Welfare Aziendale

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giovedì, 12 aprile 2018

Il welfare secondo Eataly

Intervista a Paola Iozzelli, Responsabile attività sindacali, giuslavoristiche e politiche attive della società.






Paola Iozzelli_ambientata

Eataly ha recentemente dato il via al nuovo pacchetto welfare previsto dalla contrattazione integrativa. Per approfondire le politiche welfare della società abbiamo incontrato Paola Iozzelli, Responsabile attività sindacali, giuslavoristiche e politiche attive.

 
Eataly è una catena di punti vendita, 14 nel nostro Paese e 10 nel mondo, specializzati nella vendita e nella somministrazione di generi alimentari italiani di alta qualità, fondata nel 2007.

 

Qual’è il numero di lavoratori in Italia ai quali sono rivolte le iniziative di welfare?
Siamo circa 2.200 dipendenti suddivisi in due società, la Eataly distribuzione srl che comprende la maggior parte dei negozi e Eataly Romagna che si occupa esclusivamente del negozio di Forlì. I lavoratori sono suddivisi tra maschi e femmine in maniera abbastanza equivalente con una piccola dominante maschile (56%). Noi cerchiamo prevalentemente femmine, ma ci sono una serie di comparti, e quindi di competenze, che sono prerogativa maschile, in particolare allestimenti, magazzini, persone che movimentano carichi, e con l’espansione dell’azienda abbiamo dovuto incrementare questi servizi generali.

 

Qual è la motivazione di fondo che vi ha spinti ad adottare un piano di welfare aziendale?
La spinta è nata con la trattativa per realizzare l’accordo di secondo livello con i sindacati. In realtà la nostra volontà era di inserire all’interno di questo accordo un budget e una serie di indicazioni legate al welfare.
Il welfare è declinato un diversi mondi separati; esiste il piano welfare legato all’accordo, esiste l’adozione di quello che viene chiamato il welfare moneta per quanto riguarda la traduzione dei premi di produzione in benefici come rimborsi spese (lordo per netto – per cui dal punto di vista monetario aumenta il loro premio), ciò grazie alle nuove normative introdotte un paio di anni fa dal Governo, e questo riguarda sostegno alla famiglia come asili nido, prescuola, doposcuola, attività sportive, assistenza genitori anziani e altro. Poi c’è il welfare di ‘vocazone’ che l’azienda eroga sin dalla sua nascita, legato alla scontistica attraverso convenzioni, al pasto gratuito anche non in mensa, ma per esempio nei nostri ristoranti; oggi si chiama welfare, ma per noi è identitario, c’è da sempre, riteniamo che sia giusto che i nostri dipendenti mangino lo stesso cibo che diamo ai nostri clienti.

 

Nel dettaglio quali sono i contenuti dei piani di welfare aziendale che avete adottato fino a oggi?
La scontistica che abbiamo strutturato in collaborazione con i sindacati, cui siamo arrivati attraverso dei brain storming condividendo le idee che potessero avere un impatto positivo sulla vita dei nostri dipendenti, creando delle ipotesi sul budget che avevamo stabilito con i sindacati.
Abbiamo una popolazione di lavoratori estremamente giovane, l’età media è 29 anni, quindi poco sensibili a politiche legate per esempio ai piani pensionistici. Tutti, da contratto, fruiscono di una polizza integrativa sanitaria che è estremamente carente sul piano odontoiatrico, quindi abbiamo pensato di utilizzare il budget per dare un’integrazione welfare che fosse legata nello specifico alle cure dentistiche, ma abbiamo anche introdotto l’omeopatia (viste specialistiche e cure) e l’agopuntura. La polizza sanitaria, su base volontaria può essere estesa ai familiari con tariffe estremamente convenienti (220 euro all’anno per il coniuge o compagno e 150 per ogni figlio).
Il dipendente ha la possibilità di utilizzare anche il welfare moneta per estendere la polizza sanitaria, utilizzando i soldi del premio, con anche il vantaggio di scaricarlo dalle tasse.

 

Avete già avuto un riscontro da parte dei dipendenti?
Stiamo partendo ora, ma, dato che l’informazione è già di dominio pubblico, dalle voci che abbiamo raccolto sappiamo che l’iniziativa ha avuto un riscontro positivo. Soprattutto è piaciuto l’aspetto relativo alla componente odontoiatrica. Per quanto riguarda il welfare moneta (per cui basta presentare la ricevuta della spesa sostenuta), il primo anno è stato vissuto con una certa prudenza, ma, anche grazie all’informazione fornita loro dalla direzione e al passa parola dei ‘pionieri’, nel secondo anno le richieste sono più che raddoppiate. Quest’anno inoltre, grazie alla nuova normativa, sarà possibile utilizzare il welfare moneta anche per abbonamenti a mezzi di trasporto. Ogni anno c’è qualche nuova possibilità, speriamo che più avanti si possa utilizzare per attività sportive e culturali, più vicine agli interessi della nostra popolazione lavorativa che è giovane.

 

State già analizzando qualche iniziativa futura in ambito welfare?
Sì,stiamo valutando di mettere in piedi, condividendola con i sindacati, che tra l’altro rappresentano un ottimo veicolo informativo, alcune iniziative legate all’inclusione delle diversità, ma anche su agevolazioni per le mamme lavoratrici. Sono cose che abbiamo ‘nella pancia’, c’è la volontà di esprimerle.
In termini di inclusione sulla diversity, al nostro interno siamo già avanti, la politica di inclusione è per noi naturale, e ora ci piacerebbe fare politiche che agevolino le mamme (per esempio flessibilità negli orari), per consentire le nostre dipendenti di fare figli. Non va dimenticato che i nostri punti vendita sono aperti 7 giorni su 7 (circa 360 giorni all’anno).

 

Il welfare è una scelta strategica nella gestione delle risorse umane? 
La definirei più ‘naturale’ che non strategica, rispetto alla filosofia aziendale, poi certamente si porta con sé una strategia di appeal nei confronti dei lavoratori, ma credo che ormai per le aziende, in assoluto, non solo per noi, sia imprescindibile lavorare anche su piani welfare relativi ad agevolazioni, tempi vita e altro, perché diventa anche una forma di retribuzione
agevolandoli nei trasporti e nella gestione dei figli; questo ha un grande valore, anche per legare i dipendenti all’azienda, anche se da noi ho da sempre percepito una grande affezione verso Eataly. Infatti nelle posizioni chiave abbiamo un turnover molto basso, in altre posizioni meno, anche a causa della stagionalità di alcuni punti vendita e della tipologia di ragazzi che lavorano in sala, spesso studenti universitari con contratti part-time che, finiti gli studi, ci lasciano. Ma ci sono anche casi particolari come quello di uno studente di ingegneria chimica che, ha iniziato come cassiere, poi una volta laureato ha voluto rimanere facendo carriera e oggi è il responsabile dei negozi negli Stati Uniti.

 

di Luca Bastia
Tags: diversity, Eataly, welfare, welfare moneta

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