Economia

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La questione dell’affluenza dei tifosi negli stadi continua ad aprire dibattiti. Per il leader leghista Matteo Salvini “occorre riaprire gli stadi con il 25% di capienza, assolutamente. Mi sembra una cosa ragionevole, non vedo dove sia il problema – spiega in un’intervista a Radio 24 – . Al gran premio di Moto Gp, a Misano, sono entrate 10 mila persone e si sono divertite”.

La polemica è partita quando la Conferenza delle Regioni ha reso nota la propria proposta al governo per far entrare fino al 25% dei tifosi nelle strutture, con mascherina e dopo il controllo della temperatura. Uno scenario su cui non è d’accordo il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “Totale disaccordo, così non si garantisce la sicurezza”.

Il ‘no’ del ministero della Salute. “Il ministro è contrario ad andare nella direzione” indicata dalla Conferenza delle Regioni. E’ quanto spiega la sottosegretaria, Sandra Zampa, ospite di ’24 Mattino’ su Radio 24. “Un po’ abbiamo riaperto – ha detto – ma dobbiamo tenere conto che abbiamo di fronte una lieve ripresa dei contagi legati ancora ai contatti maturati in vacanza, con un trend giornaliero che oscilla tra i 1600 e i 1800 casi nuovi secondo il numero dei tamponi, che fra un paio di settimane si conoscerà l’impatto con la riapertura delle scuole e che siamo circondati da un vero disastro”.

“Che senso ha – ha aggiunto la sottosegretaria – andare a cercarci dei guai adesso quando possiamo aspettare ancora un paio di settimane? Le Regioni, se volessero, possono anche decidere per proprio conto. Ciò che sta succedendo per gli stadi è già accaduto con la riapertura delle discoteche: le Regioni le hanno aperte ma poi, di fronte al disastro, il ministro ha fatto un’ordinanza che ne ha imposto la chiusura. Noi al ministero siamo contrari, il ministro ha ieri ribadito che prima ci sono le scuole, ci sono altre priorità. Poi ci occuperemo degli stadi”, ha concluso Zampa.

In merito all’aumento dei contagi da Covid, al momento non c’è alcun database per calcolare, in maniera scientifica, quanto la riapertura delle scuole stia influenzando la diffusione del virus in Italia. “Non c’è alcun documento pubblico sul tema – spiega ad Open Lorenzo Ruffino, studente di Economia a Torino -. So per certo che l’Istituto superiore di sanità non ha un database dedicato alle scuole. Non so se il Miur stia portando avanti una ricerca del genere, ma in ogni caso non è mai dato comunicazione. I cittadini, invece, hanno bisogno di conoscere questo tipo di informazioni”.

La piattaforma. Attraverso la collaborazione con Vittorio Nicoletta, dottorando di sistemi decisionali in Québec, Ruffino ha creato una piattaforma dove recuperare questo tipo di dati e una mappa che ne restituisce una rappresentazione visuale. “Ci siamo accorti che nessuno stava facendo un monitoraggio di questo genere. Eppure è un tema di interesse pubblico. Per esempio, – prosegue – ci sono varie iniziative di privati cittadini in giro per il mondo, nei Paesi Bassi, in Canada, che stanno facendo la stessa cosa. Manca chiarezza da parte del governo, non posso pensare che sia una questione di superficialità.”

I dati. “Per adesso ci basiamo solo sulle notizie dei giornali locali che riteniamo attendibili. Non ci aspettavamo tutto questo successo: stiamo ricevendo tantissime segnalazioni. Adesso stiamo lavorando a un form per raccogliere in maniera organica tutte le notizie che arrivano dagli utenti. Premesso che abbiamo iniziato la raccolta di informazioni il 14 settembre, dopo dieci giorni siamo arrivati a oltre 350 scuole con almeno un caso di Covid. Nei primi tre giorni, la media era di una ventina di scuole al giorno individuate. Poi la media è balzata a 50. La cosa da sottolineare è che stiamo trovando molti casi anche se le scuole sono chiuse: solo lunedì – 21 settembre, giorno di elezioni – abbiamo individuato 60 scuole coinvolte”.

I focolai identificati. “Quando accertiamo che ci sono più positività legate al quella scuola. Al momento abbiamo individuato 33 focolai scolastici con due o più casi. Altri 16 sono ancora in corso di valutazione. La maggior parte di scuole coinvolte – evidenzia Ruffino- le abbiamo rintracciate in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Piemonte e Veneto. Regioni più popolose e con più scuole aperte. L’80% dei casi di positività riguardano gli studenti.

Caso emblematico in Toscana. “Il 10%, invece, il corpo docente. L’altro 10% il personale, i bidelli. Un caso particolare è successo ad Aulla, in Toscana: l’autista dello scuolabus è stato trovato positivo, portando all’isolamento di oltre 40 persone. A volte anche la positività dei genitori ha a che fare con i cluster scolastici. Poi, in 60 casi circa, abbiamo registrato che è stata chiusa tutta la scuola per permettere la sanificazione. In 250 casi la scuola è rimasta aperta ed è stata messa in quarantena solo la classe e i docenti coinvolti. In circa 40 casi, invece, non siamo riusciti – conclude – a ricostruire gli sviluppi della vicenda”.