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A livello globale i contagi hanno superato i trenta milioni di casi. Da inizio della crisi il Covid-19 ha ormai mietuto più di 941 mila morti e si avvia inesorabilmente a superare il milione con il trend attuale. Gli Stati Uniti resta il Paese con più vittime, precisamente 197.589, seguito dal Brasile a quota 134.935, l’India con 83.198, il Messico con 71.978 e Regno Unito con 41.684 decessi. Lo Stato indiano, inoltre, si conferma essere quello con il più alto numero di infezioni, che nelle ultime 24 ore si sono registrati 96.424 casi, facendo salire il totale dei contagi a 5,2 milioni che si avvicina drammaticamente a eguagliare il primato statunitense.

L’allarme dell’OMS. È l’Organizzazione mondiale della sanità a lanciare l’allarme sulla tendenza dei contagi. A preoccupare in modo particolare è l’Europa, dove, secondo quanto dichiarato dal direttore dell’organizzazione, Hans Kluge, la situazione è molto grave, i casi settimanali hanno superato quelli segnalati quando il contagio ha raggiunto per la prima volta il picco a marzo”. Una battaglia che ora si rischia di perdere: “La scorsa settimana, il conteggio settimanale ha superato i 300 mila contagi. E più della metà dei Paesi europei ha segnalato un aumento dei casi superiore al 10% nelle ultime 2 settimane”. In Europa, dove le vittime totali sono già 226 mila, i governi dei vari Stati cercano soluzioni che possano contenere il numero dei contagi e, allo stesso tempo, evitare di imporre misure troppo eccessive, il livello di contagio inizia a diventare preoccupante. L’ipotesi di nuove misure restrittive non sono così improbabili, ma rispetto a marzo il Vecchio continente ha sicuramente qualche arma in più. Infatti, nonostante i numeri in netto rialzo, l’Europa possiede adesso una migliore capacità di testing e di gestione terapeutica, con statistiche che includono anche gli asintomatici. Tuttavia, senza un atteggiamento responsabile da parte di istituzioni e cittadini, l’attuazione di nuovi lockdown sarà l’unica strada per poter contenere efficacemente la diffusione del virus.

La difficile fase inglese e la situazione europea. A pochi giorni dall’introduzione della “regola dei sei”, la legge che indica il numero massimo di persone che possono radunarsi sia all’aperto che al chiuso, sono già oltre due milioni di persone che nel Regno Unito sono tornate in lockdown. La parte interessata è quella del nord-est del Paese. Tuttavia, l’esecutivo a britannico ha scelto di estendere parte delle misure restrittive in altre zone, portando ad un totale di quasi dieci milioni di persone che tornano ad essere sottoposti a misure di lockdown, pur con diversi gradi di restrizione. Ad ogni modo, l’esecutivo di Boris Johnson è il primo Stato europeo, che ad oggi risulta il peggiore per numero di vittime, ad adottare una linea dura per contenere la diffusione del contagio. Le nuove misure, già implementate a Birmingham, sono state estese a Bolton, Leicester, Newcastle e Sunderland, nonché nelle aree del Northumberland, del Nort e South Tyneside e nella contea di Durham con limitazioni severe sui contatti sociali e sugli orari di apertura e chiusura dei pub. La decisione ha spiegato il ministro della Sanità britannico, Matt Hancock, vuole essere “una risposta immediata” alle “preoccupazioni” per il nuovo incremento dei contagi da Covid-19 nella zona, che registrano tassi d’infezione locali compresi al momento fra 70 e 103 casi diagnosticati per ogni 100mila abitanti, nettamente superiori alla media nazionale. Tuttavia, il ministro britannico ha anche specificato che l’attuale tendenza, se non fosse invertita, potrebbe portare addirittura ad un nuovo lockdown totale. Situazione che potrebbe presto verificarsi anche in Francia, dove i nuovi contagi sono tornati sopra quota diecimila nelle ultime 24 ore. Lo ha annunciato Santé Publique France nel suo comunicato quotidiano. Le nuove vittime sono state 50, per un totale di 31.095 decessi dall’inizio della pandemia. Il tasso di positività resta stabile alla quota degli ultimi giorni, 5,4%, mentre sono 27 in più i pazienti ricoverati in rianimazione. Tra le peggiori cinque nazioni a livello mondiale, prima fra le europee, c’è la Spagna, dove in un giorno i nuovi contagi sono stati 11.193. La zona più colpita è quella della capitale Madrid, dove si registra il 32% dei nuovi casi. Anche qui l’esecutivo spagnolo prendera soluzioni simili a quelle del governo britannico e facile prevedere a breve nuove limitazioni per arginare la diffusione del virus.

Lockdown israeliano. Da venerdì è in vigore il secondo lockdown in Israele, definito daall’esecutivo come “importante e necessario”. Così, lo Stato ebraico diventa la prima nazione al mondo a dover imporre un’altra quarantena totale. Il blocco durerà tre settimane e coincide con le festività più importanti nel calendario ebraico: parte dalla sera di Rosh Hashana (il Capodanno) fino a Yom Kippur e Sukkot. Le scuole, i servizi e i trasporti pubblici, tutte le attività commerciali (esclusi supermercati e farmacie) si fermeranno, i ristoranti possono solo preparare piatti per le consegne a domicilio, gli spostamenti sono limitati a 500 metri dall’abitazione.Dopo questa fase ne sono previste altre tre con gradi diversi di limitazioni. Gli epidemiologici del ministero della Sanità promettono che se i nuovi casi dovessero scendere sotto i mille al giorno, la chiusura potrebbe essere ridotta. L’opposizione, in ogni caso, accusa Netanyahu per l’attuale situazione sanitaria, accusandolo di essersi focalizzato più sul processo per corruzione e sull’accordo con gli Emirati Arabi Uniti che alla situazione sanitaria del Paese.

Il punto sui vaccini.  Al momento, almeno 92 vaccini sono in fase di test preclinici su animali, mentre altri quaranta vengono testati sull’uomo. Nello specifico, però, solo 9 hanno già raggiunto la terza fase, cioè quella di inoculazione a migliaia di volontari. Tra questi quello di Moderna, che ieri, smentendo di fatto la promessa di Trump, ha detto in merito al vaccino che, se tutto va bene, “potrà consegnare 100 milioni di dosi al governo americano nei primi mesi del 2021”. In Cina, invece, sono undici i candidati vaccini contro il Covid-19, di cui quattro sono già arrivati alla fase 3, la più avanzata. Lo ha dichiarato il ministro della Scienza e della Tecnologia cinese, Wang Zhigang, durante il suo intervento a un forum sulla sanità, citato dal quotidiano Beijing Daily, nel corso del quale ha parlato degli ultimi sviluppi cinesi nel contrasto alla pandemia: “Al momento, undici nuovi vaccini contro il Covid-19 sono nella fase degli studi clinici, quattro dei quali sono entrati in studi clinici di fase 3“.

Gli scenari di mercato così come gli atteggiamenti dei consumatori sono cambiati profondamente con il covid-19. Per questo, Federazione Moda Italia-Confcommercio con World Capital ha voluto dare una fotografia della situazione pre-covid, nel Fashion & High Street Report il 2019, in collaborazione con Osservatorio Acquisti Nexi, Global Blue e Cciaa di Milano.

Il calo. Secondo i dati del sondaggio di Federazione Moda Italia sull’andamento delle vendite nel settore moda nei mesi di luglio e agosto di quest’anno, il 62% delle aziende ha evidenziato un calo rispetto alle entrate degli stessi due mesi del 2019. Il 22% ha registrato una stabilità ed un 16% un incremento. Il calo medio registrato è del 17% con posizioni più critiche nei centri delle grandi città, che hanno sofferto di più rispetto alle periferie, ai centri minori ed alle località turistiche, dove si è registrata qualche soddisfazione.

“Siamo molto preoccupati perché lo stallo degli arrivi di turisti amanti del bello e del made in Italy e l’eccessivo utilizzo di smartworking – afferma Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – hanno portato ad un cortocircuito dei flussi soprattutto nei centri delle maggiori città. Le nostre stime prevedono un calo di 5,7 miliardi di euro, pari al 75% dei proventi da shopping tourism che, sommato alla diminuzione delle vendite sul mercato interno, potrebbe portare complessivamente alla chiusura di 17mila punti vendita del settore moda con un’incidenza sull’occupazione di 35.000 addetti. Ma siamo altrettanto convinti che, non appena, si allenteranno i timori, con la ripresa in presenza di scuole, università e attività pubbliche e private a pieno regime, il nostro Paese saprà ripartire.

“Le manifestazioni fieristiche della moda di Milano potranno rilanciare l’economia e dare nuova linfa e movimento al settore. Il comparto retail, già influenzato dalla concorrenza del web – prosegue Borghi – è una tra le principali vittime del Covid-19. Per far riprendere il settore, dunque, dobbiamo cercare di far rivivere i nostri centri, acquistando nei negozi di prossimità, che rappresentano l’anima delle città e contribuiscono a valorizzare le relazioni sociali, illuminare animi e strade, dare decoro e pulizia a vie e piazze, offrendo qualità, cordialità e professionalità. Tuttavia – conclude Borghi – servono contributi a fondo perduto e una liquidità pronta e veloce, oltre ad una necessaria riforma fiscale, per la tenuta del mercato. Le banche devono poi essere al servizio di tutti coloro che fanno impresa e non soltanto di chi può già permetterselo. Resta, infine, quanto mai urgente una seria riflessione sui tempi della moda e sui rapporti di filiera, nell’interesse superiore del ‘Made in Italy’”.