Esteri

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E’ ufficiale: il presidente Usa Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’Oms. Per le regole dell’Organizzazione, che richiede il preavviso di un anno, la data di uscita sarà in vigore il 6 luglio 2021. Nonostante il taglio di 400 milioni di dollari minacciato da Trump nel maggio scorso, gli Usa dovranno rispettare i loro restanti obblighi finanziari per il prossimo anno. Il presidente aveva accusato l’Oms di inefficienza e di appiattimento sulle posizioni della Cina durante la pandemia del Covid-19.

Le accuse. Alla fine di maggio, Trump aveva detto che la Cina ha esercitato un “controllo totale” sull’Oms. L’amministrazione Trump ha accusato l’Oms anche di aver ignorato i primi segnali di trasmissione da uomo a uomo in Cina, compresi gli avvertimenti da Taiwan, che, a causa della pressione di Pechino, non fa parte delle Nazioni Unite. Joe Biden annullerà la decisione di Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della Sanità “il primo giorno” della sua presidenza in caso di vittoria alle elezioni del 3 novembre.

“Chiamare la risposta di Trump al coronavirus caotica e incoerente non le rende giustizia”, ha detto il senatore Robert Menendez, il massimo esponente democratico della commissione per le relazioni estere. “Questo non proteggerà le vite o gli interessi americani, lascia gli americani malati e l’America da sola”.

Covid e casi in aumento’. Il deputato Ami Bera, lui stesso medico, ha detto che Usa e Oms hanno lavorato “mano nella mano” per debellare il vaiolo e quasi sconfiggere la polio. Quanto al Covid-19, “i nostri casi sono in aumento”, ha detto Bera. “Se la colpa è dell’Oms: perché gli Usa sono indietro mentre molti paesi, dalla Corea del Sud alla Nuova Zelanda, dal Vietnam alla Germania, sono tornati alla normalità?” Anche alcuni degli alleati repubblicani di Trump avevano espresso la speranza che egli stesse esercitando pressioni piuttosto che prendere una decisione definitiva di abbandonare l’Organizzazione mondiale della sanità.

La peste è una patologia infettiva di origine batterica ancora oggi diffusa in diverse zone del mondo. È estremamente rara in Europa, mentre è diffusa in Africa e, in minor misura, in Asia e America Latina. Proprio recentemente ha fatto discutere un caso di peste bubbonica, confermato da un allevatore di bestiame nella regione autonoma della Mongolia Interna nel nord della Cina. Per le autorità esiste una minaccia di diffusione della malattia tra la popolazione della città, per questo hanno raccomandato di non cacciare animali selvatici e riferiscono di comunicare immediatamente agli organi predisposti casi di malattia o sospetta malattia. A tal proposito, l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato di stare monitorando i casi di peste bubbonica in Cina dopo essere stata informata dalle autorità di Pechino.

Esistono tre forme cliniche della malattia, che talvolta possono anche manifestarsi insieme: la peste bubbonica, la più comune, caratterizzata da linfonodi infiammati e doloranti (“bubboni”), febbre alta e uno stato clinico alterato; la peste polmonare, con dolori toracici, espettorato ematico emesso attraverso la tosse, febbre elevata, alterazione dello stato clinico e la Peste setticemica, che deriva dalla moltiplicazione della Y. Pestis nel sangue.

I sintomi. La peste bubbonica è la forma di peste più comune. Si presenta dopo essere stati punti da pulci infette o per contatto con materiale infetto e lesioni della pelle di una persona. È caratterizzata dallo sviluppo di bubboni, ovvero degli ingrossamenti infiammati delle ghiandole linfatiche. Dopo la loro manifestazione possono comparire diversi altri sintomi, quali febbre, mal di testa, brividi e debolezza. In questa forma la peste non si trasmette da persona a persona. “I bubboni solitamente si manifestano dopo 2-6 giorni dall’esposizione, e la malattia procede in modo rapido, eventualmente degenerando nelle forme polmonare e setticemica se non è trattata prontamente”, precisano gli esperti dell’Iss.

Il vaccino? “Al momento – prosegue l’Iss – non è disponibile un vaccino contro la peste, per cui non è possibile effettuare un trattamento preventivo di questa malattia. Diventa quindi essenziale riconoscerne i sintomi rapidamente e intervenire nelle prime ore dalla loro comparsa. La peste polmonare si manifesta con febbri, mal di testa, debolezza, e un rapido sviluppo di polmonite, con i suoi segnali caratteristici: respiro corto, dolori toracici, tosse. Se il trattamento non è rapido, il paziente può morire nel giro di pochi giorni. Per ridurre le probabilità di morte è essenziale trattare con antibiotici entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi”.     

Come prevenire la peste. Sul sito ufficiale dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie americani è stata pubblicata una raccolta di raccomandazioni per la prevenzione della peste. Tra queste, la disinfezione delle superfici potenzialmente contaminate, il trattamento con antibiotici per sette giorni anche alle persone che potenzialmente entrate a contatto con il malato, la cura per l’igiene degli animali domestici e la consultazione di specialisti in caso di manifestazioni di sintomi associati alla malattia, come febbre, bubboni, piaghe, dolori polmonari o anche in caso di contatti con persone infette.