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“Oggi al centro del dibattito c’è il tema secondo il quale le imprese potrebbero licenziare, e temono tutti uno sconquasso sociale. È un paradosso di cui tutti parlano perché hanno dati vecchi: tutti hanno paura che gli imprenditori vogliano lasciare a casa le persone, quando in realtà vogliono assumere gente nuova per fare altro lavoro, vogliono tenere i talenti produttivi ma sono preoccupati perché non hanno gente, né materia prima. Ci sono aziende che hanno ordinativi, ma che non possono produrre perché non hanno materie prime: questo è il problema”.

Ad ascoltare le parole rivolte alla ‘Dire’ da Fabio Papa, il direttore scientifico di I-AER, centro di ricerca dedicato alle Pmi con sede a Busto Arsizio, sembra quasi che la pandemia e la conseguente crisi economica non siano mai arrivate in Italia. Invece, è solo una questione di prospettiva. O meglio, se è vero che la pandemia ha generato un enorme caos, quello che emerge dallo I-AER Index mostra una certa capacità di resistere da parte del mondo dei servizi e del commercio. Più penalizzate sono invece le Pmi a vocazione industriale, che però stanno mostrando ottimi segnali di rilancio.

“Per questo – afferma Papa– siamo molto ottimisti per l’evoluzione dell’economia reale italiana, con un secondo semestre 2021 nel quale siamo certi che le Pmi torneranno ad essere protagoniste”. In sostanza, è come vedere crescere una pianta giorno dopo giorno invece che assisterla una volta ogni tanto: cambia totalmente la percezione di crescita, insieme a quella della realtà.

Papa, fondatore I-AER, in qualità di centro di ricerca dedicato alle Pmi, è costantemente focalizzato sullo studio del sistema economico. Controlla, su base mensile, l’andamento di un paniere di oltre 430 piccole e medie imprese italiane distribuite sul territorio nazionale, con una concentrazione maggiore in Lombardia, Marche e Toscana. Analizza aziende, spesso a conduzione familiare, operanti all’interno della produzione, del commercio e nel mondo dei servizi.

Il valore ‘rivoluzionario’ del progetto è proprio quello di dare “uno sguardo interno alle imprese con cadenza mensile e costante” su una platea variegata di settori, “così da poter avere il polso della situazione su come sta andando l’economia a livello di fatturato, di marginalità e di liquidità”. Accanto a ciò, un’analisi di questo genere consente di vedere a livello prospettico quali siano le tendenze, una funzione importante per poter ad esempio anticipare le crisi aziendali.

“Adesso stiamo vedendo a livello di trend che l’economia italiana sta ripartendo fortissimo e queste imprese nella maggior parte dei casi stanno scoppiando di lavoro. Solo il fashion ha qualche difficoltà, mentre il settore alberghiero e quello della ristorazione si stanno riprendendo parzialmente”.

Chissà se questo metodo possa essere adottato anche a livello istituzionale: “Al momento non lo abbiamo fatto perché lo stiamo utilizzando per fini interni e per creare paradigmi di intervento a beneficio delle imprese che serviamo“, afferma Papa. Tuttavia “non escludiamo di poter mettere a disposizione questi dati alle istituzioni, perché è comunque molto interessante avere dati freschi per fare interventi su misura– chiosa- piuttosto che agire su dati che arrivano tre o quattro mesi dopo”.

Fonte: Agenzia Dire

A maggio 2021 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni diminuisca del 3,6% rispetto ad aprile. A comunicarlo è l’Istat in una nota in cui spiega che nella media del trimestre marzo – maggio 2021 la produzione nelle costruzioni aumenta del 7,8% rispetto al trimestre precedente.

Su base tendenziale – riporta l’Istituto di statistica – l’indice grezzo della produzione nelle costruzioni aumenta del 37,3%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di maggio 2020) registra una crescita del 32,6%.

Nella media dei primi cinque mesi del 2021, – conclude l’Istat – l’indice grezzo mostra un incremento del 46,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario cresce del 45,4%.