno l’Italia nel cuore. Storie toccanti, simili, ma uniche. Sono le storie dei nuovi giovani italiani in Australia, di chi ancora non sa dire se in Australia ci rimarrà “tutta la vita”, forse perché sono tre parole che spaventano, ma di chi comunque sta camminando lentamente – più o meno consapevolmente – verso uno status di nuovo cittadino australiano.

a cura della Redazione
Tags: Australia, emigrazione, Farm australiane, Fondazione Migrantes, generazione Erasmus, giovani italiani, mobilità

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