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sabato, 7 aprile 2018

La vertenza Italiaonline, il Ministro Calenda e i cattivi pensieri tra emergenza occupazionale e “sacralità” del week end

I sindacati chiedono incontro urgente il giovedì 5 aprile, il Ministro è disponibile subito il venerdì 6, ma loro (i sindacati) rinviano a mercoledì 11. Tutto normale?






italiaonline

La vertenza ItaliaOnline da diverse settimane tiene banco sui media. La vicenda è nota.  Ci sono prese di posizione preoccupate, oltre che dai lavoratori coinvolti e i  loro rappresentanti, anche da parte delle istituzioni e delle Chiesa. Italiaonline ha comunicato l’intenzione di avviare una procedura di licenziamento collettivo e trasferimento di sede che complessivamente coinvolge, per i licenziamenti, 400 dipendenti, circa il 45 per cento del personale. Il grosso riguarda la città di Torino, dove è prevista la chiusura della sede,  in cui sono in ballo 248 licenziamenti e 241 trasferimenti verso la sede di Assago (Milano), e i restanti licenziamenti riguardano 152 dipendenti collocati in altre città. Contestualmente Italiaonline ha previsto anche un programma di assunzioni di 100 profili specializzati sul digitale, soprattutto ingegneri, per la sede di Milano. I sindacati contestano alla società la decisione di procedere con  i licenziamenti e i trasferimenti soprattutto in virtù della posizione del conti della società che nel 2017 ha fatto registrare significativi risultati positivi e che sta distribuendo utili ai propri azionisti (Ebitda pari a 67.7 milioni, +6% sul 2016) e chiedono il ritiro del piano di riorganizzazione. La vertenza è finita al MISE e si sta tendando una soluzione.

 

Ciò che fa scalpore, tuttavia, è la notizia di questi giorni (il 5 aprile scorso) in cui con una lettera comune delle segreterie nazionali dei sindacati del settore Telecomunicazioni di Cgil, Cisl e Uil, si sollecita un incontro urgentissimo con il Ministro Calenda in relazione alla delibera di Italiaonline relativa ad un piano di incentivazione del top management di 6,7 milioni di euro “beffeggiando ancora una volta la forza lavoro che vive con molta preoccupazione il proprio futuro occupazionale” si legge nella nota dei sindacati. Non solo, – continua la nota – “ci risulta che l’azienda stia procedendo con l’esternalizzazione di attività con conseguenti e pesanti rischi occupazionali per la sede di Torino ed il territorio nazionale”. A fronte di questo pericolo imminente, quindi, hanno richiesto (il 5 aprile scorso) un incontro urgentissimo al Mise. Bene. Il Ministro Calenda, fatto insolito, coglie la preoccupazione dei sindacati e si rende disponibile per un incontro dopo 24 ore dalla richiesta e cioè per venerdì 6 aprile. Cosa fanno in sindacati? Colpo di scena, si direbbe. Cincischiano e si rendono disponibili, invece, per un incontro a partire dal lunedì successivo.

 

Ma come, prima chiedono un incontro urgentissimo per il destino di una vertenza pesante che riguarda centinaia di lavoratori e di fronte alla disponibilità immediata del Ministro Calenda non si presentano? C’ è qualcosa che non torna. Sarebbe interessante conoscere quali erano le altre priorità nelle agende dei dirigenti sindacali coinvolti e che hanno motivato un rinvio così clamoroso rispetto ad una loro precisa richiesta. Qualche “malpensante”, addirittura, pensa che di mezzo ci sia il week end. O meglio, la “sacralità” della pausa del fine settimana che abbia consigliato, diciamo così, un rinvio. Forse si tratta di una piccola cosa, forse, ma sarebbe davvero interessante sapere le ragioni che hanno spinto i dirigenti sindacati coinvolti a propendere per un rinvio alla settimana successiva. Così, almeno per confutare retropensieri che se provati sarebbero gravissimi. E’ nota la massima di Giulio Andretti in questo casi: “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”. Speriamo di no.

 

di Michele Moretta 

Tags: Cgil, Cisl, Italiaonline, Ministro Calenda, MISE, Ugl, Uil

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