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La curva dei contagi da Covid continua crescere in Italia. E a tal proposito Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia dell’Università di Padova, ammette: “Vaccino disponibile per i primi di dicembre? Se questo dovesse accadere sarei preoccupato perché significherebbe che non è stato testato sul campo, sulla popolazione, per dimostrare che c’è una differenza statisticamente significativa tra i vaccinati e i non vaccinati. Sarebbe veramente una cosa senza precedenti se questo accadesse. Finora non è apparsa una sola pubblicazione scientifica al vaglio della Comunità, che testimoni che questo vaccino ha le caratteristiche che dicono che abbia”.

Il vaccino. Ospite del programma L’imprenditore e gli altri condotto da Stefano Bandecchi, fondatore dell’Università Niccolò Cusano, su Cusano Italia Tv, ha aggiunto: “Il vaccino è lo strumento più adatto a combattere le malattie infettive in termini di costi ed efficacia – ha aggiunto -. Detto questo, il processo di sviluppo di un vaccino rimane molto complesso e lungo, anche nella distribuzione”.

Dpcm? È un compromesso. Alcuni provvedimenti ragionevoli, altri meno comprensibili come il divieto di andare al cinema e al teatro. Bisognava regolare i trasporti, occasione pazzesca di assembramento. Nessuno sa se le nuove misure avranno l’effetto sperato, perché nessuno le ha mai sperimentate prima. Il punto è che in questa situazione non ci saremmo dovuti arrivare, è il risultato di una totale impreparazione delle regioni e anche del sistema sanitario nell’implementare delle misure di sorveglianza, tracciamento e prevenzione.”

“Avevamo 5 mesi di tempo, avremmo potuto creare un sistema di sorveglianza e tracciamento e non ci saremmo trovati in questa situazione – ha proseguito-. A fare misure di restrizione sono bravi tutti perché misura dopo misura si arriva al lockdown, i casi calano e poi che facciamo, ricominciamo da capo? Se anche diminuissero i casi, non avremmo alcuna garanzia di poter consolidare questi risultati perché – ha concluso – al momento attuale non abbiamo un sistema di sorveglianza che sia in grado di interrompere i contatti sul territorio, come hanno fatto Cina, Taiwan, Nuova Zelanda e anche il povero Vietnam, che ha saputo intercettare i tracciamenti sul territorio ed ha avuto pochissimi casi”.

“Il mio osservatorio è piuttosto indicativo: il 60% dei pazienti” positivi al coronavirus “che giungono in ospedale vengono dimessi nelle 10 ore successive. Sono i cosiddetti codici verdi”. Sono le parole del professor Alberto Zangrillo, prorettore dell’Università San Raffaele, intervenuto in collegamento a La vita in diretta, in onda su Rai Uno.

“E’ indubbio che il virus circoli e sia estremamente contagioso. Le misure prese dal governo mirano a limitare gli spostamenti. Se vogliamo arrivare al controllo assoluto, non ci riusciremo mai”, dice Zangrillo che spiega: “Dobbiamo ragionare in un contesto internazionale perché è un problema dell’Europa e del mondo. Nessuno nega che ci sia pressione sugli ospedali, una pressione che si riverbera sulle terapie intensive. Io ho fatto un appello per la massima attenzione a ricoveri dettati da reale necessità. La terapia intensiva deve essere considerata l’ultima tappa, dobbiamo essere certi che vada usata quando è realmente indicata, affinché non sia sottratta ad altri malati”.

“Nell’ospedale – spiega il prorettore del San Raffaele – ci sono diversi livelli di cura che vanno dalla semplice osservazione, ad una terapia di sostegno all’ossigenazione e all’assistenza ventilatoria non meccanica, fino alla situazione più estrema. Se un ospedale riesce a organizzarsi sul territorio in questo modo cerca di lavorare in modo ordinato e coordinato”, conclude Zangrillo.