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Quali saranno le professioni del futuro e come si modificheranno quelle attuali? Quali le competenze necessarie per mantenere un’elevata occupabilità in uno scenario post pandemico profondamente modificato dalla tecnologia? Come cambierà il mondo del lavoro nei prossimi anni? A questa e ad altre domande ha cercato di rispondere lo studio “Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia” realizzato da EY, leader mondiale nei servizi professionali, Pearson, realtà specializzata nell’education, e ManpowerGroup, una delle principali aziende operanti nella gestione delle risorse umane.

La ricerca sviluppa un modello predittivo su come cambieranno il lavoro e le competenze in risposta al variare di macro-trend chiave, quali i cambiamenti ambientali, sociali, politici e tecnologici. Si basa su una struttura metodologica creata dall’Università di Oxford, oggi potenziata e adeguata grazie all’aggiornamento e all’integrazione di strumenti e metodi che hanno migliorato l’efficacia complessiva dell’acquisizione e gestione delle analisi degli esperti, nonché dell’algoritmo di machine learning.

Il forte valore aggiunto dello studio risiede in una metodologia predittiva mista che combina un approccio sia top-down, sia bottom up basandosi su tre determinanti chiave. In primo luogo, l’analisi dei driver di cambiamento del mercato del lavoro, intesa come l’analisi dei principali megatrend socioeconomici che guideranno le dinamiche occupazionali nei prossimi anni. In secondo luogo, l’acquisizione continuativa di dati (opinioni) dagli attori del mercato del lavoro attraverso diversi canali, quali workshop, webinar e digital game (chatbot), che ha permesso di costituire la base informativa fondante per alimentare i modelli predittivi. In terzo luogo, la definizione, implementazione e applicazione del modello predittivo, intesa come la costruzione di un algoritmo che, attraverso l’utilizzo di dati quantitativi provenienti dai principali istituti di ricerca pubblici e privati incrociati con le opinioni degli attori del mercato e l’applicazione di tecniche di machine learning, consente di formulare proiezioni sul futuro del mercato del lavoro

I risultati dello Studio di EY, Pearson e ManpowerGroup evidenziano come la transizione tecnologica e la crisi in atto avranno un ruolo chiave nel definire il futuro dell’occupazione, soprattutto come acceleratori dei processi di obsolescenza di competenze, mansioni e professioni. I processi di digitalizzazione e iperconnessione richiederanno profili di competenze compositi, in grado di gestire la complessità tecnica, tecnologica, organizzativa e gestionale. In tale contesto, saranno essenziali tanto l’aggiornamento e la riqualificazione professionale dei lavoratori, quanto la formazione di competenze adeguate nei giovani che fanno per la prima volta il loro ingresso sul mercato del lavoro.

A livello nazionale le previsioni occupazionali identificate dai modelli predittivi indicano che l’80% delle professioni presenti in Italia muterà quantitativamente nel prossimo decennio. Il modello prevede, innanzitutto, che più di un terzo della forza lavoro attuale svolge professioni che cresceranno nei prossimi dieci anni (circa il 36%), mentre tutte le altre rimarranno stabili (20%), o decresceranno (44%). Solo la metà delle professioni in crescita, tuttavia, saranno legate a vario titolo alla tecnologia: aumenteranno anche professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura (di carattere sanitario e non), all’insegnamento e alla formazione.

Aumenteranno anche le professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura (di carattere sanitario e non), all’insegnamento e alla formazione. I dati mostrano che i trend di crescita dell’occupazione si concentrano nel settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone. Al contrario, i trend più negativi si concentrano nei settori dell’industria e dell’agricoltura.

La ricerca ha inoltre identificato alcune professioni che emergeranno nei prossimi 10 anni in Italia, evidenziando tre categorie di processo trasformativo delle professioni: per scissione, per fusione o per ibridazione.

Nel caso della scissione, correlata cioè ad un processo di specializzazione di una professione esistente la ricerca individua profili quali specialisti delle interfacce umane, esperti delle applicazioni IOT in agricoltura, Human-machine teaming manager, Tecnico delle macchine a guida autonoma.
Esistono dei casi nei quali le professioni di origine, spesso anche a causa di una tendenza occupazionale decrescente, oltre che per i processi trasformativi cui sono soggette, sono destinate a contrarsi fino alla loro scomparsa. Un primo esempio di professione nata per fusione – che lo studio fa emergere come la più probabile – è l’Addetto all’integrazione con i robot assemblatori, che nascerebbe dalla fusione di tutte le figure degli Operai addetti all’assemblaggio di prodotti industriali. Infatti, queste professioni sono tra quelle a maggior rischio a causa dei processi di automazione. Lo studio prevede per loro un possibile futuro nelle attività di supporto all’integrazione dei robot assemblatori. Infatti, se da un lato la riduzione dei costi associata alla tecnologia robotica e l’aumento delle capacità, anche manipolative, dei robot li rendono sempre più competitivi in attività cui normalmente sono dedicati gli esseri umani, dall’altro l’introduzione di robot a basso costo richiede spesso una complementarità uomo-macchina per i momenti iniziali di introduzione dei robot nella linea produttiva (programmazione per esempio), per la manutenzione e la riparazione di base.

Al secondo posto delle professioni con il più alto indice di probabilità di nascere per fusione è il Progettista di visite turistiche ed eventi culturali virtuali. Le due professioni di origine sono l’Agente di viaggio e l’Organizzatore di fiere, esposizioni ed eventi culturali. Le competenze intorno alle quali avviene il processo di fusione sono le conoscenze di Informatica ed elettronica, e di Comunicazione e media e l’attitudine cognitiva di ideazione. La professione nasce dall’impatto dei megatrend sul settore del turismo e delle industrie culturali, con particolare riferimento sia alle limitazioni nel breve periodo connesse al Covid-19 sia al progressivo invecchiamento della popolazione che renderà più difficile lo spostamento fisico delle persone.

Parlando di ibridazione, lo studio evidenzia un “processo di fondo” trasversale e comune a tutte le professioni, che tende a farle evolvere aggiungendo alcune competenze ritenute molto utili per garantire una maggiore resilienza rispetto all’impatto dei megatrend. Tra i profili che saranno maggiormente soggetti ad ibridazione troviamo: manovali e personale non qualificato della costruzione, Giornalisti, Personale non qualificato addetto ai servizi di custodia di impianti, Addetti all’assistenza personale, Esperti legali in imprese.

Tra le professioni che manterranno quasi inalterato il proprio set di competenze da qui al 2030 e caratterizzate quindi da un basso indice di ibridazione troviamo architetti, dentisti e odontostomatologi, avvocati, notai, psicologi clinici e psicoterapeuti.

Lo studio ha inoltre permesso di identificare tre gruppi di competenze che hanno e avranno un ruolo chiave per le professioni del futuro. In primo luogo, un set di competenze fondamentali – apprendimento e ascolto attivo, adattabilità, comprensione degli altri e problem solving – strettamente associate alle occupazioni in crescita. In secondo luogo, un ecosistema di competenze aggiuntive – capacità di analisi, conoscenze e abilità tecniche, abilità di base come le strategie di apprendimento, attitudini cognitive quali l’originalità, e abilità sociali come la persuasione – che agiscono, eterogeneamente per ciascuna professione, in maniera “aumentativa” rispetto alle competenze fondamentali e a quelle che caratterizzano le singole professioni.

Infine, un set di competenze “ibridanti” – conoscenze in psicologia, informatica, gestione di impresa, capacità di valutazione sistemica, ideazione e originalità, persuasione e adattabilità, ecc. – che derivano da processi evolutivi di scomposizione e ricomposizione dei set di competenze delle professioni.

Le tendenze e i processi di trasformazione evidenziati dallo studio necessitano di un monitoraggio e di un’osservazione costante ed è per questo che ManpowerGroup, EY e Pearson hanno creato un Osservatorio permanente sul mercato del lavoro, con l’intento di offrire una risposta concreta e contribuire ad aiutare attori pubblici e privati nella definizione di misure occupazionali e formative che possano rispondere ai bisogni di aree specifiche del Paese, di singoli settori e segmenti della popolazione.

Un’ambizione importante in un paese nel quale, secondo l’ISTAT, nell’ultimo anno sono andati persi oltre un milione di posti di lavoro.

Stop al vaccino AstraZeneca per chi ha meno di 60 anni: è questo l’annuncio arrivato nel corso della conferenza stampa con il commissario straordinario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo e il ministro della Salute Roberto Speranza. Inoltre, dopo l’indicazione del Cts, è stato stabilito che chi ha già ricevuto la prima dose del siero farà il richiamo con Pfizer o Moderna. Figliuolo ha dichiarato: “Con l’obiettivo di dare un’informazione perentoria, AstraZeneca si utilizzerà solo per over 60, una platea di circa 3 milioni e 90mila persone. Per il resto faremo vaccinazioni eterologhe, con vaccini mRna, e prime dosi agli under 60 solo con vaccini a Rna“.

Figliuolo: “Ci sarà un impatto sulla campagna vaccinale”. “C’è la sussistenza logistica per farlo, per quanto ci sarà un impatto sulla campagna complessiva – ha ammesso Figliuolo – ma sono sicuro che per luglio ed agosto riusciremo a mitigare questo impatto. Siamo a 40milioni e 700mila somministrazioni, il 49% di italiani sono stati raggiunti da una prima dose“. Per il commissario “dobbiamo tendere al massimo possibile e arrivare all’80% per settembre, secondo prescrizioni scientifiche e cliniche. Da lunedì scorso abbiamo costantemente superato le 550mila dosi al giorno, il target di questa settimana e mi ritengo abbastanza soddisfatto. Ringrazio anche io tutti coloro i quali incessantemente stanno operando, ora abbiamo anche i medici di medicina generale, i farmacisti e i pediatri, che ci daranno modo di continuare al meglio anche quando gli hub saranno ridotti di numero”, ha concluso Figliuolo.

Speranza: “Agiremo in modo perentorio, dobbiamo accelerare ancora”. “Per quanto riguarda le raccomandazioni su AstraZeneca, che arriveranno dal Cts, saranno tradotte dal governo in modo perentorio, non solo come raccomandazione”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, in occasione della conferenza stampa oggi di aggiornamento sulla campagna vaccinale e sull’andamento epidemiologico. All’evento, in corso presso la sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, hanno partecipato anche il Commissario straordinario, il Generale Francesco Paolo Figliuolo, il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts), Franco Locatelli, e il portavoce del Cts, Silvio Brusaferro. “Ringrazio gli italiani che stanno aderendo in maniera assolutamente significativa a questa campagna di vaccinazione, siamo quasi a un italiano su due che ha avuto la prima dose, ormai manca davvero poco”, ha proseguito il ministro. Che però ha ricordato: “Dobbiamo ancora accelerare perché questo è lo strumento fondamentale che noi abbiamo per chiudere questa stagione così difficile”.

“Nuove indicazioni su AstraZeneca perché è cambiato lo scenario generale”. Locatelli spiega la mutata decisione su AstraZeneca anche a fronte del diverso contesto epidemiologico. “Oggi – spiega – almeno il 45% della popolazione ha ricevuto una dose di vaccino, un italiano su quattro ha completato il ciclo vaccinale. Siamo ai 600 posti letto occupati nelle terapie intensive, quando ad aprile avevamo un valore sei volte superiori: 3700 posti letto occupati. L’altro dato rilevante è che in queste strutture ogni giorno entrano solo 20-25 persone ed è frutto della campagna a cui faceva riferimento il ministro Speranza sui decessi e la circolazione virale. Il rapporto tra tamponi positivi e quelli effettuati è nell’ordine dell’1%. Se guardiamo alla popolazione pediatrica, il numero di nuovi casi sotto i 18 anni è in continua decrescita, grazie alle vaccinazioni e riduzione della circolazione virale. In questo contesto, il Cts, in rapporto con il comitato scientifico di Aifa e con il ministero della salute e la struttura commissariale, ha ritenuto opportuno rivalutare le indicazioni all’uso del vaccino AstraZeneca: essendo mutato lo scenario epidemiologico e il rapporto benefici derivanti dalle vaccinazioni e dai rischi derivanti dalla somministrazioni, come le trombosi, devono cambiare le indicazioni“, sottolinea Locatelli. Una decisione che tiene conto anche degli studi, conclude il coordinatore del Cts: “Per quanto tutti gli studi condotti sui vaccini in modalità omologa, la reattogenicità e l’immunogenicità indicano che c’è sicurezza ed efficacia anche con la vaccinazione eterologa”.

– Agenzia DiRE –