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Rispetto al mese di aprile 2020, a maggio continua – a ritmo meno sostenuto – la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività. Dopo due mesi di decisa diminuzione, aumenta anche il numero di ore lavorate pro capite. Lo rileva l’Istat in una nota.

Il confronto. La diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,4% pari a -84mila unità) – prosegue l’Istat –  coinvolge soprattutto le donne (-0,7% contro ¬ 0,1% degli uomini, pari rispettivamente a -65mila e -19mila), i dipendenti (-0,5% pari a -90mila) e gli under50 mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 57,6% (-0,2 punti percentuali).

Il tasso di disoccupazione. L’aumento delle persone in cerca di lavoro (+18,9% pari a +307mila unità) – si legge nella nota – si rileva maggiormente tra le donne (+31,3%, pari a +227mila unità) rispetto agli uomini (+8,8%, pari a +80mila) e coinvolge tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione risale al 7,8% (+1,2 punti) e, tra i giovani, al 23,5% (+2,0 punti). Generalizzata anche la diminuzione del numero di inattivi (-1,6%, pari a -229mila unità): -1,7% tra le donne (pari a -158mila unità) e -1,3% tra gli uomini (pari a -71mila), con conseguente calo del tasso di inattività che si attesta al 37,3% (-0,6 punti).

I dati. Confrontando il trimestre marzo-maggio 2020 con quello precedente (dicembre 2019-febbraio 2020), l’occupazione risulta in evidente calo (-1,6%, pari a -381mila unità) per entrambe le componenti di genere. Diminuiscono nel trimestre – sottolinea l’Istat – anche le persone in cerca di occupazione (-22,3% pari a -533mila), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+6,6% pari a +880mila unità).

Il calo congiunturale dell’occupazione – si legge ancora – determina una flessione rilevante anche rispetto al mese di maggio 2019 (-2,6% pari a -613mila unità), che coinvolge entrambe le componenti di genere, i dipendenti temporanei (-592mila), gli autonomi (-204mila) e tutte le classi d’età; le uniche eccezioni risultano essere gli over50 e i dipendenti permanenti (+183mila). Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,5 punti.

In calo il numero di chi è in cerca di lavoro. Infine, nell’arco dei dodici mesi, calano in misura consistente le persone in cerca di lavoro (-25,7%, pari a 669mila unità), mentre – conclude l’Istat – aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+8,7%, pari a +1 milione 140mila).

Cresce la preoccupazione nel bolognese dove, nel magazzino di Bartolini alle Roveri sono saliti a 113 i casi di positività al Covid-19 mentre sono attesi gli esiti di altri tamponi. Attualmente i contagiati individuati dalle autorità sanitarie sono tutti tra i lavoratori e i loro familiari, 87 dei quali risulterebbe positivo ma asintomatico. Nel dettaglio, si tratta di circa la metà del personale che a Bologna è costituito soprattutto di lavoratori extracomunitari provenienti dal Nord Africa e dai paesi dell’Est.

Intanto nella sede bolognese dell’azienda di logistica, mentre proseguono i controlli a tappeto pianificati dall’Ausl in collaborazione con la direzione dell’impresa e l’ispettorato del lavoro, iniziano a circolare voci in merito ad una possibile chiusura del magazzino, sollecitata anche dai sindacati, per evitare la diffusione del contagio.

Ed è proprio in merito agli aspetti relativi alla sicurezza che si discute. C’è grande preoccupazione anche tra i dirigenti sindacali che premono per capire l’origine del focolaio e verificare che siano stati applicati tutti i protocolli di sicurezza stabiliti a livello nazionale. Tra chi porta alla luce uno scarso utilizzo dei dispositivi di protezione nonché delle mascherine e chi denuncia condizioni igieniche e sociali inadeguate in cui vivono gli immigrati impiegati nel centro di logistica, la situazione non è delle migliori. “I lavoratori assunti nel magazzino – denuncia Massimo Colognese, segretario regionale della Filt Cgil a Collettiva.it – vivono in condizioni precarie, magari in sette o otto nello stesso appartamento”.

Ricostruire la mappa del contagio, quindi, è fondamentale anche per il sindacato autonomo Si Cobas, al quale sono iscritti la maggior parte dei lavoratori, che chiede “un incontro urgente con la giunta comunale perché, ascoltando lavoratori, responsabili per la sicurezza e sindacato, senza più titubanze, i luoghi in cui non sia garantita la sicurezza di chi lavora vengano chiusi, sanificati e riorganizzati non in funzione del profitto ma della salute”. Il sindacato, infatti, dichiara che sono 130 i lavoratori impiegati nel magazzino e che al cambio turno condividono gli spogliatoi e alle 19.30 la mensa. “I bagni sono in totale 10, utilizzati anche dai corrieri e dagli oltre 30 lavoratori delle agenzie interinali, che cambiano di giorno in giorno”, denuncia il sindacato che dà appuntamento al presidio organizzato per oggi, 2 luglio, in Piazza Maggiore.

A preoccupare è anche il centro d’accoglienza in via Mattei. “In Brt, come in tutto il settore della Logistica, lavorano i facchini dipendenti di cooperative o società mordi e fuggi in appalto, così i corrieri suddivisi in decine di cooperative, e i lavoratori delle agenzie interinali, quelli più ricattabili, quelli che lavorano un giorno qui ed uno lì. Due dei contagiati – si legge nella nota della sigla sindacale – provenivano dal Centro di accoglienza di via Mattei. La stragrande maggioranza di questi lavoratori sono infatti immigrati. Mentre il settore della logistica incrementa a ritmi sostenuti i suoi profitti, questi lavoratori sono stipati in capannoni privi dei più elementari diritti e comfort. La catena del loro sfruttamento lavorativo e sociale corrisponde a quella del contagio”, dichiara la sigla.