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Più di 3mila persone nel nord ovest della Cina si sono ammalate dopo la fuoriuscita di batteri da un impianto biofarmaceutico che produceva vaccini per animali lo scorso anno. A darne notizia nella giornata di ieri è stata la stampa locale che è stata immediatamente ripresa dalla Cnn.

Nello specifico, 3.245 persone sono risultate positive alla brucellosi, malattia spesso causata dal contatto con il bestiame portatore del batterio. In totale sono stati testati quasi 22mila cittadini su i quasi tre milioni di abitanti nella città interessata dalla vicenda. Fortunatamente non è stato segnalato alcun decesso legato alla malattia tuttavia, tipicamente la contrazione dell’infezione può causare febbre acuta, dolori articolari e mal di testa. Nei casi più gravi, nel tempo può progredire verso uno stadio cronico di debolezza, sudorazione e dolori diffusi.

In sostanza, quindi, il pericolo per l’uomo sarebbe minimo anche se resta da chiarire la dinamica dei contagi visto che, stando alla modalità di trasmissione, il virus non si trasmetterebbe da uomo a uomo ma solo da bestiame o prodotti animali. Il dato di fatto, però, è che comunque più di 3mila persone hanno contratto il batterio: un elemento, questo, che alla luce delle accuse mosse a Pechino all’inizio della pandemia da Coronavirus desta non poche preoccupazioni.

A luglio si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti dell’8,1% in termini congiunturali, proseguendo la dinamica positiva registrata nei due mesi precedenti. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice complessivo cresce dell’11,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Lo rileva l’Istat in una nota.

I dati. Anche gli ordinativi registrano a luglio un incremento congiunturale, sebbene meno ampio del fatturato (+3,7%), mentre nella media degli ultimi tre mesi aumentano del 14,8% rispetto rispetto ai tre mesi precedenti. La variazione congiunturale del fatturato – prosegue l’Istat – riflette risultati positivi registrati su entrambi i mercati: +9,0% quello interno e +6,5% quello estero; per gli ordinativi, invece, la crescita è sostenuta soprattutto dalle commesse provenienti dal mercato estero, che segnano un aumento del 7,4%, mentre l’incremento di quelle provenienti dal mercato interno si attesta su un modesto +1,3%.

Il fatturato totale. Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a luglio gli indici destagionalizzati del fatturato segnano aumenti congiunturali diffusi in tutti i comparti, molto ampi per l’energia e per i beni strumentali (rispettivamente +21,8% e +20,6%) e più contenuti per i beni intermedi e i beni di consumo (rispettivamente +3,1% e +1,6%). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 23 come a luglio 2019), il fatturato totale dimuisce in termini tendenziali dell’8,1%, con cali del 6,3% per il mercato interno e dell’11,4% per quello estero.

Il confronto. Rispetto al luglio dello scorso anno si registra una variazione positiva (+7,1%) solo per il settore estrattivo. Con riferimento al comparto manufatturiero, invece, – si legge nella nota – il settore dei computer e dell’elettronica rimane pressoché stabile (-0,1%), mentre per tutti gli altri comparti si rilevano risultati negativi, dalla flessione dell’1,0% dell’industria delle apparecchiature elettriche e non, fino ai cali molto più ampi dell’industria tessile e dell’abbigliamento (-21,1%) e delle raffinerie di petrolio (-32,2%).

I settori coinvolti. In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce del 7,2%, con riduzioni su entrambi i mercati (-7,0% quello interno e -7,4% quello estero). Tutti i settori registrano risultati negativi, – conclude l’Istat – dalla flessione dell’1,0% dell’industria di macchinari e attrezzature e delle apparecchiature elettriche e non, ai cali di intensità molto più marcata dell’industria dei computer e dell’elettronica (-15,6%) e di quella tessile e dell’abbigliamento (-17,8%).