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In merito all’aumento dei contagi da Covid, al momento non c’è alcun database per calcolare, in maniera scientifica, quanto la riapertura delle scuole stia influenzando la diffusione del virus in Italia. “Non c’è alcun documento pubblico sul tema – spiega ad Open Lorenzo Ruffino, studente di Economia a Torino -. So per certo che l’Istituto superiore di sanità non ha un database dedicato alle scuole. Non so se il Miur stia portando avanti una ricerca del genere, ma in ogni caso non è mai dato comunicazione. I cittadini, invece, hanno bisogno di conoscere questo tipo di informazioni”.

La piattaforma. Attraverso la collaborazione con Vittorio Nicoletta, dottorando di sistemi decisionali in Québec, Ruffino ha creato una piattaforma dove recuperare questo tipo di dati e una mappa che ne restituisce una rappresentazione visuale. “Ci siamo accorti che nessuno stava facendo un monitoraggio di questo genere. Eppure è un tema di interesse pubblico. Per esempio, – prosegue – ci sono varie iniziative di privati cittadini in giro per il mondo, nei Paesi Bassi, in Canada, che stanno facendo la stessa cosa. Manca chiarezza da parte del governo, non posso pensare che sia una questione di superficialità.”

I dati. “Per adesso ci basiamo solo sulle notizie dei giornali locali che riteniamo attendibili. Non ci aspettavamo tutto questo successo: stiamo ricevendo tantissime segnalazioni. Adesso stiamo lavorando a un form per raccogliere in maniera organica tutte le notizie che arrivano dagli utenti. Premesso che abbiamo iniziato la raccolta di informazioni il 14 settembre, dopo dieci giorni siamo arrivati a oltre 350 scuole con almeno un caso di Covid. Nei primi tre giorni, la media era di una ventina di scuole al giorno individuate. Poi la media è balzata a 50. La cosa da sottolineare è che stiamo trovando molti casi anche se le scuole sono chiuse: solo lunedì – 21 settembre, giorno di elezioni – abbiamo individuato 60 scuole coinvolte”.

I focolai identificati. “Quando accertiamo che ci sono più positività legate al quella scuola. Al momento abbiamo individuato 33 focolai scolastici con due o più casi. Altri 16 sono ancora in corso di valutazione. La maggior parte di scuole coinvolte – evidenzia Ruffino- le abbiamo rintracciate in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Piemonte e Veneto. Regioni più popolose e con più scuole aperte. L’80% dei casi di positività riguardano gli studenti.

Caso emblematico in Toscana. “Il 10%, invece, il corpo docente. L’altro 10% il personale, i bidelli. Un caso particolare è successo ad Aulla, in Toscana: l’autista dello scuolabus è stato trovato positivo, portando all’isolamento di oltre 40 persone. A volte anche la positività dei genitori ha a che fare con i cluster scolastici. Poi, in 60 casi circa, abbiamo registrato che è stata chiusa tutta la scuola per permettere la sanificazione. In 250 casi la scuola è rimasta aperta ed è stata messa in quarantena solo la classe e i docenti coinvolti. In circa 40 casi, invece, non siamo riusciti – conclude – a ricostruire gli sviluppi della vicenda”.

Partenza debole per le Borse europee che falliscono il tentativo di rimbalzo e proseguono la loro discesa, nonostante il recupero di Wall Street e le speranze di un nuovo piano di stimoli negli Stati Uniti. Nei primi minuti di contrattazione l’indice Eurostoxx 50 scivola dello 0,34%. A Francoforte il Dax cede lo 0,28%, a Parigi il Cac40 perde lo 0,53%, mentre a Londra l’indice Ftse100 segna un debole +0,10%.

Sui listini europei preoccupano i dubbi sulla ripresa economica di fronte a una situazione sanitaria in via di peggioramento in diversi paesi del Vecchio continente, Francia e Gran Bretagna in primis. Dal fronte macro oggi sono attesi gli indici di fiducia in Italia e gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti. Tra gli altri appuntamenti, si segnala che l’agenzia Fitch si pronuncerà sul rating della Gran Bretagna.

Lo spread di oggi ha aperto in linea con i dati di ieri a 138 punti base, con il rendimento dei titoli di Stato a dieci anni che rimane stabile intorno allo 0,87%. Il post-voto ha fatto abbassare lo spread, segno della stabilità del governo. Sul mercato dei cambi il dollaro ritraccia lievemente ma resta forte rispetto all’euro, intorno a quota 1,1669 per un euro (1,1648 ieri in chiusura).