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L’aumento dei contagi da Covid in Italia negli ultimi giorni arriva come una nuvola nera all’orizzonte. In un’intervista ad Open, il virologo Fabrizio Pregliasco si dice comunque “ottimista ma prudente”.

Una nuova fase? “Diciamo che sono ondulazioni  – spiega l’esperto – . C’è un andamento endemico e ondulante con il quale dovremmo convivere. Vedo l’aspetto positivo: il fatto che la gran quota di questi casi sono asintomatici è una dimostrazione, a mio avviso, della capacità del territorio di individuare i casi sospetti. Una capacità che oggi c’è e che deve essere ulteriormente rafforzata nel prossimo futuro. Siamo messi un po’ meglio, al di là dei Balcani, rispetto alle altre nazioni. E forse abbiamo beneficiato di un lockdown più lungo rispetto ad altri Paesi.”

I tamponi. “Sicuramente sono stati fatti più tamponi di prima, – prosegue Pregliasco – ed è anche per questo che vediamo più pazienti asintomatici. In generale questi focolai hanno tre modalità di origine correlate: le attività lavorative a rischio, l’industria alimentare, gli spedizionieri, le situazioni sociali più o meno disgregate e poi i casi importati dall’estero, l’incognita del prossimo futuro. Per quanto riguarda i focolai, mi sembra ci sia una certa reattività da parte delle istituzioni. Sicuramente lo ‘stress-test’, necessario e doveroso, ci sarà con la riapertura delle scuole.”

I dati dell’Iss. “Vediamo più casi: secondo me è proprio questa capacità di individuazione di casi più lievi, che prima non c’era, a spiegare anche il dato anagrafico. L’indagine sierologica invece ha rivelato che meno del 2,5% della popolazione ha incontrato il Coronavirus. L’epidemiologo Lopalco l’ha definita ‘una breve passeggiata del virus in una porzione limitatissima di popolazione’. Ci sono variazioni geografiche notevoli, che dimostrano come il lockdown abbia funzionato. Il grosso dei casi, circa il 51%, è nella mia Lombardia – osserva Pregliasco – . Credo che in generale sia un dato ragionevole, magari anche sottostimato visto che qualche malato della prima ora avrebbe potuto perdere gli anticorpi».

Gli asintomatici. “Sicuramente sono meno contagiosi, ma io non escludo che qualche superspreader ci sia anche tra gli asintomatici. Alcuni dati lo evidenziano. Ma senz’altro è vero: chi è asintomatico diffonde meno in termini di carica virale. Il Sud sta tenendo. La nostra capacità reattiva, le misure di prevenzione, – conclude l’esperto – possono aver contribuito in modo fondamentale a mantenere sotto controllo questa situazione”.

Un documento riservato stilato dagli esperti dell’Iss e del ministero della Salute analizza ciò che potrà accadere in autunno in Italia, nel caso in cui dovesse verificarsi una seconda ondata di Coronavirus. Si ritiene che la ripresa delle lezioni a scuola possa incidere sull’Rt con un + 0,4. In base a quanto riporta il Corriere della Sera ci sarebbero tre possibili scenari per la fase 3 e una serie di interventi già studiati.

Il primo scenario ipotizzato nel documento riservato concerne la “trasmissione localizzata”, cioè una situazione simile a quella attuale, con la possibilità dell’aumento dell’indice Rt per via di nuovi focolai. Il secondo scenario riguarda invece un’impennata di casi, gestibile al contempo senza interventi straordinari a livello di servizio sanitario nazionale. Il peggiore è il terzo che prevede una seconda ondata di Covid-19 con un numero altissimo di nuovi casi e tanti ricoveri in terapia intensiva.

Possibili interventi. Nel documento citato dal Corriere emerge anche una serie di soluzioni. La prima è incentrata sulla necessità di favorire il coordinamento con le Regioni in modo da poter prendere ogni tipo di misura idonea. Per farlo sarà necessario “monitorare costantemente la situazione”. Il riferimento è al controllo che il ministero sta già effettuando grazie al monitoraggio settimanale.

I presidi sanitari. Tra le altre soluzioni c’è la “garanzia di una comunicazione ufficiale”. I numeri dell’epidemia devono essere sempre aggiornati. Bisogna poi adottare un piano operativo aggiornato costantemente sulla scuola e sulle Residenze per anziani. “Si dovrà provvedere al rafforzamento dei presidi sanitari” e in particolare a quei “dipartimenti per la prevenzione” che garantiscono la tenuta del sistema e la capacità di prevenire situazioni di alto rischio. Tra gli interventi c’è la necessità di avere un numero sufficiente di posti letto disponibili negli ospedali, sia nei normali reparti che nelle terapie intensive. Infine, occorrerà avere farmaci adeguati, formazione del personale, dispositivi di protezione sufficienti.