Welfare Aziendale

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giovedì, 1 giugno 2017

Il welfare aziendale tra competitività delle aziende e benessere dei dipendenti

Intervista a Alessandro Spadaro, Direttore Risorse Umane Gruppo Innova.






Alessandro Spadaro_foto

Il welfare aziendale è una leva di grande valore strategico con la quale molte aziende si stanno confrontando. Dopo le novità storiche introdotte con la Legge di Stabilità 2016, e rilanciate nel 2017, il tema è di grande attualità per l’intero sistema produttivo e per le nuove relazioni industriali. Abbiamo chiesto ad Alessandro Spadaro, Direttore delle Risorse Umane del Gruppo Innova e un lungo trascorso nelle risorse umane in molte aziende importanti tra cui Eni, gruppo Ferrovie dello Stato e Fiat, qual è la sua opzione sul tema.

 

Perché il welfare aziendale in questi ultimi anni è diventato di stretta attualità nonostante la legge che l’ha introdotto risale a metà Anni ’80? Quali le ragioni di fondo della sua popolarità attuale?

Il concetto di Welfare aziendale è diventato di stretta attualità in questi ultimi anni, è vero. Il tema specifico rientra in un fenomeno più ampio, per quanto riguarda il nostro paese, ovvero nell’evoluzione e accelerazione delle riforme che il mercato ed il mondo del lavoro in generale stanno vivendo in questi anni, indotte con la globalizzazione che, piaccia o no, caratterizza il mondo in cui viviamo. Il taglio della spesa pubblica e l’alleggerimento dell’intervento pubblico, responsabilizza il ruolo del privato. Lo Stato deve essere promotore di idee e facilitatore di nuovi strumenti. La cultura del lavoro italiana da un lato fatica ad adeguarsi, ma dispone di esperienze importanti in questo campo che, se veicolate correttamente, potranno rappresentare una spinta evolutiva oggi per recuperare il terreno in confronto ai paesi del nord Europa e domani addirittura un punto di eccellenza mondiale. Il welfare aziendale, la corporate social responsibility, le politiche attive del lavoro, l’employer branding, lo smart working e via dicendo. sono tutte pratiche che vengono incontro a questi cambiamenti di promuovere un mondo del lavoro più sano, con un ruolo diverso fra privato e pubblico, ma finalizzato ad intercettare bisogni individuali per sostenere la competitività delle organizzazioni.

 

Quali sono i vantaggi del welfare per l’azienda e quali per i dipendenti?

Non penso che il vantaggio di questi strumenti sia la fidelizzazione dei lavoratori. Chi pensa che questi strumenti servano a fidelizzare i dipendenti sbaglia. Questi strumenti promuovono il benessere, nel senso più ampio, per consentire al lavoratore di lavorare meglio. Non vuol dire esclusivamente sostenere la motivazione, favorire il benessere individuale è un obiettivo ancora più alto. Il tema della salute, del risparmio, del divertimento, della qualità della vita, si pone come centrale per un mondo del lavoro che si caratterizza e si caratterizzerà sempre di più nella “qualità” a tutti i livelli dei lavoratori che ciascuna organizzazione avrà a disposizione.

 

Nel 2016 è intervenuta una riforma della normativa di riferimento con la Legge di Stabilità. L’obiettivo dichiarato della nuova noma non è solo quello di incentivare e semplificare le politiche di welfare in azienda ma anche quello di promuovere un welfare contrattato tra azienda e sindacati? Che ne pensi?

Va bene. Condivido l’idea di stimolare e incentivare il confronto fra azienda e sindacati su questo tema. E’ una grande opportunità per rilanciare nuove dinamiche nelle relazioni industriali. Bisogna far capire però che non è più sufficiente pensare che tutto si riduca alla gestione di un centro sportivo, o alla definizione di un accordo di premio di risultato, alla amministrazione di un sistema di previdenza integrativa, o alla ideazione di campus estivi per i figli dei dipendenti. Tutte iniziative lodevoli, di cui il mondo del lavoro italiano ha espresso anche eccellenze mondiali, ma il tema del benessere – dentro e fuori l’azienda – è molto più ampio, complesso e sfidante.

 

Il welfare aziendale si è affermato soprattuto ad appannaggio delle grandi aziende. Per l’Italia la sfida è coinvolgere anche le PMI. Qualcosa si sta muovendo. Il welfare aziendale è uno strumento utile anche per le PMI?

Questa domanda è centrale. Il mondo del lavoro italiano si sta evolvendo sempre di più in contesti differenti. Lavoratori privati e pubblici sono governati sempre di più in modo differente. Lavoratori di settori di business diversi hanno spesso contesti anch’essi estremamente differenti, così come lavoratori che operano in territori diversi, pur facendo il medesimo lavoro, a volte sembra quasi che vivano mondi diversi. Questo vale anche per dipendenti di grossi gruppi industriali con dipendenti di piccole imprese. Credo bisogna porsi il problema di questo fenomeno. Serve una regia generale per governare questa parcellizzazione delle realtà lavorative. Il Ministero del lavoro, le organizzazioni datoriali, i sindacati, il sistema associazionistico ha l’onere di promuovere iniziative e strumenti finalizzati ad una evoluzione equa e positiva del mondo del lavoro. Le PMI devono sposare il concetto di benessere dentro e fuori il mondo del lavoro. Io credo che il mondo imprenditoriale italiano delle PMI sia generalmente indietro a questa evoluzione della cultura del lavoro. Ciò mina in prospettiva la competitività del sistema italiano e, pertanto, bisogna porsi il problema di una regia per favorire e accelerare il cambiamento, partendo dal divulgare e promuovere le esperienze di successo. Bisogna premiare e fare pubblicità agli imprenditori che hanno avuto il coraggio di investire in questo campo e che hanno raccolto risultati concreti. Bisogna incoraggiare gli imprenditori che vanno in questa direzione. Insomma, bisogna promuovere una cultura del lavoro moderna, facendo capire agli imprenditori che la qualità della vita dei propri dipendenti equivale a successo nel business. Il criterio generale è semplice, così come un imprenditore intelligente vuole attrarre i migliori dipendenti, è prevedibile che i migliori lavoratori vadano incontro alle aziende dove gli si offre una migliore qualità di vita.

 

C’è un legame tra la responsabilità sociale d’Impresa e il welfare aziendale oppure sono due mondi differenti?

Sono due facce della stessa medaglia. Come ho detto, sono ormai tanti gli strumenti che convergono nella stessa direzione, quella del benessere dei lavoratori.

 

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Chi è Alessandro Spadaro – Direttore del personale Gruppo Innova. Inizia a occuparsi di Risorse umane nel 1992 al Gruppo ENI, dove ricopre diversi incarichi sia presso siti industriali in Italia che nella sede centrale di Roma, in particolare partecipa alla fusione fra l’Agip e l’IP con un coinvolgimento mirato alle attività della Logistica. Nel 1998 passa al Gruppo Ferrovie dello Stato presso la Italferr SpA – società di ingegneria e direzione lavori FS – con il ruolo di responsabile gestione del personale e relazioni industriali, partecipa quindi al processo di divisionalizzazione delle Ferrovie che ha visto la Italferr fra le aziende protagoniste di questa trasformazione. Nel 2001 passa alla multinazionale americana del farmaco Pfizer dove, inizialmente, si occupa di Sviluppo del Personale per poi tornare ad occuparsi di Relazioni Industriali ed è coinvolto direttamente nella fusione fra la Pfizer e la Pharmacia Upjohn. Nel 2008 si trasferisce a Torino dove viene assunto dal Gruppo Fiat per lavorare allo “start up” della Fiat Group Purchasing, società costituita per gestire gli acquisti delle società del Gruppo a livello world wide. In questo ambito, oltre a ricoprire il ruolo di responsabile del personale di alcune divisioni, è impegnato nelle relazioni industriali e nella gestione di progetti di sviluppo organizzativo. Nel 2012 passa al Gruppo Innova, importante realtà Multiservizi del comparto pubblico con il ruolo di Direttore del Personale.

 

di Filippo Di Nardo
Tags: flexible benefit, Gruppo Innova, Legge Stabilità 2016, welfare aziendale

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