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Damasco, la capitale della Siria, sta affrontando “un terribile picco” di casi da Covid-19, con ospedali allo stremo, pazienti disperati e medici che temono che il virus stia diffondendosi più rapidamente di quanto sia gestibile dalle cliniche. Le autorità hanno confermato 999 casi di coronavirus nelle aree controllate dal regime, ma anche il ministero della Salute ha ammesso questa settimana “di non essere in grado di sostenere tamponi su larga scala nelle province”.

Nove anni di guerra, secondo quanto riporta l’Agi, hanno messo in ginocchio il sistema sanitario della Siria, con ospedali bombardati, equipaggiamenti vitali che mancano e medici feriti oppure costretti a fuggire. Stando ai dati, la pandemia continua a crescere vertiginosamente. Dal 30 luglio al 6 agosto, il ministero alla Sanità siriano ha registrato 260 nuovi casi contro le 154 infezioni della settimana precedente. “C’è stato un drastico aumento nelle città”, ha detto il ministero, precisando che vi sono solo 25 mila letti d’ospedali disponibili nelle zone controllate dal governo.

“È veramente terrificante, molte persone stanno venendo negli ospedali, ma sfortunatamente a Damasco tutti posti sono occupati – ha dichiarato il dottor Nubugh al-Awa, direttore della scuole medica dell’Università della capitale – . I pazienti gravi non vengono ammessi in terapia intensiva finché non muore un altro paziente – ha aggiunto al-Awa – . Già a giugno l’Oms aveva affermato di essere “preoccupata” della crescita dei contagi in Siria, soprattutto a causa “delle infrastrutture fragili e del sistema sanitario indebolito dal conflitto”. 

Continuano a salire i contagi per Covid in Italia, segnando un significativo aumento in un solo giorno. Nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute, si sono registrati 552 nuovi casi, 150 in più di ieri, che fanno salire il totale a 249.756. In calo, invece, il numero delle vittime: 3 in un giorno a fronte alle 6 registrate giovedì. Le vittime, in totale, dall’inizio dell’epidemia sono 35.190.  Questi i dati che emergono dal bollettino del Ministero della Salute.

Forte aumento in Veneto di nuovi casi di Coronavirus nelle ultime 24 ore, con 183 positivi in più, che portano il totale dall’inizio della pandemia a 20.535. In forte aumento i soggetti posti in isolamento, che sono 5.212, ben 1.141 in più rispetto a ieri, anche se tra questi ultimi diminuiscono i positivi (68, -36). Il bollettino regionale registra un nuovo decesso (totale 2.078), mentre la situazione clinica resta stabile, con 9 ricoverati nelle terapie intensive, di cui 6 positivi, e 111 (-10) nei reparti non critici, con 31 positivi (-5).

L’ira di Zaia. Per il presidente del Veneto, Luca Zaia, quello che si prospetterà per l’autunno sarà “un’emergenza dettata da psicosi. Chi ha magari, l’influenza pensa di avere il Covid. Prendo comunque atto che il virus c’è, non so se sarà più virulento, ma siamo pronti, ci siamo attrezzati per reagire a qualsiasi emergenza”. Anche perchè, per Zaia, “non vogliamo tornare in lockdown. L’esperienza passata ci ha fatto capire l’importanza dell’uso della mascherine, del distanziamento e della pulizia delle mani e quindi ci siamo già abituati ad un modello di comportamento. Certo – prosegue Zaia – saremo in emergenza, ma da una psicosi comprensibile.”

La situazione in Puglia. “I controlli ci sono, sono efficaci ma è necessario intensificarli soprattutto su spiagge libere, movida e in tutti quei luoghi dove non c’è controllo specifico e noi non siamo in condizione di sapere se qualcuno ha la febbre, se ha la tosse e non abbiamo un elenco di chi entra e chi esce”. Lo ha dichiarato governatore pugliese, Michele Emiliano, a conclusione dell’incontro a Bari con i prefetti pugliesi e le forse dell’ordine per fare il punto sull’andamento dell’emergenza epidemiologica di Coronavirus. “Come Regione – ha proseguito – abbiamo messo a disposizione di Comuni e forze dell’ordine tutte le risorse, anche economiche, per sostenerli ed esercitare i controlli”.