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ROMA 27 MAG 2024 – «Ancora una volta, come è spesso accaduto dall’inizio del suo incarico, il Ministro Schillaci è arrivato a sostenere apertamente che la migliore soluzione possibile per risolvere la carenza di personale sanitario, nel nostro Paese, è quella di arrivare ad assumere infermieri dall’estero. Molte volte, nelle sue uscite pubbliche, Schillaci ha addirittura ignorato la questione della grave carenza infermieristica, giunta oggi ad una vera e propria voragine, con 175mila professionisti dell’assistenza mancanti all’appello. 

Quando, in rari casi, si è ricordato di menzionare gli infermieri, come in questa occasione, il Ministro, con cui abbiamo sempre cercato di instaurare un dialogo costruttivo, si è lasciato ad andare ad affermazioni e ipotesi che non possiamo certamente condividere e che soprattutto rappresentano, non smetteremo mai dirlo, strade tortuose e avverse, figlie di scelte a dir poco paradossali (vedi il piano Bertolaso che non ci ha mai convinto) e che rischiano di minare ulteriormente la già precaria stabilità del nostro sistema sanitario e la qualità delle prestazioni offerte ai cittadini.

Schillaci nelle ultime ore ha rilanciato l’ipotesi di assumere infermieri stranieri per coprire le falle del personale. Sulla questione ci siamo espressi più volte. La priorità deve essere quella di valorizzare i professionisti che abbiamo in casa. Oltre tutto, nel caso degli infermieri stranieri, è impossibile non tener conto delle barriere linguistiche e della necessità di valutare con attenzione i titoli di studio. Siamo di certo di fronte ad una soluzione che non può essere risolutiva per la nostra crisi sanitaria».

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up. «Da Trento, nel corso del Festival dell’Economia, Schillaci ha confermato, inoltre, che nei prossimi giorni, si ipotizza il 3 giugno, dovrebbe essere presentata in Consiglio dei Ministri la bozza del Decreto per l’abbattimento delle liste di attesa. Vogliamo e dobbiamo essere franchi e onesti, lo dobbiamo ai professionisti sanitari che ogni giorno si attendono da noi risposte su quella valorizzazione economico-contrattuale che rappresenta il leit motiv delle nostre battaglie, più che mai in un momento storico in cui la crisi si è acuita per l’inefficacia delle politiche sanitarie nazionali e regionali.

Per stessa ammissione di Schillaci e come confermato più volte dal Ministro dell’Economia Giorgetti, mancano assolutamente ad oggi le coperture finanziarie per attuare l’abbattimento delle liste di attesa. L’impegno del Ministro della Salute, che ha ribadito più volte di averci messo la faccia su questo obiettivo davvero arduo da raggiungere, è sì innegabile. Ma allora perché, ci chiediamo, perdersi ancora una volta in proclami e decidere di annunciare la presentazione di un Decreto che non sarà certo attuabile nell’immediato?

Non vorremmo che si trattasse di una strategia politica, l’ennesima, a pochi giorni dal voto in Europa. Il Governo che ha annunciato da settimane di voler intervenire sul tema scottante delle liste d’attesa – in 3 milioni hanno rinunciato a curarsi proprio a causa di code troppe lunghe per visite ed esami – avrebbe deciso di presentare il suo piano proprio alla vigilia del voto dell’8 e 9 giugno.

La stessa premier Giorgia Meloni che sa quanto il tema interessi agli italiani ci conta molto per convincere più di qualche indeciso a votare le forze di maggioranza. Ma il piano a cui lavora da settimane il ministro della Salute Orazio Schillaci si sta scontrando con un problema di non poco conto: mancano i fondi per finanziare le misure più importanti. Il decreto sulle liste d’attesa era stato annunciato già entro metà maggio, ma ora lo slittamento potrebbe arrivare a inizio giugno, termine ultimo per non superare l’appuntamento elettorale dell’8 e il 9 giugno sul quale la maggioranza punta per consolidare con il voto l’Esecutivo. 

Ma c’è un nodo che sta rimettendo in discussione diverse misure a cui hanno lavorato i tecnici della Salute e cioè quello delle coperture economiche necessarie su cui il ministero dell’Economia avrebbe sollevato un muro, viste le attuali “ristrettezze” dei conti pubblici segnalate più volte dallo stesso ministro Giancarlo Giorgetti.  I rilievi che suonano quasi come una bocciatura riguardano diversi punti e potrebbero trasformarsi in un braccio di ferro tra Mef e ministero della Salute.

E’ chiaro che non è più il tempo di promesse vane o di altisonanti squilli di tromba. Abbattere realmente le liste di attesa vuol dire assumere nuovi professionisti e soprattutto garantire aumenti di stipendio e incentivi al personale per aumentare i carichi di lavoro e arrivare a snellire i tempi di un esame o di un intervento.  Sarebbe necessario poi cancellare una volta per tutte il tetto di spesa sulle assunzioni di medici e infermieri (oggi non si può spendere di più di quanto speso nel 2004 tolto l’,1,4%): il suo superamento definitivo però ora come ora sarebbe davvero difficile.

Senza investimenti nel talento e nelle competenze dei professionisti, senza un capillare piano di assunzioni, non si può ricostruire il nostro sistema sanitario e garantire ai cittadini prestazioni degne di tal nome e rispondenti al crescente fabbisogno della popolazione. Tutto il resto sono chiacchiere vuote di cui nessuno di noi ha bisogno», conclude De Palma.

L’agricoltura italiana è l’attività economica che più di tutte le altre subisce quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore che, per contrastarli, mette in campo impegno e innovazione.

Nel corso del 2023, il susseguirsi di eventi climatici estremi ha procurato molti danni all’agricoltura nazionale tra coltivazioni e infrastrutture; sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal caldo al maltempo hanno prodotto effetti devastanti, come hanno dimostrato anche le alluvioni in Romagna, Lombardia, Piemonte e in Toscana, con frane, fiumi e corsi d’acqua esondati e allagamenti. Come conseguenza della cementificazione e dell’abbandono dei terreni, i risultati del settimo Censimento dell’agricoltura hanno mostrato che, negli ultimi 60 anni, l’Italia, ha perso circa tre aziende agricole su quattro e circa il 42% della Superficie Agricola Utilizzata.

Secondo l’istituto, la Superficie Agricola Utilizzata, nell’annata agraria 2022-2023, ha mostrato un andamento in leggera crescita, con un aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente; di contro, la superficie destinata a seminativi e cereali mostra livelli sostanzialmente stabili rispetto al 2022, con incrementi pari rispettivamente a +0,19% e +0,23% (come emerge dai dati della “Stima delle superfici e produzioni delle coltivazioni agrarie, floricole e delle piante intere da vaso”).

Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, l’Istat ha condotto l’indagine sulle intenzioni di semina di alcune colture erbacee, finalizzata a prevedere l’uso delle superfici cerealicole nell’annata agraria in corso (2023-2024) rispetto all’annata 2022-2023. Diversamente dall’andamento degli ultimi anni, nel 2024 le previsioni registrano una diminuzione, sebbene lieve, della SAU (-1,9%) e delle superfici investite a seminativi (-1,8%), mentre si prevede una flessione più significativa delle superfici a cereali (-6,7%).