Economia

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Sgravi fiscali per le imprese con l’obiettivo di accrescere la cultura della prevenzione e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Inserendo, nel testo unico delle imposte sui redditi, tra gli oneri deducibili nella determinazione del reddito d’impresa le attività di prevenzione alla salute e alla sicurezza aziendale. È la proposta contenuta in documento di Unimpresa che l’associazione si appresta a presentare al governo per spronare «l’imprenditore e il lavoratore, affinché insieme possano contribuire ad elevare la qualità della vita di ciascuno, con il beneficio di un consistente risparmio economico per le casse dello Stato, in materia sanitaria, e di un contributo significativo alla rivoluzione eco – sostenibile e ambientale, ormai irreversibile». Le denunce per gli infortuni sul lavoro sono: quelle presentate all’Inail, tra gennaio e giugno 2021, sono state 266.804 (+8,9% rispetto allo stesso periodo del 2020), 538 delle quali con esito mortale (-5,6%); in aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 28.855 (+41,9%), tenendo conto dei dati mensili fortemente influenzati dalla pandemia coronavirus. Tragedie continue e, purtroppo, quasi costanti, che devono far riflettere sulla drammatica gravità del problema. Obiettivo è inserire lo sgravio fiscale nel Tuir attraverso un provvedimento normativo ad hoc oppure nella prossima legge finanziaria. La proposta di Unimpresa verrà inviata al presidente del consiglio, Mario Draghi, al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, al ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. Questo in una nota di Unimpresa.

«Unimpresa, consapevole di questa “emergenza permanente”, si sente in dovere di evidenziare all’esecutivo quanto sia importante avviare un nuovo approccio alla sicurezza nei luoghi di lavoro, che sia anche di natura culturale, formulando delle proposte concrete e immediatamente realizzabili, la cui finalità consiste nel rendere dichiarata e visibile la volontà dell’imprenditore, o dell’azienda, di avviare il processo di cambiamento culturale della sicurezza e di garantirlo in costanza di tempo» si legge nel documento inviato al governo. Molto è stato fatto, in Italia, sotto il profilo legislativo, ma ora bisogna sviluppare “la cultura della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, in maniera organica e permanente. Le nostre proposte diventerebbero, nel concreto, uno sprone all’imprenditore e al lavoratore, affinché insieme possano contribuire ad elevare la qualità della vita di ciascuno, con il beneficio di un consistente risparmio economico per le casse dello Stato, in materia sanitaria, e di un contributo significativo alla rivoluzione eco-sostenibile e ambientale, ormai irreversibile».

Secondo Unimpresa «le attuali indicazioni normative, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, rimarcano l’importanza della sensibilizzazione dei futuri lavoratori alla prevenzione negli ambienti di vita (scuola, casa, strada e territorio) e, principalmente, sul lavoro, onde consentire l’acquisizione e lo sviluppo di stili di vita, sani e sicuri. Promuovere la salute e la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro, così come evidenziato dai puntuali documenti, pubblicati dall’Inail, significa attivare misure adeguate e azioni positive che consentano ai lavoratori, nonché ai cittadini tutti, di acquisire comportamenti, sani e sicuri, in tutti gli ambienti di vita e di lavoro. L’educazione alla salute e alla sicurezza sul lavoro rappresenta, quindi, un punto importante per la crescita del cittadino. Anche la normativa in materia (d.lgs. 9 aprile 2008, n.81 e s.m.i.) ha sottolineato la necessità di rafforzare, nel singolo, il concetto di prevenzione, sin dalle prime istanze di sviluppo della sua coscienza civile di uomo e di cittadino.

“Il tono assertivo con il quale il ministro Garavaglia sostiene che non ci saranno ulteriori contributi a favore degli operatori turistici danneggiati dalla pandemia si pone decisamente in contrasto con le stesse dichiarazioni dello stesso quando afferma che la nostra missione, anche se definita mission impossible, è quella di far lavorare gli operatori, con l’obiettivo fin da subito di consentire le riaperture in sicurezza delle attività”. Così il presidente di Assoturismo Confesercenti Vittorio Messina.

“Lo stesso ministro del Turismo, a proposito dei dati degli ultimi mesi ha sottolineato che ‘il risultato è positivo perché i dati provvisori dicono che in tante realtà si superano i dati del 2019. Per cui l’estate è andata bene e non è ancora finita perché è in corso ancora una coda importante: c’è metà settembre e un pezzo di ottobre’. In questo senso non si può ritenere che i risultati scoppiettanti di alcune settimane abbiano riportato in sicurezza i bilanci delle aziende del settore. Sappiamo bene che ancora la pandemia non è alle spalle e i sacrifici degli imprenditori per non chiudere le loro attività sono stati enormi”.

“Affermare oggi con grande enfasi che non ci saranno più ristori sembra infatti un’affermazione poco ragionata e per niente ragionevole. Del resto, il Ministro ammette che negli ultimi mesi sono tornati un po’ di stranieri ma il flusso non è quello che c’era prima del Covid. Ma questo perché c’è ancora il Covid”. Conclude Confesercenti.