Lavoro

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I nuovi contagi da Covid nelle ultime 24 ore sono 16.377 (ieri 20.648), ma con meno tamponi, 130.524 (46mila in meno rispetto a ieri), tanto che il rapporto positivi/tamponi sale al 12,54% (ieri era l’11,66). Ma il calo sulla media settimanale è netto: lunedì scorso, sempre con pochi tamponi, i contagi furono 22.930. Torna a salire invece il numero dei decessi, 672 oggi contro i 541 di ieri, 55.576 in tutto. Ancora giù le terapie intensive, -9 (stesso dato di ieri), 3.744 in tutto, mentre dopo diversi giorni tornano a crescere i ricoveri, 308 in più (ieri -420), e sono 33.187.  Questi i dati del ministero della Salute.

La regione con più casi è l’Emilia – Romagna (+2.041), seguita da Veneto (+2.003), Lombardia (+1.929, in forte calo), Campania (+1.626) e Lazio (+1.589). Il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia sale a 1.601.554. In crescita i guariti, 23.004 (ieri 13.642), per un totale di 757.507. Torna a virare in negativo quindi la crescita degli attuali positivi: sono 7.300 meno di ieri (quando invece aumentarono di 6.463 unita’). I malati attuali in Italia ora sono 788.471. Di questi, 751.540 sono in isolamento domiciliare, 7.599 meno di ieri. 

Si aggrava il bilancio dei medici morti durante la pandemia in Italia. Complessivamente, secondo quanto scrive il Quotidiano.net, sono 221 le vittime fra i camici bianchi: all”elenco caduti’ pubblicato dalla Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) si aggiungono Bartolomeo Borgialli, medico di famiglia in pensione, e Vito Roberto De Giorgi, anestesista anch’egli in pensione.

I dati. Intanto, l’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso il report della Sorveglianza integrata Covid-19: sono 800.953 i casi di infezione registrati negli ultimi 30 giorni in Italia, di cui 22.712 tra gli operatori sanitari, e, nello stesso arco di tempo, sono stati ben 12.904 i deceduti e 304.531 i guariti. È di 48 anni l’età mediana dei casi negli ultimi 30 giorni, aumentata dopo il calo dell’estate. Il 48,3% dei contagiati sono maschi e il 51,7% femmine. L’11% ha sotto i 18 anni, il 15,5 è over 70, il 29% ha tra 51 e 70 anni e la maggior parte, il 44,3%, ha tra 19 e 50 anni.

La decisione del Governo di entrare in ArcelorMittal attraverso la controllata Invitalia all’inizio con una quota del 50% per poi salire al 60% entro giugno 2022, è importante. E’ positivo che lo Stato entri negli asset strategici dell’industria di questo Paese, a partire dalla siderurgia: è una garanzia e una scelta di politica industriale. Lo Stato non deve limitarsi ad un intervento di natura finanziaria, deve assumere nella nuova società una funzione di indirizzo strategico del progetto industriale. Lo dichiara il segretario generale Fiom Cgil, Francesca Re David.

La trattativa sta andando avanti esclusivamente tra Governo e Arcelor Mittal e sono necessari ulteriori 10 giorni per firmare l’intesa definitiva, dopo la lettera di intenti siglata oggi. Sono ancora insufficienti però le informazioni in nostro possesso, in particolare quelle che riguardano gli aspetti legati al piano industriale di cui sono state anticipate soltanto le linee generali. Secondo tali linee – prosegue Re David – si dovrebbe realizzare nell’arco temporale che va dal 2020 al 2025 una ridefinizione degli aspetti impiantistici con l’introduzione di un ciclo misto di produzione dell’acciaio da forno elettrico e da altoforno con l’affiancamento di piattaforme per la produzione di preridotto (DRI).

Tale assetto impiantistico dovrebbe garantire un volume di produzione di 8 milioni di tonnellate a regime e 10mila e 700 addetti. Ciò comporterebbe l’utilizzo della cassa integrazione per un massimo di 3mila unità nel 2021, di 2500 nel 2022, di 1200 nel 2023, e zero nel 2024. È evidente che questa ipotesi è lontana dall’accordo sindacale del 6 settembre 2018, in cui è previsto il vincolo occupazionale anche per i 1700 lavoratori in amministrazione straordinaria, e che i tempi della transizione per il completamento del piano industriale al 2025 sono difficilmente sostenibili sia per quanto riguarda il numero di lavoratori interessati sia per gli attuali livelli di copertura salariale previsto dagli ammortizzatori sociali.

Peraltro – continua il segretario generale Fiom Cgil – tempi così lunghi di implementazione del piano industriale non sono compatibili con una condizione degli impianti e degli stabilimenti in cui cresce l’insicurezza dovuta alla mancanza di investimenti sulla manutenzione ordinaria e straordinaria come dimostra anche il crollo della “torre faro” di oggi a Genova. È chiaro che se il 10 di dicembre si dovesse pervenire alla firma definitiva dell’accordo di coinvestimento si aprirebbe l’avvio di una trattativa con il nuovo soggetto. Per quanto ci riguarda l’accordo sindacale non potrà prescindere dalla piena occupazione
in tempi e modalità sostenibili.