Lavoro autonomo

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venerdì, 5 settembre 2014

Editoria digitale: come avviare una casa editrice promettente

E’ la storia di un giovane neoeditore che ha fondato Nativi Digitali Edizioni.






marco

“Sono un lettore accanito da quando mia madre mi leggeva i testi di Astrid Lindgren e non ho mai smesso di esserlo, ma solo recentemente ho pensato di guardare l’editoria ‘dall’interno’, ossia quando ho scoperto gli e-book.” L’incontro con il mondo dell’editoria digitale: è questa la scintilla che ha dato vita all’idea di fondare Nativi Digitali Edizioni (www.natividigitaliedizioni.it), casa editrice guidata da Marco Frullanti (nella foto), laureato in Semiotica e consulente di web marketing.

 

“Inizialmente – spiega Marco – pensavo che l’editoria fosse un settore chiuso ai grandi gruppi, e che per “inventarsi” editore non bastassero gli studi umanistici (io ho una laurea magistrale in Semiotica, e la mia collega Annalia in Scienze Politiche) né esperienze professionali affini (di web marketing e comunicazione online per aziende e associazioni nel mio caso, di amministrazione e consulenza informatica per Annalia), ma servisse una rete di contatti già sviluppata con tipografie e distributori, oltre a un capitale d’investimento importante. Poi sono arrivati gli e-book, di cui io e Annalia siamo fieri proseliti, e così un giorno quasi per gioco ci siamo chiesti: ‘Ma come si fa a pubblicarli?’. Dopo circa un anno di estenuanti ricerche e studi, abbiamo lanciato Nativi Digitali Edizioni.”

 

Essere un imprenditore culturale, oggi – “L’editoria digitale ha il grosso merito di alleggerire l’editore di costi fissi e di semplificare il suo lavoro rispetto a quella tradizionale, ma l’attività editoriale resta comunque ricca di sfaccettature e richiede molteplici competenze. Laddove queste non fossero acquisibili da autodidatta o con corsi di formazione, abbiamo stretto legami con altri professionisti del settore, mantenendo la struttura “interna” limitata a noi due fondatori, per il momento.

 

La nostra idea di “imprenditori editoriali” non sposa infatti la filosofia del “Ci penso io”, ma è orientata alle relazioni. Con altre aziende e associazioni, ma anche e soprattutto con i nostri scrittori e, perché no, i lettori. Il web permette la disintermediazione tra attori del processo editoriale e, senza voler delegare il proprio lavoro ad altri, un approccio di confronto e apertura va a vantaggio di tutti.”

 

Come avviare un’impresa culturale in Italia – “La prima cosa da fare per aprire un’impresa culturale è quella di studiare le varie forme d’impresa, magari chiedendo informazioni presso la Camera di Commercio più vicina o verso sportelli regionali o comunali che offrono consulenza gratuita agli aspiranti imprenditori. Fare quattro chiacchiere con un commercialista può aiutarci a capire che differenza c’è tra un’associazione culturale, una cooperativa, una srl e una snc (noi abbiamo optato per questa forma giuridica, ma dipende dal tipo di attività, dal numero di fondatori, dalla struttura desiderata etc.). Dopo aver affrontato l’iter burocratico, si è pronti a partire: in questa fase consiglio di non sottovalutare la comunicazione, sia attraverso gli strumenti del web sia tramite i contatti personali, con la possibile realizzazione di un evento. Appena si spargerà la voce che è arrivato un nuovo editore, gli aspiranti scrittori vi verranno a cercare, non dubitate”

 
Gli obiettivi futuri di Nativi Digitali Edizioni – “Il nostro obiettivo è quello di costruire una nostra ‘nicchia nella nicchia’: l’editoria digitale è un settore con grandi prospettive di crescita, come dimostrano i dati di nazioni come USA, UK e Germania. In Italia proprio negli ultimi due anni gli e-book hanno visto un sostanziale incremento di popolarità presso i “lettori forti”: a noi piacerebbe rivolgerci in primo luogo ai lettori occasionali, o anche a chi non legge più, giustificandosi con la mancanza di tempo o la scarsità di proposte letterarie interessanti. Un libro può offrire qualcosa a tutti, ma molte persone hanno perso per vari motivi l’abitudine a leggere. Io ritengo che gli e-reader ma forse ancora di più dispositivi come i tablet o gli smartphone di ultima generazione possano rappresentare una grossa opportunità; da un lato gli editori possono tagliare i costi e offrire proposte più snelle e originali di quelle che permetteva l’editoria tradizionale, dall’altro i lettori risparmiano e possono scaricare un libro ovunque siano, con pochi clic.

 
Continueremo a puntare molto sulla promozione online, specie attraverso un uso mirato dei canali del web 2.0, senza escludere possibilità originali come la vendita “offline” di e-book tramite cartoline dotate di un codice che permette di scaricare direttamente l’e-book dal nostro sito senza effettuare transazioni online; usiamo già queste “e-bookcard” nel corso di presentazioni, eventi e fiere, e in futuro non escludiamo di allargarci anche alle librerie, un canale distributivo finora ignorato dall’editoria digitale.”

di Jessica Malfatto
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