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La pandemia incrementa il divario tra le famiglie e ‘congela’ i consumi che si trasformano in risparmio ma quasi un italiano su cinque non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro con risorse proprie. E’ quanto emerge dall’indagine annuale curata da Ipsos per Acri, secondo quanto riporta l’Agi, in occasione della Giornata mondiale del risparmio che fotografa un Paese caratterizzato da “evidenti contraddizioni”. 

I dati. Cresce anche la percentuale di italiani che risparmia senza troppe rinunce (58%) e che guarda con soddisfazione agli ultimi 12 mesi, periodo durante il quale è accresciuto il proprio accantonamento di riserve. Tuttavia, secondo l’indagine, c’è una minoranza che si trova in una situazione ancor più complessa che in passato, sia per i consumi, che per le possibilità di risparmio. Sono coloro che stanno pagando la crisi attuale e le code della precedente, e che rischiano di essere sempre più marginalizzati: vivono la situazione con crescente ansia, perché non intravedano vie d’uscita.

Secondo il presidente Acri, Francesco Profumo, “c’è una grande polarizzazione fra gli italiani” e “questo aumento del risparmio non accresce gli investimenti e non è un motore di sviluppo”. “La crisi sta colpendo pesantemente famiglie che erano già in difficoltà ma le preoccupazioni legate alla diffusione del contagio e alla capacità di risposta del sistema sanitario spostano in avanti i timori per le ripercussioni economiche della pandemia nel nostro Paese e nel mondo”, ha spiegato il presidente Acri.

E’ ufficiale: l’Rt, l’indice che misura la diffusione del virus ha varcato la soglia di 1,5. Avvicinarsi a 2, come avviene già in alcune regioni tra cui la Lombardia, vuol dire che l’epidemia è fuori controllo. E infatti già si parla di scenario 4 che, secondo quanto sostiene l’Iss, prevede l’impossibilità di tracciare tutti i casi, un sovraccarico del sistema sanitario e una grande difficoltà a proteggere i soggetti fragili.

Secondo il commento dell’Iss, ripreso dal Sole 24 Ore, si tratta di una “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5 (ovvero con stime IC95% di Rt maggiore di 1,5)”. Con la conseguenza che la crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 1-1,5 mesi, “a meno che l’epidemia non si diffonda prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili. A questo proposito, si rimarca che appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità”.

Lockdown inevitabile. Se l’indice Rt continuerà ad aumentare anche nei prossimi giorni, se ci troveremo – come scrive sempre l’Iss – con una “trasmissione comunitaria diffusa, cluster non più distinti tra loro, nuovi casi non correlati a catene di trasmissione note, pressione sostenuta per i Dipartimenti di Prevenzione, allora il lockdown non sara più evitabile.”

Le misure delle regioni. Non è un caso se sono arrivate ordinanze da parte delle Regioni. Basti pensare alla Lombardia, dove il governatore Attilio Fontana ha deciso di imporre il coprifuoco dalle 23 alle 5 così come poi hanno fatto molti altri suoi colleghi: dalla Campania alla Basilicata, al Lazio. A preoccupare sono le parole usate dal commissario Domenico Arcuri che non presagiscono nulla di buono: “In Italia i contagi sono aumentati di 8 volte rispetto ad appena 20 giorni fa e l’indice Rt raddoppia ogni settimana, questa è la realtà”. Ecco, quindi, che siamo vicini allo scenario 4.