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Il deputato Enrico Costa ha lasciato Forza Italia ed è passato ad ‘Azione’ con Carlo Calenda. Ad accoglierlo ufficializzando il passaggio di Costa verso il neonato partito è lo stesso Calenda che si dice “molto felice” per l’arrivo di Costa, primo deputato del suo movimento, con cui spiega di aver già lavorato più di un anno insieme. “E’ un solido liberale, ha fatto battaglie di giustizia che condividiamo al 100%”, ha poi aggiunto.

“Forza Italia – dice Costa nello spiegare il suo passaggio ad Azione – è nata come partito popolare di massa, ma oggi si è spenta la sua spinta propulsiva liberale perché all’interno della coalizione prevalgono le voci di forze che sono diverse. Noi dobbiamo cercare di accendere la luce dei liberali e far nascere la grande casa dei liberali, e per farlo – spiega il deputato Costa – dobbiamo avere degli interpreti come Carlo Calenda. Questo è lo spirito della mia scelta e io spero che questa mia decisione consenta a Forza Italia di fare un passo in questa direzione”.

“Ci sono due ostacoli che a mio avviso sono insormontabili per un’alleanza con Renzi: il primo è la sua appartenenza a questo governo, il secondo è il suo modo di fare politica”, ha poi proseguito il leader di Azione, Carlo Calenda secondo il quale “Renzi è quello che ha costruito questo governo. E considero inaccettabile anche il suo modo di fare politica, perché dopo averlo costruito ha cominciato da subito a bombardarlo. Noi non facciamo politica in questo modo”.

Forza Italia continua a sgretolarsi. Appena un mese fa il senatore Vincenzo Carbone ha lasciato Forza Italia per aderire al neonato partito di Matteo Renzi mentre nei mesi precedenti il partito del Cavaliere aveva già incassato ben altri 4 addii che, sommati ai due più attuali, iniziano seriamente a pesare sulla tenuta del partito azzurro suonando come un campanello d’allarme per i vertici. Ricordiamo infatti che, prima del deputato Costa e del senatore Carbone, nel maggio scorso aveva lasciato il partito del Cav per traslocare con i renziani anche il deputato siciliano, Francesco Scoma mentre invece la senatrice Elena Testor lasciava FI per passare alla Lega e il deputato Nino Germanà è confluito nel gruppo di Noi con l’Italia di Maurizio Lupi.

Secondo l’indagine di sieroprevalenza, effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità, 1 milione e 482mila italiani hanno sviluppato gli anticorpi per il Coronavirus. Numeri che per Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, “danno una dimensione decisamente diversa del fenomeno.”

I dati. “Si tratta di un’infezione con una contagiosità più alta rispetto all’influenza stagionale, ma con un letalità per gli infetti decisamente inferiore ai numeri riportati – spiega Bassetti ospite di Agorà Estate, su Rai Tre – . Se pensiamo che tutti i 35mila decessi in Italia siano tutti legati al Covid, e sarà tutto da dimostrare, abbiamo una letalità che scende al 2% e ci pone molto più vicino al resto del mondo.”

L’indagine di sieroprevalenza. Bassetti sottolinea come sia probabile che più del 2,5% degli italiani sia venuto a contatto del virus. “Dai dati che abbiamo a disposizione su Liguria, Lombardia e altre regioni siamo più vicini al 7-8%, questo porterebbe il numero dei contagiati intorno ai 4-5 milioni in Italia – afferma Bassetti – . È evidente che tutti i numeri devono essere ricalcolati. Bisogna continuare ad avere l’atteggiamento che abbiamo avuto ma non fare terrorismo. Dobbiamo finirla con questa visione terrorizzante della popolazione.”

“I numeri sono reali e non possono essere confutati – aggiunge Bassetti – c’è qualcuno che continua a vedere il bicchiere mezzo vuoto e sbaglia. Oggi è giusto dare informazioni positive”. Per quanto riguarda la seconda ondata per l’infettivologo non è l’espressione giusta: “Il virus è presente, è tra noi. Dobbiamo imparare a conviverci.” Per quanto riguarda i nuovi focolai, per Bassetti è importante fare maggiori controlli su chi arriva in Italia sia che arrivi “sui barconi che in business class” in quanto “Il virus viaggia in entrambe, è democratico e non fa differenza di classe.”