L'urlo di Kong

Il brutto del lavoro

domenica, 18 settembre 2016

Economia sommersa: quasi 3,5 milioni di lavoratori invisibili

Zabeo, (CGIA Mestre): “Con la crisi l’economia sommersa ha subito un forte incremento”.






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Mestre 13 settembre 2016 – “Come dimostrano i dati presentati quest’oggi dall’Istat– esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo  – con la crisi economica l’economia sommersa ha subito un forte incremento. In questi ultimi anni molti pensionati al minimo e chi ha perso il lavoro non hanno avuto alternative: per mandare avanti la famiglia hanno dovuto ricorrere a piccoli lavoretti per far quadrare i magri bilanci familiari”.

 

L’esercito dei lavoratori in nero presenti nel Paese è stimato attorno ai 3,5  milioni di unità di lavoro. “Un vero e proprio esercito di invisibili – prosegue Zabeo – che non paga né tasse né contributi. E’ evidente che chi pratica queste attività irregolari fa concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici che operano alla luce del sole  e  non possono o non vogliono evadere”.

 

Tuttavia, esistono forti differenze tra Nord e Sud del paese. “Nel Mezzogiorno, ad esempio, possiamo affermare che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale. Sia chiaro – conclude Zabeo – nessuno di noi vuole giustificare il lavoro nero spesso legato a doppio filo con forme inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità occupazionale non sono legate  ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena elencate costituiscono, in questi momenti così difficili, un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese.”

 

 

Nota Stampa Ufficio Studi CGIA Mestre

a cura della Redazione
Tags: CGIA Maestre, crisi, economia sommersa, lavoro nero, lavoro sommerso, Mezzogiorno

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