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A San Antonio, nel Texas, un uomo di 30 anni è morto nel giro di pochi giorni dopo aver contratto il coronavirus ad un Covid party al quale aveva partecipato volontariamente convinto che il virus non esistesse.

“Penso di aver fatto un errore. Credevo che il coronavirus fosse una bufala, ma non lo è”. Sono queste le parole che il giovane avrebbe riferito alla dottoressa Jane Appleby che ha cercato di salvargli la vita, purtroppo senza riuscirci. “Credo che alcuni si riuniscano per vedere se il virus è reale e se qualcuno viene infettato”, ha poi spiegato la dottoressa che ha deciso di condividere la storia del trentenne proprio per far capire che il virus può colpire chiunque e, malauguratamente, può rivelarsi fatale anche per i più giovani.

La dottoressa del Methodist Hospital di San Antonio, struttura nella quale è morto il ragazzo, ha messo in evidenza come nel suo ospedale molti pazienti tra i 20 ed i 30 anni siano ricoverati per complicazioni legate al coronavirus. “L’idea che sta dietro ai Covid-party – spiega la dottoressa Appleby – è quella di riunirsi per vedere se il virus è reale e se qualcuno dei presenti viene contagiato. Nessuno di noi è invincibile. Per favore, indossate le mascherine, restate a casa quando potete, evitate gli assembramenti e lavatevi spesso le mani”, ha concluso nell’appello.

Un’altra vittima dei covid party. Pochi giorni fa a perdere la vita dopo aver contratto il coronavirus sempre partecipando ad un Covid party era stata una ragazza statunitense di diciassette anni costretta dalla madre antivaccinista a partecipare ad una festa con l’espressa intenzione di esporsi alla malattia per sfidare il contagio.

Nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, lieve aumento dei decessi e più cancellazioni anagrafiche per l’estero. E’ quanto evidenzia il Bilancio demografico nazionale 2019 dell’Istat. Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente – spiega l’Istituto – è inferiore di quasi 189 mila unità (188.721) rispetto all’inizio dell’anno. Il persistente declino avviatosi nel 2015 ha portato a una diminuzione di quasi 551 mila residenti in cinque anni.

Il confronto. Il numero di cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese è in calo (-8,6%), mentre prosegue l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani (+8,1%). Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189 mila in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,3%). Rispetto alla stessa data del 2014 diminuisce di 551 mila unità, confermando la persistenza del declino demografico che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni.

Il record negativo di nascite dall’Unità d’Italia registrato nel 2018 è di nuovo superato dai dati del 2019. Gli iscritti in anagrafe per nascita sono appena 420.170, con una diminuzione di oltre 19mila unità sul 2018 (-4,5%). Il calo si registra in tutte le ripartizioni, ma è più accentuato al Centro (-6,5%). I fattori strutturali che negli ultimi anni hanno contribuito al calo delle nascite – precisa l’Istat – sono noti e si identificano nella progressiva riduzione della popolazione italiana in età feconda, costituita da generazioni sempre meno numerose alla nascita, a causa della denatalità osservata a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, non più incrementate dall’ingresso di consistenti contingenti di giovani immigrati.

Il calo di popolazione residente è dovuto ai cittadini italiani, che al 31 dicembre ammontano a 54 milioni 938 mila unità, 236 mila in meno dall’inizio dell’anno (-0,4%) e circa 844 mila in meno in cinque anni: una perdita consistente, di dimensioni pari, ad esempio, a quella di province come Genova o Venezia.

I cittadini stranieri. Nello stesso periodo, al contrario, – sottolinea l’Istituto – la popolazione residente di cittadinanza straniera è aumentata di oltre 292 mila unità attenuando in tal modo la flessione del dato complessivo di popolazione residente. Il ritmo di incremento della popolazione straniera si va tuttavia affievolendo. Al 31 dicembre 2019 – conclude l’Istat – sono 5.306.548 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe, l’8,8% del totale della popolazione residente, con un aumento, rispetto all’inizio dell’anno, di sole 47 mila unità (+0,9%).