Economia

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La peste è una patologia infettiva di origine batterica ancora oggi diffusa in diverse zone del mondo. È estremamente rara in Europa, mentre è diffusa in Africa e, in minor misura, in Asia e America Latina. Proprio recentemente ha fatto discutere un caso di peste bubbonica, confermato da un allevatore di bestiame nella regione autonoma della Mongolia Interna nel nord della Cina. Per le autorità esiste una minaccia di diffusione della malattia tra la popolazione della città, per questo hanno raccomandato di non cacciare animali selvatici e riferiscono di comunicare immediatamente agli organi predisposti casi di malattia o sospetta malattia. A tal proposito, l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato di stare monitorando i casi di peste bubbonica in Cina dopo essere stata informata dalle autorità di Pechino.

Esistono tre forme cliniche della malattia, che talvolta possono anche manifestarsi insieme: la peste bubbonica, la più comune, caratterizzata da linfonodi infiammati e doloranti (“bubboni”), febbre alta e uno stato clinico alterato; la peste polmonare, con dolori toracici, espettorato ematico emesso attraverso la tosse, febbre elevata, alterazione dello stato clinico e la Peste setticemica, che deriva dalla moltiplicazione della Y. Pestis nel sangue.

I sintomi. La peste bubbonica è la forma di peste più comune. Si presenta dopo essere stati punti da pulci infette o per contatto con materiale infetto e lesioni della pelle di una persona. È caratterizzata dallo sviluppo di bubboni, ovvero degli ingrossamenti infiammati delle ghiandole linfatiche. Dopo la loro manifestazione possono comparire diversi altri sintomi, quali febbre, mal di testa, brividi e debolezza. In questa forma la peste non si trasmette da persona a persona. “I bubboni solitamente si manifestano dopo 2-6 giorni dall’esposizione, e la malattia procede in modo rapido, eventualmente degenerando nelle forme polmonare e setticemica se non è trattata prontamente”, precisano gli esperti dell’Iss.

Il vaccino? “Al momento – prosegue l’Iss – non è disponibile un vaccino contro la peste, per cui non è possibile effettuare un trattamento preventivo di questa malattia. Diventa quindi essenziale riconoscerne i sintomi rapidamente e intervenire nelle prime ore dalla loro comparsa. La peste polmonare si manifesta con febbri, mal di testa, debolezza, e un rapido sviluppo di polmonite, con i suoi segnali caratteristici: respiro corto, dolori toracici, tosse. Se il trattamento non è rapido, il paziente può morire nel giro di pochi giorni. Per ridurre le probabilità di morte è essenziale trattare con antibiotici entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi”.     

Come prevenire la peste. Sul sito ufficiale dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie americani è stata pubblicata una raccolta di raccomandazioni per la prevenzione della peste. Tra queste, la disinfezione delle superfici potenzialmente contaminate, il trattamento con antibiotici per sette giorni anche alle persone che potenzialmente entrate a contatto con il malato, la cura per l’igiene degli animali domestici e la consultazione di specialisti in caso di manifestazioni di sintomi associati alla malattia, come febbre, bubboni, piaghe, dolori polmonari o anche in caso di contatti con persone infette. 

Due gemelline siamesi attaccate per la testa sono state separate al Bambino Gesù di Roma. E’ il primo intervento effettuato con successo al mondo. Come è stato spiegato durante la conferenza stampa organizzata dal Bambino Gesù, le bambine, Ervina e Prefina, hanno compiuto 2 anni il 29 giugno e sono ricoverate nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale in due lettini vicini insieme alla madre. Tutto è iniziato nel 2018, quando la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, in missione in Centrafrica a Bangui, ha incontrato le due gemelline appena nate, decidendo di portale a Roma nel settembre 2018, per dargli maggiori possibilità di sopravvivenza.

Ervina e Prefina hanno una conformazione rarissima tra i gemelli siamesi: sono craniopagi totali, unite a livello cranico e cerebrale. Pur avendo tante cose in comune, hanno personalità diverse e per farle conoscere e riconoscere si usa un sistema di specchi. Per separarle è stato formato un gruppo multidisciplinare che studia e pianifica ogni dettaglio con gli strumenti più avanzati, ricostruendo in 3D la scatola cranica delle bambine. La parte più difficile è la rete di vasi sanguigni cerebrali condivisa in più punti. Intervenire chirurgicamente lì presenta un alto rischio di emorragie e ischemie. Da qui la decisione di procedere per 3 fasi, per ricostruire due sistemi venosi indipendenti, in grado di contenere il carico di sangue che va dal cervello al cuore.

I casi di separazione di siamesi. Nella storia dell’Ospedale è il quarto caso di separazione di siamesi: nel 2017 le gemelline algerine unite per il torace e l’addome (gemelle toraco-onfalopaghe) e le piccole burundesi, unite per la zona sacrale (gemelle pigopaghe). Negli anni 80, invece, la prima operazione del genere su due maschietti uniti sempre per il torace e l’addome. La grande sfida, per il buon esito della separazione, è il sistema venoso cerebrale, la rete di vasi sanguigni (seni venosi) che le gemelle condividono in più punti. La chirurgia sulle strutture venose del cervello è complessa e il rischio di emorragie e ischemie è elevato.

Gli strumenti per l’operazione. In sala operatoria sono stati utilizzati i più avanzati sistemi di neuronavigazione, strumenti particolarmente utili in casi così complessi e rari che indicano al chirurgo, con precisione millimetrica, la posizione delle strutture più delicate. In conclusione: a un mese dalla separazione definitiva, le gemelline stanno bene.