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Il presidente ha deciso di proteggere il paese sospendendo gli ingressi di stranieri che sono stati in Brasile nei 14 giorni precedenti al loro arrivo negli Stati Uniti. I cittadini stranieri che sono stati in Brasile nei 14 giorni precedenti a quando vorrebbero venire negli Usa, non potranno entrare. Ad annunciarlo è l’addetto stampa della Casa Bianca, Kayleigh McEnany, specificando che il commercio non sarà toccato dal provvedimento.

Rapporti buoni, è solo prudenza. “La decisione di oggi aiuterà ad assicurare che i cittadini stranieri che sono stati in Brasile non diventino una fonte di ulteriori contagi nel nostro Paese”, ha detto McEnany in una nota. Il divieto non pregiudicherà la cooperazione, importante, tra i due Paesi – ha sottolineato il ministero degli Esteri brasiliano citato dalla Cnn -. Il Brasile e gli Stati Uniti hanno mantenuto un’importante cooperazione bilaterale per combattere Covid-19. Il ministero ha anche fatto riferimento ai precedenti annunci di donazioni americane che sono state valutate circa 6,5 milioni di dollari a favore degli sforzi brasiliani per limitare il più possibile l’impatto sanitario e socioeconomico del virus.

“La decisione del governo statunitense si basa su criteri tecnici che tengono conto di una combinazione di fattori quali il numero totale di casi, le tendenze di crescita, il volume dei viaggi, tra gli altri –  ha scritto il ministero – . La restrizione statunitense ha lo stesso scopo di una misura analoga adottata dal Brasile nei confronti di cittadini di tutte le origini, compresi gli americani, e misure simili adottate da una grande varietà di paesi”.

I dati. Intanto, in America Latina, si è verificato un nuovo forte incremento di contagi nelle ultime 24 ore (734.988, +32.500) e di morti (39.816, +1.200). In Brasile 363.211 contagi e 22.666 morti. Seguono il Perù (119.959 e 3.456) e il Cile (69.102 e 718). Per quanto riguarda i paesi con più di 5.000 contagi, troviamo poi il Messico (65.856 e 7.179), l’Ecuador (36.756 e 3.108), la Colombia (21.175 e 727), la Repubblica Dominicana (14.801 e 458), Panama (10.577 e 299), Argentina (11.353 e 448) e Bolivia (5.915 e 240).

La virologa Ilaria Capua esprime importanti considerazioni in merito alla pandemia di Coronavirus. In un’intervista a “Domenica In”, il programma condotto da Mara Venier, “Si sapeva che prima o poi sarebbe arrivato un virus pandemico. Fa parte nella nostra esistenza e dobbiamo farci i conti, non possiamo far finta di niente. Non sappiamo cosa succederà perché il virus fotocopia se stesso, si replica e miete vittime specie in alcune popolazioni. I contagi sono importanti, ma non sono il punto di rottura.”

Le terapie intensive – precisa la virologa – sono il punto di rottura. In Italia, al di là del numero dei contagi che è importante, le cose vanno davvero meglio. Ora dobbiamo fare in modo che la sanità si riprenda, si riorganizzi in termini pre Covid. Solo gradualmente potremmo riprendere una vita normale, ma è importante dire che chi si ammala sarà ben curato. Dissi che i nonni dovevano stare lontani dai nipoti perché i bambini trasportano l’infezione e la amplificano. In un momento di particolare emergenza con gli ospedali pieni, l’unica misura efficace era quella di tenere i nonni protetti”. 

Rivalutare la situazione. Purtroppo, secondo l’esperta, l’emergenza ci ha colto impreparati: “L’informazione in alcuni casi ha fatto un buon lavoro, in altri no. Ora è il momento di cominciare a parlare di sanità pubblica in televisione anche in trasmissioni come Domenica in che guardavo da piccola. Da questo problema verremo fuori insieme. Gli italiani hanno capito che feste di compleanno, feste di laurea per un po’ non si possono fare, magari possiamo reinventarci una vita meno frenetica, più a misura d’uomo e con regole di sanità pubblica, come quella di lavarsi sempre le mani. Se qualcuno scappa con tutti i pezzetti del cielo, il cielo poi non lo ritroviamo più. Facciamo un patto: arriviamo al 28 giugno e rivalutiamo la situazione”.