Carriere e Lavoro

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Npc group, il più importante franchisee di Pizza Hut (nonché di alcuni ristoranti Wendy’s), ha dichiarato fallimento negli Usa e chiuderà per bancarotta “a causa del Coronavirus”. L’azienda con alle spalle 60 anni di attività, 18mila ristoranti dislocati in 100 paesi e 40mila persone impiegate, tirerà giù le serrande di 1200 dei suoi 7100 locali.

In crisi da tempo. Tuttavia, l’azienda era già in crisi da tempo (non a caso l’anno scorso avevano chiuso 500 ristoranti per trasformarli in punti consegna): anche diventare sponsor ufficiale della Nfl (il più celebrecampionato di football americano) due anni fa, non era bastato a rimettere in ordine i conti. Ma al contrario di molti rivali, Pizza Hut ha registrato aumenti delle vendite ad aprile e maggio. La pandemia di Covid, però, è arrivata dopo anni di vistosi cali delle vendite, che hanno fatto accumulare a Npc circa 1 miliardo di dollari di debito.

Quali alternative? Si è aggiunta poi la crisi economica provocata dal lockdown. Pizza Hut non è stata certo la prima e non sarà l’ultima delle aziende a presentare istanza di fallimento, ma è di certo uno dei marchi a cui gli americani sono più legati. Ma Npc International ha deciso di accedere alla formula del Chapter 11, con l’obiettivo di ristrutturare il debito e magari provare a rilanciare l’attività. Negli ultimi due mesi hanno presentato istanza di fallimento altre catene, che vanno dalla ristorazione al fitness. Pizza Hut è, però, il marchio a cui erano legati milioni di americani. Da ora in poi chi cercherà una vita “non inscatolata”, ordinando un trancio di pizza, dovrà cercare sul cellulare un altro nome.

Il presidente Usa Donald Trump ha ordinato l’acquisto dell’antivirale Remdesivir come terapia potenziale anti-Covid. Tuttavia, sono già esaurite le prime 140 mila scorte in tutto il mondo, ma la Casa Bianca ha dato mandato per acquistarne più di 500 mila. In soldoni, tutta la produzione di Gilead per luglio e il 90% per i due mesi successivi. E agli altri Paesi? Le briciole.

La notizia è stata diffusa dal Guardian, che riporta la denuncia di Andrew Hill, ricercatore dell’università di Liverpool: “Gli Stati Uniti hanno avuto accesso alla stragrande maggioranza dell’offerta di Remdesivir, non c’è più nulla per l’Europa in vista dei prossimi mesi”. Il farmaco, al momento, è stato utilizzato in circa 140mila dosi in tutto il mondo, mentre gli Stati Uniti hanno già acquistato da Gilead oltre mezzo milione di dosi in anticipo: si tratta dell’intera produzione dell’azienda farmaceutica prevista per i mesi di luglio, agosto e settembre.

“Per quanto possibile, vogliamo garantire che qualsiasi paziente americano che abbia bisogno di remdesivir possa ottenerlo. L’amministrazione Trump sta facendo tutto quello che può per garantirne l’accesso al popola americano”. Queste le parole del Segretario per la salute statunitense Alex Azar.

I contagi negli Usa. Gli Stati Uniti hanno registrato 41.556 nuovi casi di Coronavirus e 337 ulteriori decessi, secondo il conteggio della Johns Hopkins University. I nuovi dati portano il bilancio complessivo dei contagi a quota 2.636.538 e quello dei morti a 127.425. Finora nel Paese sono guarite 720.631 persone. A lanciare l’allarme il dottor Anthony Fauci. I numeri attuali, più di 40mila nuovi casi al giorno, mettono “l`intera nazione a rischio”. Alla domanda, ‘quanti contagi dovrebbero aspettarsi gli Stati Uniti’, Fauci ha risposto che non sarebbe “sorpreso se superassimo i 100mila al giorno”.