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Ha fatto clamore la protesta di piazza dei Gilet Arancioni dell’ex generale Antonio Pappalardo, saliti alla ribalta sabato 30 maggio per una serie di manifestazioni di piazza in piena emergenza coronavirus, che si sono svolte in 29 città italiane tra cui Milano, Torino, Napoli e Roma.

La manifestazione più partecipata è stata quella di Milano, una delle città più colpite dal coronavirus, alla quale ha preso parte anche Pappalardo. “Migliaia e migliaia di cittadini che hanno rialzato la testa” ha detto.  La scesa in piazza dei Gilet Arancioni ha provocato però anche grandi polemiche: oltre alle ironie sulle idee dell’ex generale come quella del Covid-19 che si curerebbe con lo yoga tanto che un suo “amico di Bergamo” sarebbe la dimostrazione, degli assembramenti del genere in tempo di coronavirus sono stati etichettati come delle incoscienze visto che in pochi indossavano la mascherina.

Chi è Antonio Pappalardo. Un ex generale dei Carabinieri in congedo che dal 1992 al 1994 che è stato deputato eletto come indipendente tra le file del Psdi, per passare poi ad Alleanza Nazionale senza però essere rieletto. Dopo una serie di passaggi in diversi altri partiti, a seguito dell’esperienza dei Forconi nel 2016, Pappalardo ha fondato il Movimento Liberazione Italia, con l’obiettivo di ridare il potere al popolo sovrano togliendolo al Parlamento in quanto questo sarebbe abusivo.

Cosa vogliono i gilet arancioni. “Non avremo pace – ha dichiarato Antonio Pappalardo in una sorta di giuramento al momento della nascita dei Gilet Arancioni – finché non si saranno rotte le catene che ci opprimono per volontà dell’Europa dei burocrati e delle multinazionali”. Alla base delle richieste di Antonio Pappalardo c’è l’azzeramento del governo e del Parlamento in quanto “abusivi”.

Il Covid non esiste.’ Con lo scoppio dell’emergenza coronavirus, il movimento ha assunto una posizione quasi negazionista con le vittime del Covid-19 che sarebbero “poche decine”, mentre le mascherine sarebbero da boicottare in quanto “simbolo del complotto internazionale”.“Il Covid non esiste – ha spiegato Pappalardo al Corriere della Sera – È un’invenzione. Un bluff organizzato. Vogliono terrorizzarci, chiuderci in casa e instaurare un nuovo ordine mondiale”.

Abbracciatevi tutti’. “Io non conto niente, è il popolo che comanda. Popolo, uscite dal guscio, scendete in piazza, ribellatevi. Noi siamo qui per votare subito un nuovo Parlamento e chiediamo una nostra moneta nazionale” dice Pappalardo, dal palco della manifestazione allestita a piazza del Popolo a Roma – . Abbracciatevi tutti. Dice che se vi abbracciate potete prendere il coronavirus, vediamo se viene. Me li curo da me i polmoni, già ci sono ricoveri delle persone per aver indossato la mascherina troppo tempo. Ci sono 7 virologi che hanno inviato una diffida al governo”.

‘No con Salvini e Meloni.’ Il leader dei gilet arancioni ha voluto ribadire le differenze con le altre forze politiche. “Non se ne parla proprio di avere a che fare con Giorgia Meloni e Matteo Salvini. D’altronde se Conte imperversa è anche perché Salvini e Meloni dormono” ammette ad Affaritaliani dimenticando che sono in primis Lega e FdI a voler dissociarsi dai gilet, visto e considerato che non solo non c’entrano nulla, ma non condividono neppure la violenza con cui Pappalardo e compagni hanno manifestato in Piazza del Popolo. 

Ma c’è anche chi li associa al M5S. Pappalardo replica così: “Nulla a che fare con il Movimento Cinque Stelle a cui hanno cercato di assimilarci. Il M5S è nato a tavolino, non scherziamo. Noi, invece, siamo una federazione di movimenti spontanei, popolari”. Unico obiettivo? “Vogliamo la fine del governo Conte, una nuova  legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente i propri candidati, senza liste bloccate. E, infine, chiediamo la lira come moneta parallela”. 

Oggi si è tenuto in call conference l’incontro tra le organizzazioni sindacali, il Ministro Nunzia Catalfo, l’assessore regionale al Lavoro Sonia Palmeri e la Jabil in riferimento alla decisione della direzione aziendale di procedere al licenziamento di 190 lavoratori. Il negoziato è stato ripreso dopo oltre 7 giorni di stop e con le lettere di licenziamento in atto ma l’importante è stato trovare un punto d’intesa per mettere al riparo i 540 lavoratori del sito di Jabil.

Abbiamo respinto sin da subito la decisione scellerata della multinazionale americana, in un contesto così delicato per il paese e per il Sud. È stato importante il supporto ricevuto dall’Assessore Palmeri e dal Ministro Catalfo che si sono insieme a noi adoperate con l’azienda per evitare un dramma sociale di dimensioni inimmaginabili.  Con la giornata di oggi si è raggiunta un’intesa che non è la soluzione definitiva alla vertenza la quale necessita in tempi rapidi di ulteriori momenti di confronto in sede Ministeriale affinché si continui a lavorare insieme a Governo, Regione Campania e Sindacato per garantire un futuro occupazionale ai circa 540 lavoratori del sito di Caserta.

Come Fim Cisl riteniamo che le soluzioni trovate siano state necessarie per la tutela dei lavoratori del sito di Caserta e che il percorso di ricollocazione verso altre aziende debba passare assolutamente attraverso opportunità di lavoro certe e stabili al fine di mettere in sicurezza i lavoratori e le loro famiglie.