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I viaggi dei residenti in Italia nel 2020 toccano il loro minimo storico: sono 37 milioni e 527 mila (231 milioni e 197 mila pernottamenti), con una drastica flessione rispetto al 2019 che riguarda le vacanze (-44,8%) e ancora di più i viaggi di lavoro (-67,9%). Lo comunica l’Istat in una nota.

Per le vacanze in estate – prosegue l’Istituto di statistica – il calo si attenua (-18,6%). Ciononostante, quasi 7 persone su 100 rinunciano alla vacanza estiva (erano il 37,8% nel 2019, sono il 30,9% nel 2020 quelle che fanno almeno una vacanza tra luglio e settembre).

I viaggi all’estero crollano (-80,0%) mentre le località italiane sono colpite in misura minore (-37,1%) e sono meta del 90,9% dei viaggi.

È una sola parola, meccatronica, ma in realtà è la crasi perfettamente riuscita e rappresentativa di un mondo che implica l’approccio multidisciplinare e la costante integrazione tra meccanica, elettronica e informatica. Il tutto per automatizzare i sistemi di produzione, semplificando il lavoro umano, accelerandolo e in alcuni casi sostituendone alcune funzioni.

Ma con l’avvento del Covid-19 è un mondo che è cresciuto o ha subito una battuta d’arresto? E ha conosciuto, come altri, delle importanti evoluzioni? Per rispondere a queste e tante altre domande, noi di Kong News ne abbiamo parlato con Sabina Cristini, presidente del Gruppo Meccatronica di ANIE Automazione. ANIE Automazione è una delle 13 Associazioni di settore di ANIE – Federazione Nazionale delle Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche, aderente a Confindustria e raccoglie oltre 100 imprese fornitrici di tecnologie per l’automazione di fabbrica, di processo e delle reti.

“La meccatronica negli anni ha notevolmente cambiato l’approccio progettuale. Diversi  anni fa si approcciavano in un progetto di macchina discipline diverse in modo successivo ad es. completando  la progettazione meccanica con i successivi studi dell’elettronica e dell’automazione. Questo comportava il rischio di una serie di errori che si sarebbero evidenziati solo in una fase finale di test sul prototipo fisico realizzato con conseguenti alti costi e tempi di correzione del progetto.  Con un approccio interdisciplinare, articolato e complesso qual è quello attuale”, precisa la Cristini, “si tiene invece conto dell’approccio meccatronico e con questo si riesce a rispondere a un mercato che oggi chiede macchine molto flessibili e versatili. I prodotti consumer, infatti, non sono più solo prodotti su larga scala, ma tendono  sempre più verso lotti personalizzati. I macchinari devono pertanto essere pronti ad accogliere le richieste di customizzazione. Grazie alla digitalizzazione, la meccatronica garantisce più ambiti di innovazione per il settore manifatturiero”.

L’impatto del Covid-19. Un mondo dunque che innova di continuo, ma che impatto ha avuto su di esso il Covid? L’industria manifatturiera, stando alle stime di Prometeia su dati Istat e condivise con noi da ANIE Automazione, ha visto nell’autunno scorso un progressivo recupero, chiudendo alla fine l’anno con -10,2% rispetto al 2019.

Se, dunque, con il primo lockdown si era toccato il minimo storico, c’è da dire che c’è stata poi una piccola ripresa. Anche se bisogna segnalare la flessione delle esportazioni diminuite dell’11,5% anche a causa della riduzioni degli scambi con i partner europei. Per quanto riguarda i settori ANIE, elettronica ed elettrotecnica registrano un calo di circa il 10% in linea con l’industria manifatturiera nel suo complesso (secondo peggior risultato degli ultimi 20 anni dopo il crollo del 2009).

Quanto invece all’automazione industriale, l’impatto del lockdown è stato diverso a seconda del mercato di destinazione delle tecnologie. Settori come il farmaceutico e l’alimentare hanno tenuto, ma quello delle macchine utensili ha subito perdite importanti. E questo in particolare per la mancata consegna delle macchine, a causa delle restrizioni anti Covid-19, che ha portato alla mancanza di liquidità per le aziende fornitrici.

Il peso delle esportazioni all’estero. “Esportando in media oltre  il 95% della produzione” ci spiega Cristini, “in una situazione quale quella generata dalla pandemia,  la difficoltà di seguire l’avviamento dei progetti è risultata una forte barriera per alcune aziende: la macchina deve infatti essere collaudata  in campo e, operando all’estero, la sfida è stata la possibilità di operare con tecnici qualificati all’estero.Tale difficoltà ovviamente, a cascata, ha riguardato anche il grado di soddisfazione dei clienti”.

Ancora i numeri: se nei primi sei mesi del 2020 c’è stata una perdita a doppia cifra del fatturato (dato preconsuntivo: -16%), la seconda parte dell’anno – al contrario delle aspettative legate alla ripresa – non sembra migliorare (chiusura attesa: -10%), ci dicono da ANIE. in attesa dei dati ufficiali che saranno pubblicati a maggio. Al momento si può dire che, grazie a un clima di maggior fiducia tra i clienti, il sentiment è più positivo rispetto allo scorso anno. Ci sono stati poi problemi per l’approvvigionamento di componentistica elettronica: lunghi tempi di consegna ed elevati costi di trasporto.

Di contro, la digitalizzazione ha dato un notevole impulso alla meccatronica, come precisa la presidente del Gruppo Meccatronica ANIE Automazione: “Le aziende che già operavano da remoto hanno potuto effettuare monitoraggio delle linee da remoto e addirittura cimentarsi nei primi avviamenti di macchine completamente a distanza.  Allo stesso modo chi già opera e operava con piattaforme condivise da più utenti è stato avvantaggiato. Come è avvenuto poi per altri settori, aziende che ancora non avevano adottato in pratica le tecnologie abilitanti, si sono avvicinate al digitale. Sicuramente il trend favorirà ulteriormente l’adozione di queste tecnologie.  Spinti anche dalle difficoltà di questo ultimo anno, non conterà tanto l’essere fisicamente vicini alle macchine, ma avere strumenti che permettano l’accesso di alto livello a tecnici distribuiti. Grazie all’assistenza da remoto, alla connettività, alle piattaforme che simulano virtualmente quello che ho in campo si riesce ad aiutare i tecnici in loco, in particolare all’estero, ma che non hanno tutte le competenze”.

Inoltre, la digitalizzazione dà un grande contributo anche nel progettare virtualmente una macchina, per esempio, nel momento in cui un costruttore deve realizzare un prototipo o sviluppare nuove funzionalità.

I vantaggi della digitalizzazione. Come ci racconta Cristini: “In passato si costruiva il prototipo fisicamente, ma adesso si procede con la realizzazione del digital twin, il gemello digitale di una macchina o di una parte di essa. Si possono simulare le grandezze dimensionali così come gli aspetti cinematici, ossia del movimento. Si possono fare test delle cinematiche, delle inerzie in gioco e delle coppie, vedere come si modificano le caratteristiche fisiche del prodotto, le risposte termiche di un processo, ecc… Cosa permette questo? Di progettare un prototipo in tempi più rapidi e con un livello di accuratezza maggiore. Così come c’è la possibilità di stressare e simulare caratteristiche  diverse e intercettare fin da subito le fasi critiche”.

In questo modo, quando si arriva alla prima costruzione del prototipo si è a un livello di affidabilità più alto. Si è risparmiato del tempo e anche dei costi.

“Senza dimenticare”, aggiunge il presidente del Gruppo Meccatronica di ANIE “che la digitalizzazione risponde anche alle esigenze di trasparenza e di analisi dei processi produttivi in termini di qualità e prestazioni. Da un lato, per soddisfare l’esigenza del monitoraggio di dati e prestazioni i sistemi si aprono alla connessione al cloud e ai nuovi sistemi come l’edge. La possibilità di rendere disponibili dati e sempre più anche processi di calcolo su base cloud ed edge fanno intravedere spazi notevoli di trasformazione dei sistemi su cui il software può essere gestito: localmente, on customer premises su edge e per quanto necessario scambiare al di fuori delle strutture locali su cloud. Obiettivo è elaborare localmente la maggior parte dei dati sensibili e critici in termini di performance e rilasciare verso il cloud una loro rielaborazione. Dall’altro la necessità di trasformare i dati in valore richiede poi all’intelligenza artificiale il compito di elaborare strutture e algoritmi con autoapprendimento che permettano di gestire processi complessi e veloci”,

Le figure più richieste nella meccatronica. Alla luce di quanto detto finora quali sono le professionalità più richieste nella meccatronica? Se l’approccio multidisciplinare è la sua essenza e bisogna lavorare in modalità sempre più sinergica, si può dire che le figure più rilevanti per questa industria 4.0 sono riconducibili, come dicevamo prima, al trattamento e all’analisi delle informazioni (big data, business intelligence). Sono però sempre più richieste “anche figure di professionisti attinenti alla progettazione meccatronica e con conoscenze associate alle nuove piattaforme integrate per la progettazione. Così come professioni legate all’automazione dei processi produttivi e logistici”, precisa Sabina Cristini.

“Se è vero che l’operatore è aiutato dall’automazione che semplifica molte cose e agisce in autonomia, questi deve avere oggi una conoscenza più ampia del processo, la prontezza per intervenire su un eventuale guasto e avere una capacità articolata di gestione della produzione per capire dove agire supportato dalle piattaforme. Deve avere una competenza di più alto livello. Da addetto alla catena di montaggio oggi diventa più specializzato e con maggiori  responsabilità”.

Ma non solo: sono ricercate nuove professioni legate alle nuove tecnologie additive, la robotica, le nanotecnologie, la stampa 3D, le biotecnologie. Così come lo sono le figure di digital copywriter, esperti di SEO, analisti di social media, community manager.

Quanto alle competenze, oltre a quelle multidisciplinari della meccanica, elettronica, automazione e informatica “ci si aspetta da chi vuole lavorare nella meccatronica anche soft skill più spiccate, tra cui l’avere flessibilità e curiosità cognitiva. In questo mondo non si smette mai di imparare perché le tecnologie crescono in modo molto veloce. Bisogna avere la capacità di continuare ad apprendere oltre a quella di sapersi coordinare con gli altri. Non bisogna essere gli ‘scienziati” che sanno fare tutto, ma piuttosto fare rete e partecipare in modo congiunto sui progetti. Oltre ad attuare il problem solving”, chiosa Cristini.