Lavoro

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Accetta

LEGGI ANCHE...

“Non volevo scatenare il panico”: così Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d’America, si è giustificato per aver minimizzato la minaccia del nuovo Coronavirus, pur avendo saputo con settimane di anticipo quanto fosse pericoloso, altamente contagioso e “molto più fatale di una forte influenza”. A procurare nuovi grattacapi all’inquilino della Casa Bianca – mentre gli Stati Uniti superano i sei milioni di contagi e si avvicinano ai 200mila morti – è ‘Rage’ l’ultimo libro pieno di rivelazioni ‘scottanti’ sul presidente, dopo quelli della nipote Mary, del suo avvocato Michael Cohen e dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Il problema è che a firmarlo e Bob Woodward, forse il giornalista più famoso al mondo, autore con Carl Bernstein dell’inchiesta sul Watergate che portò alle dimissioni di Nixon. Nell’ambiente, insomma, una leggenda. E Woodward racconta con dovizia di particolari che in una telefonata (registrata) il presidente gli confessò che la situazione era molto più grave di quella che lui andava descrivendo pubblicamente. Rivelazioni che, come è immaginabile, hanno alzato un polverone e causato a Trump critiche e accuse, come quella del suo sfidante Joe Biden, secondo cui “il presidente ha espressamente mentito agli Americani”.

Intanto il presidente continua a calare nei sondaggi: l’ultima rilevazione Hill-Harris X vede Biden in testa di 10 punti, mentre secondo Cnbc, in 6 stati in bilico (North Carolina, Florida, Arizona, Pennsylvania, Michigan e Wisconsin) il vantaggio dell’ex vice presidente sarebbe in media di 4 punti, al 49% contro il 45% del presidente. Ma nello staff Dem sanno (memori della sconfitta bruciante di Clinton nel 2016) che tutto può succedere e la vittoria non è ancora in tasca. Per questo l’ex vice di Obama batte palmo a palmo alcuni degli Stati dove si decide la campagna: Pennsylvania, Michigan, Wisconsin (i tre stati che consegnarono la vittoria a Trump nel 2016). E poi ci sono i dibattiti — tre tra i rivali per la presidenza, uno tra i vice Mike Pence e Kamala Harris — e ci potrebbe essere la famosa “October surprise”, un evento che modifica il corso della gara. Per ora, l’unica sorpresa è che il Senato a guida democratica ha bocciato il pacchetto di stimoli all’economia da 650 miliardi presentato dai Repubblicani, giudicandolo troppo ridotto. La bocciatura rende più difficile che nuove misure possano essere prese prima delle elezioni di novembre. E la scorsa settimana sono state registrate 884mila richieste di disoccupazione negli Usa, come era accaduto già in quella precedente: un dato che interrompe il trend di discesa nelle domande delle ultime settimane.

Nel frattempo, oltre novanta incendi stanno bruciando l’intera costa ovest. Il bilancio al momento è di dieci morti e 16 dispersi mentre tra Oregon, California e Stato di Washington sono andati in fumo quasi 14mila chilometri quadrati e un denso e fumoso color arancione ha avvolto il cielo fino a San Francisco. Secondo gli esperti, la portata e l’imprevedibilità di questi incendi è dovuta anche al cambiamento climatico, come hanno notato tutti i governatori coinvolti. “Gli incendi della West Coast sono soltanto l’ultimo esempio di come il cambiamento climatico stia impattando in modo reale le nostre comunità”, ha denunciato su Twitter l’ex presidente Barack Obama. Le immagini apocalittiche che arrivano dalla West Coast non lasciano dubbi: anche quello della protezione del pianeta sarà un criterio nella scelta della presidenza. Michelle Obama, nel suo discorso alla convention Dem lo aveva detto: “votate come se la vostra vita dipendesse da quello. Perché è così”.

Il sondaggio di questa settimana evidenzia un’inversione di tendenza, dopo la ripresa di consenso registrata da Trump nella precedente rilevazione. Solo un quarto degli americani ritiene che il paese stia andando nella giusta direzione, mentre due su tre sono di parere opposto. Preoccupazioni e dubbi sono presenti anche in una parte minoritaria, ma tutt’altro che trascurabile, di elettori repubblicani (38%). L’approvazione per l’operato del presidente fa segnare un arretramento: i sostenitori si attestano al 39% contro il 56% di critici. Anche e valutazioni sulla gestione dell’emergenza Coronavirus sono peggiorate, facendo registrare il divario più ampio da marzo in poi tra insoddisfatti (57%) e soddisfatti (38%). Biden consolida il proprio vantaggio sull’incumbent tra gli elettori registrati, portandosi a 8 punti (48% a 40%).

A livello globale i contagi hanno superato i trenta milioni di casi. Da inizio della crisi il Covid-19 ha ormai mietuto più di 941 mila morti e si avvia inesorabilmente a superare il milione con il trend attuale. Gli Stati Uniti resta il Paese con più vittime, precisamente 197.589, seguito dal Brasile a quota 134.935, l’India con 83.198, il Messico con 71.978 e Regno Unito con 41.684 decessi. Lo Stato indiano, inoltre, si conferma essere quello con il più alto numero di infezioni, che nelle ultime 24 ore si sono registrati 96.424 casi, facendo salire il totale dei contagi a 5,2 milioni che si avvicina drammaticamente a eguagliare il primato statunitense.

L’allarme dell’OMS. È l’Organizzazione mondiale della sanità a lanciare l’allarme sulla tendenza dei contagi. A preoccupare in modo particolare è l’Europa, dove, secondo quanto dichiarato dal direttore dell’organizzazione, Hans Kluge, la situazione è molto grave, i casi settimanali hanno superato quelli segnalati quando il contagio ha raggiunto per la prima volta il picco a marzo”. Una battaglia che ora si rischia di perdere: “La scorsa settimana, il conteggio settimanale ha superato i 300 mila contagi. E più della metà dei Paesi europei ha segnalato un aumento dei casi superiore al 10% nelle ultime 2 settimane”. In Europa, dove le vittime totali sono già 226 mila, i governi dei vari Stati cercano soluzioni che possano contenere il numero dei contagi e, allo stesso tempo, evitare di imporre misure troppo eccessive, il livello di contagio inizia a diventare preoccupante. L’ipotesi di nuove misure restrittive non sono così improbabili, ma rispetto a marzo il Vecchio continente ha sicuramente qualche arma in più. Infatti, nonostante i numeri in netto rialzo, l’Europa possiede adesso una migliore capacità di testing e di gestione terapeutica, con statistiche che includono anche gli asintomatici. Tuttavia, senza un atteggiamento responsabile da parte di istituzioni e cittadini, l’attuazione di nuovi lockdown sarà l’unica strada per poter contenere efficacemente la diffusione del virus.

La difficile fase inglese e la situazione europea. A pochi giorni dall’introduzione della “regola dei sei”, la legge che indica il numero massimo di persone che possono radunarsi sia all’aperto che al chiuso, sono già oltre due milioni di persone che nel Regno Unito sono tornate in lockdown. La parte interessata è quella del nord-est del Paese. Tuttavia, l’esecutivo a britannico ha scelto di estendere parte delle misure restrittive in altre zone, portando ad un totale di quasi dieci milioni di persone che tornano ad essere sottoposti a misure di lockdown, pur con diversi gradi di restrizione. Ad ogni modo, l’esecutivo di Boris Johnson è il primo Stato europeo, che ad oggi risulta il peggiore per numero di vittime, ad adottare una linea dura per contenere la diffusione del contagio. Le nuove misure, già implementate a Birmingham, sono state estese a Bolton, Leicester, Newcastle e Sunderland, nonché nelle aree del Northumberland, del Nort e South Tyneside e nella contea di Durham con limitazioni severe sui contatti sociali e sugli orari di apertura e chiusura dei pub. La decisione ha spiegato il ministro della Sanità britannico, Matt Hancock, vuole essere “una risposta immediata” alle “preoccupazioni” per il nuovo incremento dei contagi da Covid-19 nella zona, che registrano tassi d’infezione locali compresi al momento fra 70 e 103 casi diagnosticati per ogni 100mila abitanti, nettamente superiori alla media nazionale. Tuttavia, il ministro britannico ha anche specificato che l’attuale tendenza, se non fosse invertita, potrebbe portare addirittura ad un nuovo lockdown totale. Situazione che potrebbe presto verificarsi anche in Francia, dove i nuovi contagi sono tornati sopra quota diecimila nelle ultime 24 ore. Lo ha annunciato Santé Publique France nel suo comunicato quotidiano. Le nuove vittime sono state 50, per un totale di 31.095 decessi dall’inizio della pandemia. Il tasso di positività resta stabile alla quota degli ultimi giorni, 5,4%, mentre sono 27 in più i pazienti ricoverati in rianimazione. Tra le peggiori cinque nazioni a livello mondiale, prima fra le europee, c’è la Spagna, dove in un giorno i nuovi contagi sono stati 11.193. La zona più colpita è quella della capitale Madrid, dove si registra il 32% dei nuovi casi. Anche qui l’esecutivo spagnolo prendera soluzioni simili a quelle del governo britannico e facile prevedere a breve nuove limitazioni per arginare la diffusione del virus.

Lockdown israeliano. Da venerdì è in vigore il secondo lockdown in Israele, definito daall’esecutivo come “importante e necessario”. Così, lo Stato ebraico diventa la prima nazione al mondo a dover imporre un’altra quarantena totale. Il blocco durerà tre settimane e coincide con le festività più importanti nel calendario ebraico: parte dalla sera di Rosh Hashana (il Capodanno) fino a Yom Kippur e Sukkot. Le scuole, i servizi e i trasporti pubblici, tutte le attività commerciali (esclusi supermercati e farmacie) si fermeranno, i ristoranti possono solo preparare piatti per le consegne a domicilio, gli spostamenti sono limitati a 500 metri dall’abitazione.Dopo questa fase ne sono previste altre tre con gradi diversi di limitazioni. Gli epidemiologici del ministero della Sanità promettono che se i nuovi casi dovessero scendere sotto i mille al giorno, la chiusura potrebbe essere ridotta. L’opposizione, in ogni caso, accusa Netanyahu per l’attuale situazione sanitaria, accusandolo di essersi focalizzato più sul processo per corruzione e sull’accordo con gli Emirati Arabi Uniti che alla situazione sanitaria del Paese.

Il punto sui vaccini.  Al momento, almeno 92 vaccini sono in fase di test preclinici su animali, mentre altri quaranta vengono testati sull’uomo. Nello specifico, però, solo 9 hanno già raggiunto la terza fase, cioè quella di inoculazione a migliaia di volontari. Tra questi quello di Moderna, che ieri, smentendo di fatto la promessa di Trump, ha detto in merito al vaccino che, se tutto va bene, “potrà consegnare 100 milioni di dosi al governo americano nei primi mesi del 2021”. In Cina, invece, sono undici i candidati vaccini contro il Covid-19, di cui quattro sono già arrivati alla fase 3, la più avanzata. Lo ha dichiarato il ministro della Scienza e della Tecnologia cinese, Wang Zhigang, durante il suo intervento a un forum sulla sanità, citato dal quotidiano Beijing Daily, nel corso del quale ha parlato degli ultimi sviluppi cinesi nel contrasto alla pandemia: “Al momento, undici nuovi vaccini contro il Covid-19 sono nella fase degli studi clinici, quattro dei quali sono entrati in studi clinici di fase 3“.