Carriere e Lavoro

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La pandemia di Coronavirus ha avuto un impatto notevole anche sul settore agroalimentare. Lo sa bene il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ci spiega in un’intervista come per un’adeguata ripresa sia necessario semplificare e utilizzare strumenti immediati per la tenuta e il rilancio del settore.

Come favorire la ripresa economica e la tenuta del settore agroalimentare? Oltre ad un numero considerevole di lavoratori, cosa chiedete e cosa vi aspettate dal governo?

Le misure previste dal Decreto Rilancio avranno efficacia se saranno attuate in tempi rapidi. Le imprese hanno urgente bisogno di liquidità e i provvedimenti, trasversali su più ambiti, devono concretizzarsi velocemente. Per credito e fisco, ad esempio, Confagricoltura ha proposto una serie di agevolazioni e sgravi (ad alcuni dei quali il decreto dà in parte risposta), nonché semplificazioni volte a supportare le imprese nella fase di ripartenza e che tengano conto delle loro oggettive difficoltà ed esigenze. C’è, inoltre, la necessità di velocizzare i pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Confagricoltura aveva chiesto inoltre l’istituzione di un fondo straordinario per i comparti agricoli in maggiore sofferenza, richiesta che trova risposta nel “Fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi” previsto dal Decreto Rilancio.

Quali responsabilità implica la fase 2 per le imprese?

Il settore agroalimentare, nonostante le difficoltà, non si è mai fermato, garantendo in questi mesi di emergenza i beni di prima necessità sulle tavole degli italiani. Si può dire quindi che le imprese agricole siano sempre state in fase 2, continuando a lavorare in sicurezza in tutto questo periodo, con grandissimo senso di responsabilità e massimo impegno. Le aziende di comparti che hanno dovuto necessariamente fermarsi (es. agriturismi, fattorie didattiche), ripartono, rispettando disposizioni e protocolli di sicurezza, per ospiti/clienti e personale dipendente.

Confagricoltura, inoltre, in qualità di organizzazione più rappresentativa dei datori di lavoro agricolo, si è fatta promotrice, nei confronti del Governo e delle altre parti sociali, dell’adozione di uno specifico protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19, con l’obiettivo di fornire indicazioni operative concordate e concretamente applicabili negli ambienti di lavoro agricolo che, come noto, presentano specifiche indubbie peculiarità (stagionalità, prevalenza di spazi all’aperto, turn over). A seguito della richiesta della Confederazione si è aperto un tavolo di confronto con le altre parti sociali e i ministeri competenti e si sta lavorando per arrivare, in tempi rapidi, alla definizione di un Protocollo per il settore agricolo.

Presidente, come vede il futuro della Pac? Nonostante l’emergenza Coronavirus in che modo possiamo garantire la sostenibilità ambientale e la tutela delle risorse naturali?

Il tema del futuro della Politica Agricola Comune è tornato di prepotente attualità, non “nonostante l’emergenza Coronavirus”, ma proprio “grazie” ad essa. Abbiamo imparato, tra le tante cose, quanto la Pac sia essenziale per la sostenibilità del Pianeta e quanto sia importante che in futuro venga rafforzata, dotata di risorse adeguate, indirizzata alla produzione ed alla produttività, semplificata in quanto a procedure di gestione delle varie misure ed infine improntata anche all’innovazione ed alla tecnologia applicata al prodotto ed alla sua commercializzazione.

Sul tema della sostenibilità ambientale, le nostre imprese osservano già tutta una serie di adempimenti e rispettano norme orientate a produzioni sostenibili e alla tutela dell’ecosistema. Basti ricordare che già ad oggi una buona parte dei pagamenti diretti ad ettaro sono vincolati al rispetto del “greening” (inverdimento) ovvero una serie di ulteriori adempimenti (ambientali) imposti alle imprese. E il 30% delle risorse dei Piani di sviluppo rurale già adesso deve essere dedicata agli obiettivi ambientali. Dobbiamo quindi dare più sostegno alla nostra agricoltura, perché tutte queste caratteristiche di sostenibilità (mai troppo valutate) sono proprie dei nostri sistemi produttivi.

Abbiamo due anni (ormai è chiaro che non si applicherà infatti prima di gennaio 2023) per riflettere meglio su obiettivi e strumenti della Pac di domani, che sicuramente dovrà mettere al centro la sicurezza alimentare e la salvaguardia del sistema produttivo agricolo europeo. Il Wto ha stimato che nei prossimi mesi si potrebbe registrare per il 2020 un calo del commercio internazionale compreso tra il 13 ed il 32 per cento in base agli scenari più o meno pessimistici. Dobbiamo affidare il rilancio di questa “agricoltura 4.0 post pandemia” ad una visione che valorizzi il ruolo del settore primario e le sue funzioni essenziali. Con la convinzione comune che la strada che abbiamo davanti è irta di rischi ma anche di opportunità; e che la sfida della sostenibilità economica, ambientale e sociale che l’agricoltura italiana sta affrontando responsabilmente da tempo, deve essere al centro della nuova Pac, come sfida per tutti noi e per il nostro futuro.

Cosa pensa della regolarizzazione dei migranti?

Il problema della carenza di manodopera nelle campagne, in questo momento, non può focalizzarsi solo sulle regolarizzazioni, perché è molto più complesso. La regolarizzazione non risolve tutto, sia perché non copre il fabbisogno di manodopera, sia perché non tutti i regolarizzati sono qualificati per lavorare in agricoltura. Per questo abbiamo chiesto fin da subito al Governo di attivare i “corridoi verdi”, ovvero la possibilità di far rientrare in Italia lavoratori stagionali che già da anni arrivano in particolare da Marocco, India e Romania, per lavorare nelle nostre aziende.

Persone qualificate, professionalità specifiche, spesso con abitazione in Italia e un consolidato rapporto di fiducia con le aziende. Confagricoltura, grazie ad un intenso lavoro diplomatico con le ambasciate, ha già organizzato due voli charter dal Marocco (124 persone a bordo di ciascuno) e ne sta preparando un terzo, per riportare lavoratori in 41 aziende, in Abruzzo e a Vicenza. In questa fase emergenziale, avevamo proposto al Governo che anche percettori di sussidi potessero venire a lavorare nelle campagne, senza perdere i loro diritti. Il Decreto Rilancio ora lo consente, ma è tardi perché molti lavoratori che erano in cassa integrazione hanno ripreso a lavorare con la riapertura delle attività industriali e commerciali.

Quali sono le principali criticità riscontrate dagli agricoltori? Di cosa necessitano?

Le imprese hanno bisogno di liquidità, di misure che le accompagnino nella crescita e di manodopera. Sebbene alcune filiere non si siano mai fermate, altre, appunto, hanno subito un brusco arresto. Molti comparti sono in forte sofferenza. La chiusura del canale Ho.Re.Ca., il crollo delle esportazioni e di alcune tipologie di consumi, hanno messo in ginocchio i settori del vino, del florovivaismo, della suinicoltura, per citare i più colpiti. Il lockdown ha anche totalmente azzerato i fatturati degli agriturismi. Confagricoltura ha proposto per tutti questi comparti una serie di interventi, alcuni dei quali sono stati accolti nelle recenti misure varate dal Governo, come ad esempio la rinegoziazione del debito e lo sviluppo e l’ampliamento di garanzie sui crediti per le imprese agricole. 

E’ necessario un coordinamento dell’azione politica, con regole semplici, immediate, meno gravose sul fronte burocratico, che permettano di ripartire con slancio. Servono misure mai pensate per i nostri sistemi produttivi – ribadisce la Confederazione – e patti di filiera. Così come occorre assolutamente aumentare le quote di autoapprovvigionamento e dare un futuro più solido all’agricoltura italiana.

Il presidente ha deciso di proteggere il paese sospendendo gli ingressi di stranieri che sono stati in Brasile nei 14 giorni precedenti al loro arrivo negli Stati Uniti. I cittadini stranieri che sono stati in Brasile nei 14 giorni precedenti a quando vorrebbero venire negli Usa, non potranno entrare. Ad annunciarlo è l’addetto stampa della Casa Bianca, Kayleigh McEnany, specificando che il commercio non sarà toccato dal provvedimento.

Rapporti buoni, è solo prudenza. “La decisione di oggi aiuterà ad assicurare che i cittadini stranieri che sono stati in Brasile non diventino una fonte di ulteriori contagi nel nostro Paese”, ha detto McEnany in una nota. Il divieto non pregiudicherà la cooperazione, importante, tra i due Paesi – ha sottolineato il ministero degli Esteri brasiliano citato dalla Cnn -. Il Brasile e gli Stati Uniti hanno mantenuto un’importante cooperazione bilaterale per combattere Covid-19. Il ministero ha anche fatto riferimento ai precedenti annunci di donazioni americane che sono state valutate circa 6,5 milioni di dollari a favore degli sforzi brasiliani per limitare il più possibile l’impatto sanitario e socioeconomico del virus.

“La decisione del governo statunitense si basa su criteri tecnici che tengono conto di una combinazione di fattori quali il numero totale di casi, le tendenze di crescita, il volume dei viaggi, tra gli altri –  ha scritto il ministero – . La restrizione statunitense ha lo stesso scopo di una misura analoga adottata dal Brasile nei confronti di cittadini di tutte le origini, compresi gli americani, e misure simili adottate da una grande varietà di paesi”.

I dati. Intanto, in America Latina, si è verificato un nuovo forte incremento di contagi nelle ultime 24 ore (734.988, +32.500) e di morti (39.816, +1.200). In Brasile 363.211 contagi e 22.666 morti. Seguono il Perù (119.959 e 3.456) e il Cile (69.102 e 718). Per quanto riguarda i paesi con più di 5.000 contagi, troviamo poi il Messico (65.856 e 7.179), l’Ecuador (36.756 e 3.108), la Colombia (21.175 e 727), la Repubblica Dominicana (14.801 e 458), Panama (10.577 e 299), Argentina (11.353 e 448) e Bolivia (5.915 e 240).