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L’effetto disruptive sulle modalità di lavoro della pandemia, l’arrivo dei fondi europei e il piano di ripresa e resilienza PNRR fanno dire a tutti che l’ora è giunta per concretizzare ambizioni e progetti, con il coraggio che questi richiedono alle imprese, allo Stato e agli stessi lavoratori.

Dalle politiche passive che fino ad oggi hanno sostenuto il reddito dei cittadini durante i due anni più difficili della storia recente del Paese, a politiche attive che tutelino il lavoro. Ed è quanto si è discusso a Torino durante la terza edizione degli Stati Generali Mondo del lavoro Italia che si è concluso da qualche giorno. Vi riportiamo la sintesi degli interventi più interessanti che ci sono stati durante l’evento.

Tutto questo significa che l’autonomia dei redditi da lavoro non può reggersi sulle indennità di licenziamento, che pure in certi casi sono necessarie, ma, come succede in altri Paesi europei, sull’autonomia dei lavoratori che sono messi in condizione di essere attrattivi perché formati e aggiornati tra formazione universitaria, ITS e reskilling.

Un approccio concreto che il Governatore del Piemonte, Alberto Cirio ha confermato “Non ci si può più permettere un atteggiamento passivo. Le opportunità non ci verranno proposte da nessuno, dobbiamo essere in grado di coglierle noi per portare ricchezza al Paese. Le condizioni per fare bene ci sono tutte”,.

Non c’è ripresa se aumentano gli infortuni sul lavoro. Senza poi dimenticare un altro aspetto importante del mondo del lavoro come segnalato da Franco Bettoni, Presidente Inail che ha affermato: non si può accettare una ripresa che passi per un aumento degli infortuni sul lavoro. “Negli ultimi 10 anni Inail ha messo a disposizione delle aziende a fondo perduto 2,9 miliardi di euro come investimento nella sicurezza, oltre alla riduzione del premio assicurativo per le imprese. Ma la miglior prevenzione è la consapevolezza. Per questo, da infortunato sul lavoro, continuo a portare la mia testimonianza ovunque mi capiti di parlare. Anche se negli ultimi mesi la miglior testimonianza l’hanno offerta le tre atlete italiane che hanno vinto una medaglia sui 100 metri alle paralimpiadi. Il merito va alla loro tenacia e al Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, un’eccellenza che compie 60 anni.”

Cesare Damiano, Consigliere di Amministrazione Inail e Presidente Lavoro Welfare, ha messo l’accento sulla grande transizione che stiamo vivendo la cui spinta quantitativa è sotto gli occhi di tutti, tra investimenti, ripresa economica e occupazionale; quello su cui bisogna lavorare adesso è la componente qualitativa.

Il lavoro che arriva è infatti perlopiù a tempo determinato perché in Italia, in un modo o nell’altro, finisce per costare meno del lavoro a tempo indeterminato. Esattamente l’opposto di come dovrebbe essere. Inoltre, come già anticipava Bettoni, si registra un continuo aumento di infortuni sul lavoro, malattie professionali e addirittura morti sul lavoro. “Io penso a quegli ingegneri che progettano i macchinari che gli operai e le operaie utilizzano, che progettano le tecnologie e l’innovazione. La richiesta, in qualità di consigliere dell’Inail, è di avere una relazione stretta tra la progettazione che deve ovviamente avere degli obiettivi produttivi e l’incorporazione in quelle progettazioni di elementi ergonomici e di tutela dei lavoratori.”

Una proposta sulla prevenzione. Sempre in qualità di Consigliere di Amministrazione Inail, Cesare Damiano ha fatto una proposta precisa alla politica e al Presidente Draghi: “L’Inail ogni anno risparmia un miliardo/un miliardo e mezzo di euro che provengono dalle tasse, ovvero i premi assicurativi che gli imprenditori corrispondono per la prevenzione. Il totale accumulato ad oggi è pari a 34 miliardi di euro. Questi soldi risparmiati da Inail come istituto servono, come adesso, a diminuire il debito dello Stato o servono a fare prevenzione e a tornare a quelle imprese che facendo prevenzione devono godere di sconti sui macchinari nuovi o sulle tecnologie di prevenzione? Per la diminuzione dei premi assicurativi i passi sono stati fatti, ma io insisto che se quelle risorse – che oggi ammontano a 34 miliardi di euro accumulati negli anni presso la Tesoreria dello Stato a rendimento zero per l’Istituto – non fossero restituite alle imprese che le hanno pagate e ai lavoratori per migliorare le condizioni di sicurezza e gli indennizzi alle vittime di infortuni, malattie professionali e alle famiglie di chi perde la vita sul lavoro, sarebbero una tassa occulta sulle imprese. Non sarebbe meglio trasformarli in risorse per la prevenzione? La mancata osservanza della prevenzione costa ogni anno allo Stato il 3% del PIL.

Tutela della sicurezza e formazione on the job, cioè formazione sulla base delle esigenze espresse dalle aziende, sono i due punti su cui porta l’attenzione. “Superiamo il vecchio schema delle tutele passive per rivolgere gli sforzi a quelle attive. E qui non può che entrare in questione la formazione, che già la Ministra Catalfo aveva affrontato con l’istituzione del Fondo per le nuove competenze”.

Una schematizzazione chiara dei ruoli della formazione l’ha fatta il presidente di Confindustria Piemonte, Marco Gay. “La formazione si divide in tre rami: a) formazione accademica, sia nelle Università che negli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori; b) reskilling professionale ovvero la riqualificazione ad opera degli enti formativi che deve andare nella direzione delle esigenze espresse dalle aziende; c) upskilling o accrescimento delle competenze attraverso l’alta formazione. Una necessità, quella del reskilling, e dell’upskilling che prende in conto anche la disparità tra numero di pensionati e numero di lavoratori: “Quando sono entrato nel mondo del lavoro, nella seconda metà degli anni 60”, ricorda Cesare Damiano, “c’era un pensionato ogni 3 lavoratori, oggi il rapporto è 1 a 1.” Il lavoro quindi va creato, e questo è un fatto quantitativo cui contribuiranno sicuramente gli investimenti e i progetti del piano di rilancio.

Puntare sulla sicurezza sul lavoro e sulle competenze. La senatrice Nunzia Catalfo ha poi condiviso pienamente il concetto di sicurezza sul lavoro come contributo qualitativo al lavoro, così come le opportunità identificate nel miglioramento delle competenze, tanto da aver promosso a suo tempo, con il Governo Conte, il Fondo per le nuove competenze. “Già ai tempi del primo lock-down pensavo che le politiche passive avrebbero dovuto presto diventare attive, lavorando sulle competenze per mantenere i lavoratori che rimangono nelle aziende e quelli che si trovano in transizione per esuberi o crisi aziendali sempre pronti a un mercato del lavoro dinamico”.

La pandemia ha ulteriormente fatto precipitare la situazione. “Un cambiamento che è possibile attraverso questo fondo ma anche attraverso partenariati tra pubblico e privato e la capacità di indirizzare la gestione dei dati degli enti pubblici. Come l’Osservatorio del Mercato del Lavoro creato dal Ministero dello Sviluppo in collaborazione con la Banca d’Italia la quale, attraverso le comunicazioni obbligatorie, ha modo di monitorare da vicino e in tempo reale il mondo dell’occupazione. Così si possono capire i bisogni delle aziende.
 
Il PNRR ha disposto 7 miliardi di euro per rifinanziare il Fondo per le Nuove Competenze, su 3 direttrici principali: Garanzia Occupabilità dei Lavoratori; Rafforzamento delle Competenze, e Rafforzamento dell’apprendistato duale che collega i giovani alle imprese.
Il PNRR è il pavimento per questo rimbalzo qualitativo, adesso servono le energie di Stato e imprese da una parte e dei lavoratori, soprattutto dei giovani, dall’altra.
“Concordo però con Damiano sull’importanza della formazione e dell’informazione sulla prevenzione per aziende e lavoratori. E sulla sua proposta circa le risorse risparmiate perché siano reinvestite in prevenzione nelle imprese, la sosterrò in veste di parlamentare”.

Parte in Italia la prima azione di risarcimento per danni permanenti da vaccinazione anti-Covid. Ad avviarla il Codacons, per conto di un cittadino romano di 46 anni che, poco dopo la somministrazione del vaccino, è stato colpito da ictus che ha portato a ricovero urgente in ospedale, dove tuttora il paziente risulta in terapia. C.C., queste le iniziali dell’utente assistito dall’associazione, si era sottoposto il 6 agosto scorso alla somministrazione del vaccino Johnson&Johnson presso una farmacia della capitale, ricostruisce il Codacons. A distanza di poche ore, intorno alle ore 15.30, aveva accusato i primi malori tra cui dolore al braccio e una paresi sul lato sinistro del viso in prossimità della bocca che gli impediva di parlare correttamente, e infine aveva perso i sensi. All’arrivo dei soccorsi, immediatamente contattati dai familiari, il braccio e tutta la parte sinistra del corpo era totalmente paralizzata e priva di sensibilità.

Il Codacons prosegue spiegando che il cittadino “veniva dunque portato d’urgenza al Pronto Soccorso del S. Eugenio dove, una volta eseguite le necessarie indagini, veniva diagnosticato un ictus cerebrale ischemico a carico dell’emisfero destro e veniva immediatamente approntata una trombolisi per via endovenosa”. Successivamente il paziente è stato trasferito presso la Clinica Villa Sandra di Roma per eseguire la riabilitazione neuromotoria, dove tuttora è ricoverato presentando una difficoltà deambulatoria, “con difficoltà motorie e sensitive a carico dell’emisoma sinistro, il linguaggio risulta parzialmente disartrico, presenta una deviazione verso destra della rima buccale e lamenta un profondo stato astenico”, informa l’associazione dei consumatori.

C.C. attraverso i suoi familiari si rivolge al Codacons per ottenere assistenza legale, e viene redatta una perizia medica condotta dal Prof. Carlo Rumi nella quale si legge: “Appare evidente come la circostanza della procedura vaccinale possa avere rappresentato il ‘primum movens’ di un episodio tromboembolico (come già evidenziato nella letteratura scientifica) in un soggetto sano, di 46 anni, privo di importanti ed evidenti fattori di rischio (soggetto non fumatore, non bevitore, non uso a sostanze stupefacenti, non diabetico, non iperteso, non in eccedenza ponderale (peso kg 70, altezza cm 174), non predisposizioni genetiche, né familiarità per malattie tromboemboliche o per alterazioni del sistema emocoagulativo”.

Dunque, prosegue il Codacons, “dall’analisi della vicenda sanitaria e dalla documentazione medica risulta ampiamente confermata e dimostrata l’ipotesi secondo la quale la procedura vaccinale che ha preceduto l’episodio tromboembolico è stata in grado di determinare e produrre, anche in termini di concausa, l’evento avverso, come già comprovato dalla letteratura scientifica nonché dal parere tecnico del medico incaricato di valutare il caso de quo. Per tale motivo abbiamo avviato una azione risarcitoria presentando formale richiesta di indennizzo, ai sensi della legge 210/92 che riconosce un risarcimento ai cittadini vittime di danni da vaccinazione, alla Asl Rm2 e al ministero della Salute, allegando tutta la documentazione medica”, spiega l’associazione.


La nota del Codacons si conclude così: “Nel caso di rifiuto a riconoscere l’indennizzo previsto dalla normativa, scatterà una formale causa in tribunale contro il ministero della Salute per far ottenere al cittadino danneggiato dal vaccino il risarcimento cui ha diritto. Il Codacons ricorda infine che tutti coloro che abbiano subito danni a seguito della somministrazione del vaccino anti-Covid possono ottenere informazioni e assistenza legale alla pagina https://codacons.it/vaccini-anticovid/“.

Fonte: Agenzia Dire