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Il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi , si esprime in merito al vaccino per l’influenza.“Non so se sarà possibile imporre il vaccino per l’influenza, – ha spiegato Pregliasco in un’intervista ad Avvenire – ma sarebbe sensato farlo perché risolverebbe il problema della diagnosi differenziata. Ci saranno migliaia di influenzati e in assenza di una vaccinazione di massa, dovremmo isolarli tutti nel dubbio che possano avere contratto l’infezione da nuovo coronavirus”.

I tempi per un vaccino. Ma per quando arriverà l’influenza avremo già un vaccino contro Sars-CoV-2? “Lo escluderei, anche se si procede rapidamente – risponde il direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi del capoluogo lombardo – . Servirà un anno e mezzo per le verifiche e l’industrializzazione, anche se il programma italo-inglese (la Irbm di Pomezia sta lavorando con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford, ndr) si basa su una tecnologia consolidata”.

“Non è finito nulla. Certo, è una guerra di trincea, fortunatamente con meno morti di prima, e il virus si muove nel sottobosco. L’estate ha creato condizioni ambientali e di distanziamento sfavorevoli al contagio, ma l’autunno e l’inverno comporteranno sbalzi termici e l’azione convergente di altri virus influenzali. Teniamo alta la guardia. Il virus circola ancora, – puntualizza l’esperto – anche se sottotraccia”.

Gli asintomatici. “Si presenta in forme lievi e probabilmente esiste una quota molto alta di asintomatici, – evidenziaPregliasco – ma circola anche perché siamo diventati meno attenti e ci sono casi di importazione legati ai viaggi aerei. Bisogna proseguire nel monitoraggio, soprattutto negli ambienti di lavoro a rischio, come dimostra il caso dei macelli tedeschi, dove bassa temperatura, umidità e affollamento degli operatori hanno creato degli importanti focolai. Lo stesso- conclude Pregliasco – può avvenire da noi soprattutto in quelle aree dove si lavora in condizioni di scarsa sicurezza”.

La domenica di San Siro. Domenica 5 luglio, in un pomeriggio torrido con lo stadio deserto l’Inter sta conducendo 1 a 0 contro li Bologna. Gli emiliani sono in dieci e ai nerazzurri viene concesso un rigore, il destino dell’incontro sembra segnato. Ma il calcio è strano, soprattutto in tempi di ripresa dalla pandemia e la partita assume una piega inattesa: disastrosa per l’Inter, incredibile per il Bologna e indimenticabile per due ragazzi gambiani. Il primo è Barrow, una giovane promessa su cui da tempo i club di Serie A hanno messo gli occhi. Lo scorso gennaio è stato comprato dal Bologna per 18 milioni di euro, e in campionato ha già segnato dieci volte. Quella di Musa Juwara, invece, è tutta un’altra storia.

Una favola. Il diciottenne arrivato dal Gambia ha segnato all’Inter il suo primo gol in Serie A, quattro anni dopo il suo arrivo in Italia. Il 10 giugno 2016 Juwara era tra i 536 migranti soccorsi dalla nave tedesca FGS Frankfurt mentre attraversavano il canale di Sicilia stipati a bordo di un barcone partito dalle coste del Nord Africa. Juwara, allora quattordicenne, sbarcò al Molo Marconi del Porto di Messina dopo aver affrontato il viaggio da solo.

Calcio e integrazione. Il ragazzo è stato mandato in un centro accoglienza in provincia di Potenza, dove nell’attesa di conoscere gli sviluppi della sua situazione, è stato visionato da alcuni membri della Virtus Avigliano, squadra locale dilettantistica, e selezionato con il benestare dell’allenatore Vitantonio Suma. Nella categoria allievi regionali Juwara ha segnato 29 gol in una stagione, contribuendo in modo decisivo alla vittoria del campionato. Di lì a poco Suma e la moglie, l’avvocata Loredana Bruno, vennero riconosciuti come i suoi tutori legali.

Il talento di Juwara divenne noto in tutta la zona e inevitabilmente iniziò ad attrarre società più importanti. Il Chievo Verona fu la prima a interessarsi seriamente, tanto che nel gennaio 2018, dopo alcune complicazioni legate al suo status di minorenne extracomunitario non accompagnato, lo aggregò alla sua squadra Primavera. Le potenzialità di un giovane calciatore si vedono anche da come riesce ad “annullare” le differenze tra i campionati in cui gioca: al suo primo anno nel campionato Primavera, Juwara segnò subito otto gol e si dimostrò adatto a un nuovo livello di competitività.

Tra i grandi. Dopo un breve periodo in prestito al Torino, Juwara tornò al Chievo nella primavera del 2019. Con la squadra già retrocessa, a maggio esordì in Serie A contro il Frosinone. Proprio la retrocessione del Chievo in Serie B diventa un’opportunità per il Bologna, che lo compra a titolo definitivo per mezzo milione di euro. Da allora Juwara ha raggiunto una tappa dietro l’altra: esordio in prima squadra in Coppa Italia il 4 dicembre, esordio in Serie A il 7 febbraio, primo gol il 5 luglio. «Un giorno da ricordare. Voglio ringraziare il mister [Siniša Mihajlović] per aver creduto in me», ha scritto su Instagram qualche ora dopo la partita.