Lavoro

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Accetta

LEGGI ANCHE...

Sino ad oggi il più noto strumento di monitoraggio è stato il World Happiness Report, che ha l’obiettivo di misurare scientificamente il benessere soggettivo in oltre 150 paesi. A marzo 2021, in occasione del mese dedicato alla felicità, sarà presentato per la prima volta nel nostro Paese il report dell’Associazione “Ricerca Felicità”, che ha coinvolto oltre 1300 persone rappresentative della popolazione italiana attiva. A voler fortemente un Osservatorio permanente per comprendere lo stato attuale di felicità e benessere nel nostro Paese, sono il professore Sandro Formica, Ph.D. della Florida International University,  Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, fondatrici di ELEhub – società benefit che si occupa di trasformazione positiva.

“La letteratura è ricca di riflessioni e ricerche sul tema della felicità ma sentivamo la necessità di dotarci di uno strumento puntuale, in grado di offrire numeri per comprendere lo stato attuale della felicità e del benessere dei lavoratori italiani. L’incontro con Sandro Formica, e la sua preparazione scientifica, è stato il punto di partenza  per costruire un metodo e un modello dedicato alla misurazione della felicità, sia come individui che come collaboratori all’interno delle aziende”. Afferma Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità “Abbiamo perciò deciso di creare un osservatorio che, pur mantenendo gli occhi puntati sulle novità, nazionali e internazionali, sulle ricerche e sulle pubblicazioni riguardanti i vari aspetti del mondo del welfare, wellbeing e happiness, sia in grado di misurarle nel territorio italiano e offrirle al mondo delle istituzioni, organizzazioni profit, non profit, scuole ed enti educativi e media. L’obiettivo è innanzitutto quello di monitorare un orientamento culturale all’interno del movimento Wellbeing & Happiness in continua crescita in Italia e nel mondo.

La ricerca ha unito le competenze del Professor Sandro Formica, titolare della cattedra di “Scienza della Felicità”, “Potere Personale” e “Gestisci Te Stesso, Gestisci gli Altri” presso la Florida International University e visiting professor di Strategia Aziendale all’Università Bocconi di Milano, e di Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, che, dopo oltre vent’anni di esperienza nel contesto di multinazionali, hanno deciso di lasciare i loro ruoli apicali e dedicarsi ad aiutare persone, organizzazioni e aziende a co-creare e implementare i propri modelli di wellbeing attraverso tecniche e percorsi che generano Felicità, positività, creatività e innovazione per il bene comune. Per supportare la raccolta dei dati hanno scelto InTribe, la società di indagini di mercato innovative che utilizza tool proprietari di analisi dei big data e le gamified survey per analizzare in profondità gli insight dei consumatori e tracciare i trend di mercato.

Questa prima raccolta di dati ci è servita per sondare la temperatura dello stato di salute della felicità nella dimensione individuale e aziendale italiana, fornire un punto zero da cui partire per comprendere quali sono gli strumenti per far evolvere il benessere della società. I dati raccolti aiuteranno le organizzazioni a divulgare ed educare partendo da misurazioni oggettive.” Afferma Sandro Formica, VicePresidente e Direttore scientifico dell’Associazione Ricerca Felicità.

I dati saranno resi disponibili nel mese di marzo grazie ad una survey su un campione di 1314 partecipanti lavoratori divisi a seconda di età (Baby Boomers, Generazione X, Millennials e Generazione Z), sesso e appartenenza territoriale (nord ovest, nord est, centro  e sud).

Stop dall’Italia, d’intesa con l’Ue, all’esportazione di oltre 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca all’Australia: lo riferisce il ministero degli Esteri, che in una nota ricostruisce le tappe della decisione, notificata alla multinazionale anglosvedese mercoledi’.

“Il ministero degli Esteri – si riferisce nel comunicato – ha ricevuto il 24 febbraio una richiesta di autorizzazione all’esportazione di vaccini anti Covid-19 da parte di AstraZeneca, ai sensi del Regolamento Ue 2021/111 della Commissione Europea, approvato lo scorso 30 gennaio, “che subordina l’esportazione di taluni prodotti alla presentazione di un’autorizzazione di esportazione. In precedenti casi di richieste di autorizzazione ricevuti da AstraZeneca, l’Italia – d’intesa con la Commissione – ha concesso il proprio nulla osta, trattandosi di modiche quantita’ di campioni destinati ad attivita’ di ricerca scientifica. Nel caso di quest’ultima richiesta, tuttavia, si trattava di ben 250.700 dosi di vaccino. Per tale ragione il ministero, dopo aver consultato le altre Amministrazioni italiane competenti – che hanno tutte espresso parere negativo – ha inviato il 26 febbraio la proposta di non autorizzazione alla Commissione europea che, ai sensi del Regolamento, ha l’ultima parola in quanto lo Stato membro e’ tenuto a decidere ‘conformemente al parere della Commissione’”.

Nella nota si legge ancora: “Le motivazioni alla base della proposta italiana di non accogliere la richiesta sono le seguenti: il fatto che il Paese destinatario della fornitura (Australia) sia considerato “non vulnerabile” ai sensi del Regolamento; il permanere della penuria di vaccini nella Ue e in Italia e i ritardi nelle forniture dei vaccini da parte di AstraZeneca nei confronti dell’Ue e dell’Italia; l’elevato numero di dosi di vaccino oggetto della richiesta di autorizzazione all’esportazione rispetto alla quantita’ di dosi finora fornite all’Italia e, piu’ in generale, ai Paesi dell’Ue. La proposta italiana di diniego dell’autorizzazione e’ stata approvata dalla Commissione europea e il ministero degli Affari Esteri ha quindi provveduto, nello stesso giorno, ad emanare formalmente il provvedimento di diniego all’esportazione, notificato alla controparte il 2 marzo 2021″.

Come si apprende, secondo quanto previsto dallo stesso Regolamento, l’Italia ha inviato la proposta di decisione di non autorizzazione formulata a livello nazionale alla Commissione Ue, in particolare alla Direzione generale Salute, che ha l’ultima parola. Ai sensi dell’articolo 2 del Regolamento, infatti, lo Stato membro e’ tenuto a decidere in merito alla richiesta di autorizzazione “conformemente al parere della Commissione”. La proposta italiana di diniego dell’autorizzazione ha incontrato il favore della Commissione europea, che mantiene un quadro aggiornato e onnicomprensivo delle richieste di esportazioni di vaccini anti Covid-19 e dei corrispondenti impegni delle case farmaceutiche assunti nel quadro dei richiamati accordi di pre-acquisto (Apa) e non ha obiettato alle valutazioni formulate dall’Italia. Di conseguenza, il ministero degli Esteri ha provveduto ad emanare formalmente il provvedimento di diniego all’esportazione, lo stesso giorno in cui la Commissione ha informato l’Italia che concordava con il provvedimento in oggetto.

– Agenzia DiRE –