Esteri

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Due gemelline siamesi attaccate per la testa sono state separate al Bambino Gesù di Roma. E’ il primo intervento effettuato con successo al mondo. Come è stato spiegato durante la conferenza stampa organizzata dal Bambino Gesù, le bambine, Ervina e Prefina, hanno compiuto 2 anni il 29 giugno e sono ricoverate nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale in due lettini vicini insieme alla madre. Tutto è iniziato nel 2018, quando la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, in missione in Centrafrica a Bangui, ha incontrato le due gemelline appena nate, decidendo di portale a Roma nel settembre 2018, per dargli maggiori possibilità di sopravvivenza.

Ervina e Prefina hanno una conformazione rarissima tra i gemelli siamesi: sono craniopagi totali, unite a livello cranico e cerebrale. Pur avendo tante cose in comune, hanno personalità diverse e per farle conoscere e riconoscere si usa un sistema di specchi. Per separarle è stato formato un gruppo multidisciplinare che studia e pianifica ogni dettaglio con gli strumenti più avanzati, ricostruendo in 3D la scatola cranica delle bambine. La parte più difficile è la rete di vasi sanguigni cerebrali condivisa in più punti. Intervenire chirurgicamente lì presenta un alto rischio di emorragie e ischemie. Da qui la decisione di procedere per 3 fasi, per ricostruire due sistemi venosi indipendenti, in grado di contenere il carico di sangue che va dal cervello al cuore.

I casi di separazione di siamesi. Nella storia dell’Ospedale è il quarto caso di separazione di siamesi: nel 2017 le gemelline algerine unite per il torace e l’addome (gemelle toraco-onfalopaghe) e le piccole burundesi, unite per la zona sacrale (gemelle pigopaghe). Negli anni 80, invece, la prima operazione del genere su due maschietti uniti sempre per il torace e l’addome. La grande sfida, per il buon esito della separazione, è il sistema venoso cerebrale, la rete di vasi sanguigni (seni venosi) che le gemelle condividono in più punti. La chirurgia sulle strutture venose del cervello è complessa e il rischio di emorragie e ischemie è elevato.

Gli strumenti per l’operazione. In sala operatoria sono stati utilizzati i più avanzati sistemi di neuronavigazione, strumenti particolarmente utili in casi così complessi e rari che indicano al chirurgo, con precisione millimetrica, la posizione delle strutture più delicate. In conclusione: a un mese dalla separazione definitiva, le gemelline stanno bene.

Entro la fine del 2020 sono a rischio 1,15 milioni di posti di lavoro. Ma i posti persi potrebbero salire a 1,48 milioni in caso di una nuova seconda ondata di contagi. Nel 2021 ci sara’ un recupero dell’occupazione, ma solo parziale: nello scenario ‘migliore’ mancheranno all’appello ancora 560mila posti rispetto alla fine del 2019, piu’ di 700mila se il virus portera’ ad altre chiusure. E’ l’impatto della crisi del Covid-19 sul mercato del lavoro dell’Italia che emerge dall’Employment Outlook dell’Ocse.

Il punto dell’esperto. Secondo Andrea Garnero, economista dell’Organizzazione, specializzato nei temi dell’occupazione e tra gli autori dello studio, “i prossimi mesi saranno veramente complicati. La prima risposta alla crisi e’ stata quasi ovvia: una rete di protezione per tutti. Ora la questione diventa molto piu’ complicata, arrivano i nodi al pettine.”

I dati. “Certamente l’Italia e’ tra i Paesi piu’ colpiti’ dallo shock coronavirus: nei primi tre mesi della crisi le ore medie di lavoro sono calate del 28%, ‘cioe’ di oltre un quarto, piu’ degli Usa, che pure hanno perso milioni di posti’, osserva l’economista. La Penisola e’ riuscita, comunque, a dare ‘una risposta tutto sommata rapida’ a livello normativo, mentre e’ piu’ problematica l’attuazione delle misure varate. Il Paese, inoltre, si ritrova nell’emergenza a fare i conti con l’annosa serie dei suoi problemi strutturali del mercato del lavoro.

Le difficoltà. “Come la precarieta’ che – evidenzia Garnero – non si risolve a colpi di legislazione, ma soprattutto con la crescita economica e gli investimenti. Tra le criticita’ anche il divieto di licenziamento. La risposta iniziale alla crisi del Covid-10 ‘e’ stata quella di estendere gli strumenti di protezione anche a chi non li aveva e questo e’ stato un buon riflesso’, rileva l’economista. Sono emersi alcuni problemi, in teoria gia’ noti, come ‘le falle del reddito di cittadinanza’, e per questo e’ stato introdotto il reddito di emergenza. Ma e’ solo ‘un tappo’ e sara’ necessario un ripensamento nel futuro che dovrebbe coinvolgere il reddito di cittadinanza, ‘generoso con i single, non sufficiente per le famiglie numerose’. E’ stata ‘piu’ problematica la messa a terra’ delle varie iniziative: ‘l’unica che ha funzionato bene e’ quella dei 600 euro agli autonomi’.

“Sulla cassa integrazione ci sono stati ritardi ed e’ ‘un problema serio legato al disegno degli strumenti, che sono troppi, tra Cig straordinaria, in deroga e cosi’ via. Non c’e’ un unico colpevole per questo, e’ tutto l’insieme che andrebbe ripensato e semplificato’. Ed andrebbero inaspriti i controlli e le norme per scovare i ‘furbetti’ del reddito o della Cig, senza ricorrere ad ulteriori appesantimenti legislativi. Se si mettono norme su norme, carte su carte, criteri su criteri perche’ si vuole minimizzare il cattivo uso degli strumenti, alla fine a restare escluso e’ proprio chi ne ha veramente necessita”.

Possibili soluzioni. “Bisognerebbe agire piu’ sui controlli e sulle punizioni che dovrebbero essere esemplari – puntualizza Garnero – . In Francia, ad esempio, le truffe alla cassa integrazione sono considerate alla stregua del lavoro nero, quindi passibili di pene molto severe. Tra le norme approvate nell’emergenza, ‘il divieto di licenziamento e’ la questione piu’ complicata e delicata’, e’ poi l’osservazione. L’Italia e’ stato l’unico Paese dell’area Ocse ad averlo introdotto in modo ‘cosi’ generale e stringente”.

Evitare i danni. “E’ uno strumento che poteva avere un senso all’inizio, per limitare i danni, per evitare comportamenti opportunistici in alcuni casi, ma alla lunga crea problemi, anche agli stessi lavoratori – osserva l’economista – . In un’impresa che non paga gli stipendi perche’ non ha liquidita’ e al tempo stesso non puo’ licenziare, il lavoratore non percepisce il salario, ma non puo’ fare neppure richiesta di sussidio perche’ non e’ stato licenziato. In senso generale, – conclude – è illusorio pensare di bloccare l’economia e di congelarla per mesi e poi pensare che questa ricominci normalmente è la puntualizzazione.”