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Il direttore per la produzione statistica, Roberto Monducci, in audizione in commissione Lavoro al Senato, annuncia un drammatico scenario in termini lavorativi. “Stimiamo che in media d’anno l’impatto del lockdown sia di quasi 2 punti di valore aggiunto e di 2,2 punti di occupazione, per poco meno di 400 mila occupati”.  Nel dettaglio, “la limitazione delle attività produttive fino a tutto aprile determinerebbe su base annua una riduzione dei consumi del 4,1%, del valore aggiunto dell’1,9%, con un impatto sull’occupazione in base d’anno di circa 385 mila occupati”. 

“Aspettiamo i dati i dati di fine maggio ma si parla di qualcosa tra i 700 mila e un milione di posti di lavoro che sarebbero a rischio. Poi sono bloccati per decreto ma il rischio c’è”. Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in un incontro di Fondazione Fiera Milano. “In Italia – ha aggiunto – si pensa che il lavoro o l’innovazione si creano per decreto. L’economia è cosa diversa. Quindi o noi liberiamo le risorse o non cresceremo come Paese. I posti di lavoro si creano se ci sono crescita e investimenti”. 

Le risorse non bastano. “Non bisogna pensare che le risorse sono infinite – ha aggiunto Bonomi – perchè così non è. E’ giusto sostenere per un certo periodo l’emergenza ma la sensazione è che stiamo immaginando che passata la pandemia torna tutto come prima. Si pensa che si possono sospendere i licenziamenti per legge, come se una legge può mantenere i posti di lavoro, il mercato i clienti. Purtroppo, non è così perchè l’economia è altro”.

La posizione dell’Anpal. Secondo, invece, le stime del Def, il Pil scenderà dell’8% nel 2020 per recuperare del 4,7% nel 2021 e si può prevedere “una perdita di 500 mila posti di lavoro nel 2020 e un recupero solo parziale nel 2021 con un saldo negativo di 250 mila posti di lavoro”. A confermarlo il presidente dell’Anpal, Domenico Parisi, nel corso dell’audizione alla Commissione Lavoro del Senato, sulle ricadute occupazionali dell’epidemia da Covid-19. “Si stima, secondo una previsione ottimististica – ha aggiunto Parisi – un lento recupero che permetterà di tornare ai livelli pre-crisi solo nel 2023”.

Reagire al Covid. Parisi ha osservato che l’Italia ha mostrato “un grande senso di responsabilità ad affrontare” l’emergenza sanitaria, tanto da diventare un modello per altri Paesi. L’Anpal – ha concluso – ha un “ruolo importante” per accrescere le opportunità occupazionali e rappresenta uno “strumento fondamentale” per affrontare la crisi economica. 

Il carico di cura nelle famiglie più a rischio povertà è sulle spalle delle donne. Lo evidenzia il Rapporto di Save The Children “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020” , dal quale emerge che le donne diventano madri sempre più avanti negli anni (nel 2019 l’età media al parto cresce e tocca i 32,1 anni, il tasso più alto in Europa), molte di loro sono costrette a rinunciare alla carriera professionale a causa degli impegni familiari e un welfare che non riesce a sostenere le donne che decidono di mettere al mondo un bambino. Una situazione già critica che è ulteriormente peggiorata con l’emergenza Covid-19, specie per le 3 milioni di lavoratrici con almeno un figlio con meno di 15 anni, pari al 30% delle occupate totali (9 mln 872 mila).

“Con l’avvio della fase tre, le più penalizzate rischiano di essere le madri lavoratrici, circa il 6% della popolazione italiana. Con la mancata riapertura dei servizi per la primissima infanzia – dice Antonella Inverno, Responsabile delle Politiche per l’infanzia – molte donne, soprattutto quelle con retribuzioni più basse e impiegate in settori dove è necessaria la presenza fisica, rischiano di dover decidere di non rientrare al lavoro, aggravando la già difficile situazione dei livelli occupazionali femminili italiani. Per quelle che invece potranno lavorare in smart working, è forte il rischio di un carico eccessivo di lavoro e di cura”.

“Non è solo la chiusura dei servizi per la prima infanzia a preoccupare le madri, ma anche la gestione della didattica a distanza, che soprattutto per le scuole primarie, necessita di un continuo supporto da parte di un adulto a casa, e soprattutto la gestione del carico emotivo dei figli, ancora oggi dimenticati dalla politica nella fase della ripartenza. E’ necessario – aggiunge –  adottare al più presto un Piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza, che metta al centro i diritti dei minorenni, perché le famiglie non devono essere lasciate sole ad affrontare le sfide educative e sociali che la crisi sanitaria ha imposto”.

Le principali criticità che le mamme hanno vissuto nella fase di isolamento forzato sono state: la lontananza dai propri affetti, la limitazione di attività legate al benessere personale e il peso di lavoro di cura dei figli minori. Preoccupanti, anche, i problemi economici, i conflitti in casa e il rischio di perdita del lavoro. Particolari criticità, inoltre, – si legge ancora nel Rapporto – riguardano i genitori single, che affrontano in contemporanea l’emergenza lavorativa e quella familiare. Tra questi, la grande maggioranza è rappresentata da donne, 302 mila mamme (a fronte di 47 mila papà) che devono gestire lavoro e cura dei figli da sole.