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La misura del contributo è stata approvata con la delibera n. 5 del 19 ottobre 2021, adottata in via di urgenza dal presidente del Comitato Centrale Enrico Finocchi e in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il contributo è dovuto da tutte le imprese che effettuano servizi di autotrasporto di merci per conto terzi e dovrà essere versato entro il 31 dicembre 2021 con due modalità alternative attivabili nella apposita sezione “Pagamento Quote” presente sul sito www.alboautotrasporto.it per l’importo relativo all’anno 2022 o ad eventuali annualità pregresse non corrisposte.

Il pagamento va accreditato sul conto n. 34171009 intestato al Comitato Centrale o direttamente online, tramite carta di credito Visa, Mastercard, carta prepagata PostePay o Poste Pay Impresa, conto corrente BancoPosta online; oppure tramite bollettino cartaceo precompilato, generato automaticamente dalla funzione informatica con l’importo dovuto, che l’impresa iscritta dovrà stampare o pagare presso un qualsiasi ufficio postale.

Qualora il versamento non venga pagato entro il termine previsto, l’iscrizione all’Albo sarà sospesa.

La quota da versare è suddivisa in tre voci: una quota fissa di iscrizione di 30 euro; una quota dovuta da ogni impresa in relazione alla dimensione numerica del proprio parco veicolare, qualunque sia la massa dei veicoli con cui esercitano l’attività di autotrasporto; una terza quota dovuta dall’impresa per ogni veicolo di massa complessiva superiore a 6.000 chilogrammi di cui la stessa impresa è titolare.

La prova dell’avvenuto pagamento deve essere conservata dalle imprese, anche con lo scopo di consentire i controlli da parte del Comitato Centrale o delle competenti strutture periferiche

La riforma delle pensioni è il nuovo fronte da affrontare per il Governo. Come se non bastassero le divisioni interne, con i partiti della maggioranza ibrida che sostiene l’esecutivo Draghi che hanno idee ben diverse sul tema, all’orizzonte si staglia un possibile scontro con i sindacati. Scenario che il premier Mario Draghi vorrebbe evitare, e in quest’ottica va letta la convocazione di Cgil, Cisl e Uil a Palazzo Chigi prevista per oggi alle ore 18. Ma le posizioni delle parti, al momento, sembrano molto lontane.

L’IDEA DEL GOVERNO

Il presidente del Consiglio è stato netto: Quota 100 non sarà rinnovata. La norma, introdotta dal Governo Conte I, costa molto e non ha stimolato il ricambio generazionale che era tra i suoi obiettivi. La proposta di Draghi e del ministro dell’Economia Daniele Franco è di varare misure per tornare gradualmente al sistema pre-Quota 100, la legge Fornero tanto osteggiata dalla Lega: magari, una Quota 102 nel 2022 e una Quota 104 nel 2023. Ma l’idea non piace ai sindacati.

LA PROPOSTA DEI SINDACATI

“La nostra proposta unitaria è conosciuta dal Governo da mesi – ha ricordato il leader della Cisl Luigi Sbarra a ‘Repubblica’ -. Noi dobbiamo lasciare alle persone la scelta volontaria di andare in pensione dopo i 62 anni o con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età, sapendo che non tutti i lavori sono uguali e che quindi non possono esserlo neanche le regole pensionistiche, quindi c’è la necessità di introdurre elementi di forte flessibilità in uscita dal mercato del lavoro. Inoltre bisogna riconoscere alle donne un anno di contributi in più per ogni figlio, sarebbe un segnale forte a sostegno della genitorialità, e garantire ai giovani, ai quali oggi viene applicato un sistema contributivo puro, e che hanno carriere discontinue una pensione di garanzia”.

LE MINACCE DI SCIOPERO

Ciò che è certo è che i sindacati non ci stanno a restare a guardare. Sbarra ha sottolineato che con il Governo “siamo condannati a lavorare insieme. Serve un metodo di confronto centrato sul dialogo e sulla responsabilità”. Ma ha avvisato: “In caso contrario non resteremo certo con le mani in mano. Se troveremo un muro davanti a noi, o se le nostre rivendicazioni e proposte saranno ostacolate o non prese in considerazione, le mobilitazioni saranno inevitabili nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”. Una posizione che fa il paio con quella del segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che ieri, prima della convocazione dei sindacati da parte di Draghi, aveva lamentato la mancanza di coinvolgimento nel dibattito: “Con il premier non abbiamo parlato, e se non succederà saremo costretti a farlo in modo diverso“, le sue parole ad Agorà. Stasera si capirà qualcosa in più sulla volontà delle parti di venirsi – o non venirsi – incontro.

Fonte: Agenzia Dire