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E’ ufficiale: la Commissione europea ha rilasciato un’autorizzazione condizionata all’immissione in commercio del medicinale Remdesivir, il primo medicinale autorizzato a livello Ue per il trattamento contro il Coronavirus. L’autorizzazione, secondo una procedura accelerata, è subordinata a una raccomandazione dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), seguita da un’approvazione da parte degli Stati membri.

“La protezione della salute pubblica è una priorità fondamentale della Commissione e, come tale, i dati su Remdesivir sono stati valutati in tempi eccezionalmente brevi attraverso una procedura di revisione periodica, un approccio utilizzato dall’Ema durante le emergenze di sanità pubblica per valutare i dati non appena disponibili – fa sapere Bruxelles- ciò ha permesso di concedere rapidamente l’autorizzazione nel contesto della crisi del coronavirus, entro una settimana dalla raccomandazione dell’Ema, rispetto ai soliti 67 giorni.

Garantire trattamenti efficaci. Per Stella Kyriakides, Commissaria per la salute e la sicurezza alimentare, “l’autorizzazione odierna di un primo medicinale per il trattamento di Covid-19 è un importante passo avanti nella lotta contro questo virus. Stiamo concedendo questa autorizzazione meno di un mese dopo la presentazione della domanda, dimostrando chiaramente la determinazione dell’Ue a rispondere rapidamente ogni volta che diventano disponibili nuovi trattamenti. Non lasceremo nulla di intentato nei nostri sforzi – aggiunge – per garantire trattamenti efficienti o vaccini contro il coronavirus”.

L’Oms sta lavorando per verificare le notizie secondo cui gli Usa hanno fatto domanda elevata del farmaco. “Siamo a conoscenza delle notizie circa l’acquisto di scorte e ovviamente lavoriamo con i nostri colleghi e partner per chiarire e verificare tali notizie”, ha detto Mike Ryan, direttore esecutivo del programma per le emergenze sanitarie dell’Oms, in conferenza stampa a Ginevra. “Ci sono molte persone malate nel mondo”, ha aggiunto, “dobbiamo assicurarci che tutti abbiano accesso a trattamenti salvavita come Remdesivir, siamo impegnati come organizzazione in un accesso equo a terapie come questa”.

Stravolte. Il nuovo coronavirus non ha solo stravolto le nostre vite e la nostra società, ha anche rivoluzionato la comunicazione scientifica in ambito biomedico, riducendo enormemente i tempi della pubblicazione dei risultati delle ricerche. Così, è ormai diventata consuetudine una pratica del tutto estranea al campo biomedico: la pubblicazione preliminare dei lavori in appositi archivi prima che vengano sottoposti alla peer-review. Questo causa che i risultati preliminari di quegli studi vengano diffusi dai quotidiani o dalla televisione, attraverso interviste agli autori, che ovviamente non possono sostituirsi a una pubblicazione scientifica e fornire i dettagli della ricerca. Purtroppo in molti casi i risultati di questi lavori sono comunicati esclusivamente in interviste, senza che abbiano ancora visto la luce, il che rende ancora più difficile verificare la loro validità.

Al tempo del COVID capita, inoltre, che siano gli stessi editori delle riviste scientifiche ad allentare il rigore con il quale vengono valutati i lavori, privilegiando la rapidità al rigore della pubblicazione. Così, riviste prestigiose e con un elevato fattore d’impatto, come il New England Journal of Medicine e Lancet, in tempi più normali avrebbero probabilmente approfondito le origini di Surgisphere, la società che avrebbe fornito agli autori di due lavori pubblicati sulle due riviste (qui e qui), il materiale clinico sul quale sono stati basati i lavori e probabilmente avrebbero notato l’incongruenza di una serie di risultati degli stessi lavori che hanno portato al loro ritiro.

L’affidabilità delle pubblicazioni scientifiche è tanto più importante ora di quanto probabilmente non lo sia mai stato, in quanto mai come in questo tempo la ricerca ha influenzato le decisioni politiche dei governi e la policy degli enti regolatori nazionali e internazionali. Due sono infatti gli aspetti, tra loro strettamente legati, che colpiscono: la leggerezza e la rapidità delle decisioni dei governi ed enti preposti.

Nuove star. Non c’è dubbio che il nuovo coronavirus ha posto i ricercatori specialisti della materia al centro dell’interesse nazionale e internazionale, conferendo alla ricerca, ora più che mai, la possibilità di influenzare scelte politiche e sociali che hanno ricadute immediate e profonde sulla vita di ciascuno di noi. Questa condizione di relativo privilegio comporta anche maggiori responsabilità e la necessità, per tutti gli attori dell’informazione e della comunicazione scientifica, di tenere alta la guardia del rigore scientifico.