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Durante i duri mesi di lockdown, che a fatica l’Italia sta provando a lasciarsi alle spalle solo da qualche settimana, la musica ha spesso alleviato le nostre giornate: dalle canzoni cantate dai balconi ai concerti di star internazionali, e non, organizzati in streaming o via social. Ma la musica per migliaia di italiani, oltre che arte e cultura, significa anche lavoro, un lavoro che ora, a causa dell’emergenza Coronavirus, rischia di rimanere schiacciato sotto il peso di una pausa obbligata, la cui fine sembra più incerta che mai. L’annullamento o rinvio al 2021 di tutti gli eventi musicali previsti fino a settembre 2020 rappresenta infatti solo la punta dell’iceberg di una crisi che sta interessando l’intera filiera imprenditoriale della musica italiana, tra musicisti, addetti ai lavori, tecnici, discografici, gestori di negozi di dischi e altri ancora. Come fare allora almeno per garantire la sopravvivenza del settore e dei suoi lavoratori? Ne abbiamo discusso con Elio Giobbe, coordinatore nazionale di AssoArtisti (Confesercenti).

Qual è il peso ricoperto dal settore della musica nel sistema economico italiano, sia in termini di posti di lavoro sia in termini di fatturato complessivo?

La musica in Italia, riferita allo spettacolo e a tutta la filiera, pesa per circa 5 miliardi di euro e coinvolge 170.000 persone, ma i dati spesso sono discordanti perché soprattutto nella musica dal vivo, come da vari recenti studi del settore, è altissima la percentuale di lavoro “nero”, a causa di mancanza di una legge vera e propria sullo spettacolo, oltre ad esserci fasce in esenzione contributiva, che falsano quindi i dati Inps exEnpals.

L’emergenza Coronavirus ha inciso profondamente sul settore. A quanto è stimabile la perdita inflitta dalle misure di lockdown e distanziamento sociale?

Il lockdown è stato il più grande colpo mai inferto alla musica e allo spettacolo in generale. Incommensurabili gli annullamenti di concerti e di eventi da marzo a data indefinita. Si stima in oltre 350 milioni il danno per il settore musica dal vivo, 600 milioni l’indotto e 200 milioni di diritto d’autore. Per averne un’idea, basti pensare che per esempio un concerto di Vasco Rossi a San Siro coinvolge, lavorativamente parlando, più di 1600 persone, senza dimenticare le migliaia di piccoli eventi o intrattenimenti, tutti annullati.

Tra tutti i lavoratori coinvolti nella filiera della produzione musicale, chi è che sta pagando il costo maggiore?

Credo che i grandi big, tra diritti d’autore ormai consolidati, passaggi tv, royalties ed altro, il “colpo” lo accusino meglio. Ma, circa il 90% di tutte le altre forme di spettacolo, festival, eventi (anche di ballo) sono del tutto bloccati, e molte dei lavoratori che ne sono alla base ormai ridotti agli stremi. Ora, grazie al forte trend al ribasso della curva dei contagi, sembra che qualche regione stia “aprendo” alla musica, pur se limitatamente all’ascolto e nel rispetto delle regole di distanziamento, con pubblico seduto. Si dovrà poi tener conto del minor pubblico che potrà assistere ai concerti, massimo 200 persone al chiuso e 1000 all’aperto, compresi anche gli artisti. Per quanto riguarda il ballo, i grandi concerti, i dancing e le discoteche purtroppo invece si dovrà attendere qualche mese ancora.

I vostri iscritti come hanno reagito al bonus dei 600 euro? In quanto Assoartisti Musica cosa chiedete al governo?

Riguardo il bonus si è generato un grande caos: molti lavoratori hanno infatti rischiato di non vedersi accreditati né la cassa integrazione in deroga, né il bonus 600 euro, per i quali sarebbe stato necessario aver maturato un minimo di 30 giornate lavorative nel 2019. Questa condizione avrebbe escluso molti lavoratori (ad esempio un turnista di un grande big il cui tour è stato sospeso o chi lavora soprattutto registrando o chi lavora principalmente come autore). È per questo che noi di AssoArtisti, sindacato nazionale emanazione di Confesercenti, abbiamo portato avanti fin dall’inizio del Covid19 una grande battaglia insieme ad oltre 20 sigle nazionali maggiormente rappresentative del settore unite nel “Coordinamento di Associazioni” e nel “Forum Arte e Spettacolo”, per fare una voce unica di fronte alle istituzioni. Così per i bonus di aprile e maggio il limite di giornate è sceso a 7, accontentando una maggior platea. Inoltre, continuiamo quotidianamente a lavorare a tavoli e sub-tavoli tecnici per studiare, proporre e chiedere anche fondi perduti ad imprese dello spettacolo e “reddito di emergenza” ai lavoratori, defiscalizzazioni e aumenti di tax credit e art bonus per chi organizza eventi, sconti Siae, uniformità di norme di regolarizzazione per tutti i musicisti, implementazione di un particolare voucher per lo spettacolo, abbassamento aliquote iva per il live, revisione minimali pensionistici exEnpals e tanto altro ancora: tutto orientato a poter ripartire in una “nuova era” della musica, dove chi sceglie di fare il musicista per lavoro possa finalmente essere dignitosamente riconosciuto.

Stando a quanto dichiarato fin ora dal governo, eventi come concerti o manifestazioni artistiche con grandi pubblici saranno gli ultimi a ripartire. Quali potrebbero essere le soluzioni alternative per permettere alla musica di sopravvivere anche in queste condizioni?

Qualche timida riapertura a musica e concerti già sembra che ci sia. Ma per i comparti che ancora sono fermi – pur precisando che nulla potrà mai sostituire il calore di un concerto, il contatto col pubblico, la magia di un palco – chiediamo già da mesi per esempio l’istituzione di un canale Rai dedicato alla musica teatro e danza a 360 gradi, dove si intervallino i big insieme gli emergenti, così da dare visibilità a tanti nostri talenti italiani che purtroppo rimangono spesso nell’ombra. Gli artisti, inoltre, potrebbero usufruire almeno dei diritti d’autore. Chiediamo altresì che vengano riconosciuti i diritti in base alle visualizzazioni della musica postata sui social, e una maggiore regolamentazione degli streaming, che costituiscono addirittura il 65% circa dei ricavi dell’intera industria discografica.

Nel frattempo, AssoArtisti è vicina a tutti gli artisti per rappresentarli, assisterli con molteplici servizi fiscali, contributivi, legali, nell’augurio – rivolto a tutti gli artisti – che questa crisi non faccia perdere loro lo stimolo della creatività, il proprio talento e la speranza, nella ferma convinzione che non basterà di certo un virus a sconfiggere la musica.

È ufficiale: la Serie A riprende il 20 e 21 giugno con quattro recuperi. Poi, dal 22, spazio all’ottava giornata di ritorno. Il comunicato ufficiale della Lega uscito venerdì 29 maggio lo conferma: “L’Assemblea della Lega Serie A si è riunita oggi alla presenza di tutte le 20 società collegate in video conferenza. I club hanno accolto con soddisfazione il via libera alla ripresa della Serie A TIM comunicato ieri dal Ministro Spadafora e hanno votato all’unanimità la disputa dei 4 recuperi della sesta giornata di ritorno nel weekend del 20/21 giugno e la programmazione dell’ottava giornata di ritorno a partire da lunedì 22 giugno. Inoltre, accogliendo l’auspicio del Ministro Spadafora, l’attività sportiva della stagione 2019/2020 riprenderà da subito con la Coppa Italia, la cui finale è programmata per il giorno 17 giugno. Date e orari delle gare saranno resi noti dalla Lega Serie A nei prossimi giorni”.

Si giocherà tutti i giorni, 124 gare, 127 con quelle di Coppa Italia in appena un mese e mezzo: da metà giugno al 2 agosto, sarà una full immersion di calcio per chiudere ufficialmente la stagione che era stata interrotta a marzo. Si giocherà principalmente di notte. Solamente 10 partite si giocheranno di pomeriggio, l’8% si svolgeranno alle 17.15, nessuna al Sud e con nessun club che scenderà in campo due volte in diurna per due volte nei prossimi due mesi. Oltre la metà dei match verrà disputata alel 21.45 e una cinquantina alle 19.30.

Accolte le richieste dell’Associazione Calciatori, che ha contestato l’idea della Lega di giocare alle 16. D’estate, dicono i giocatori, fa troppo caldo per scendere in campo a metà pomeriggio. “E’ una questione di salute, non un capriccio” aveva ribadito più volte Damiano Tommasi. Il calendario completo verrà ufficializzato nelle prossime ore, con anche orari di anticipi e postici, fino alla quartultima giornata. Le ultime tre gare saranno soggette alla contemporaneità per le squadre con gli stessi obbiettivi. Se ne riparlerà più avanti.

Ad alzare il sipario saranno i quattro recuperi: Atalanta-Sassuolo, Hellas Verona-Cagliari, Inter-Sampdoria e Torino-Parma, tra il 20 e 21 giungo. In queste ore è atteso il semaforo verde del ministro Spadafora per la Coppa Italia, le due semifinali di ritorno dovrebbe disputarsi la settimana precedente. Il 12 giugno dovrebbe giocarsi il ritorno di Juventus-Milan e il giorno successivo quello di Napoli-Inter.

La ripartenza è un mosaico complesso a cui mancano ancora delle tessere importanti. Rimane da definire il piano B che scatterebbe in caso di nuova sospensione del torneo, coi club che hanno detto più volte di essere contrari ai playoff. Da definire resta anche il piano C, in caso di interruzione del campionato senza il tempo di ulteriori spareggi: l’algoritmo annunciato dal presidente Gravina in caso di stop definitivo non ha convinto per nulla i club.