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Una bambina frequentante un campo estivo 6-10 anni, ospitato nella scuola media di Rolo, nella Bassa Reggiana, è risultata positiva al Covid. La piccola è stata sottoposta al tampone dopo che il padre era stato contagiato in quanto entrato in contatto con un’altra persona positiva al Covid-19.  Secondo quanto si apprende, le condizioni di padre e figlia sono buone e nessuno desterebbe particolari preoccupazioni.

La vicenda è stata ricostruita dai quotidiani locali, secondo cui adesso saranno sottoposti al tampone anche i sette bambini e i tre educatori del centro estivo. In via precauzionale, l’attività gestita dall’associazione è stata sospesa in attesa di avere i risultati di tutti i test. Per tutti i partecipanti è scattato l’isolamento preventivo, come da procedura dettata dall’Ausl. Sono in corso tutte le procedure previste dall’Azienda sanitaria locale.

Il messaggio del primo cittadino. “Nuovi casi a Rolo di Covid-19, l’Igiene Pubblica sta monitorando la situazione. Rolesi mi raccomando niente panico o scoramento, ma impegno e rispetto delle norme di sicurezza igieniche. Solo con la responsabilità di tutti usciremo da questa situazione” è il messaggio lanciato dal sindaco di Rolo, Luca Nasi. Uno di questi casi è sicuramente quello della bambina contagiata al centro estivo, ma la situazione verrà sicuramente monitorata per individuare eventuali altri casi.

Il 26 febbraio scorso, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva chiesto sostegno all’Unione europea con un messaggio urgente, ma a quella richiesta è seguito solo silenzio. E’ quanto emerge da un’inchiesta del Guardian, che ha studiato i registri interni di Bruxelles e raccolto decine di interviste a funzionari ed esperti europei. Ma la conferma arriva anche dallo sloveno Janez Lenarčič, commissario europeo responsabile della gestione della crisi.

Poca preparazione di fronte all’emergenza. “Nessuno Stato membro ha risposto alla richiesta dell’Italia e alla richiesta di aiuto della Commissione – spiega Lenarčič – . Il che significava che non solo l’Italia non era preparata. Nessuno era preparato. La mancanza di risposta alla richiesta italiana non è stata tanto una mancanza di solidarietà. Era una mancanza di equipaggiamento.”

‘Si pensava solo alla Brexit’. “Abbiamo convocato la prima riunione del comitato di coordinamento della crisi il 28 gennaio. La Commissione aveva preso la minaccia seriamente”, prosegue Janez Lenarčič. Ma l’interesse dei media, secondo il Guardian, sembrava essere da un’altra parte. E alla conferenza stampa per avvertire l’Europa che bisognava prepararsi per quello che stava arrivando, “la stanza era quasi vuota”, rivela Lenarčič. “Speravamo che ci fosse comunque qualche eco di quello che avevamo detto sui media il giorno dopo. Ma non abbiamo trovato molto perché tutta l’attenzione dei media a Bruxelles era rivolta all’ultima sessione plenaria del parlamento europeo alla quale hanno partecipato i membri del Regno Unito”. Proprio in quei giorni il Regno Unito stava per lasciare l’Unione Europea e tutta l’attenzione era rivolta alla Brexit. 

‘Nessuno ha aiutato l’Italia’. Tra il 29 febbraio e il 1° marzo, più di 2mila persone erano contagiate in Europa. In Italia, secondo il Guardian, 35 persone erano morte. Gli stati membri europei iniziarono ad agire in solitudine per imporre restrizioni all’esportazione di materiale sanitario essenziale. E presto i dispositivi di protezione individuale fondamentali per affrontare la pandemia erano terminati. Da tutto questo, secondo Lenarčič, si è imparato qualcosa: “La logica è di dare alla commissione i mezzi per supportare di più gli stati membri. Perché quando l’Italia ha chiesto aiuto, nessuno poteva aiutarla. Io ci vedo una chiara lezione qui: la maggioranza del pubblico europeo desidera avere più Europa su problemi come questo”.