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La prestazione fornisce un supporto economico alle persone in condizione di depressione, ansia, stress e fragilità psicologica. I beneficiari sono individuati tenendo conto del valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) più basso e, a parità del valore ISEE, dell’ordine cronologico di presentazione delle domande. Dalla home page del portale dell’Istituto (www.inps.it) è possibile accedere alla pagina dedicata alla prestazione, digitando nel campo di ricerca testuale le parole “bonus psicologo” e selezionando poi il servizio “Contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia – Bonus psicologo”. In tale pagina sono disponibili: la scheda informativa della misura, i tutorial per il cittadino e per il professionista aderente all’iniziativa e il link di accesso al servizio (“Utilizza il servizio”).

Autenticandosi tramite i consueti canali (SPID, CIE 3.0 o Carta Nazionale dei Servizi), l’utente può visionare l’esito della richiesta e l’eventuale importo riconosciuto, corredato dal codice univoco per usufruire delle sedute di psicoterapia.

I beneficiari presenti in graduatoria hanno 270 giorni di tempo per usufruire del contributo.

Si ricorda, infine, che con il messaggio 2568/2024, l’INPS ha riaperto i termini per la registrazione dei dati di fatturazione a quei professionisti che, avendo confermato le sedute di psicoterapia entro il 26 marzo (per la Basilicata entro il 6 maggio), non avevano corredato le stesse con i dati menzionati entro la scadenza del 21 maggio 2024, indicata dal messaggio 1153/2024.

La nuova finestra si aprirà, pertanto, alle ore 9:00 del 15 luglio e si chiuderà alle 18.00 del 31 luglio 2024.

Questa certificazione, introdotta dalla legge n. 162/2021 all’interno del Codice delle Pari opportunità come requisito per riconoscere e promuovere, a partire dal Primo gennaio 2022, le organizzazioni più virtuose, attesta la conformità delle politiche aziendali (e la loro effettiva attuazione) agli standard internazionali, volti a ridurre il divario nelle opportunità tra donne e uomini, a promuovere la parità salariale, a gestire le differenze di genere e a tutelare la maternità. Considerando l’importanza di questi obiettivi, l’Italia si è impegnata con l’Unione europea, nell’ambito dell’attuazione del PNRR, a raggiungere i livelli minimi di adesione alla Certificazione.

L’Ente certificatore accreditato (che opera secondo la prassi UNI/PdR 125:2022) ha espresso un giudizio positivo, assegnando all’INPS un punteggio molto elevato nel raggiungimento dei diversi KPI (Key Performance Indicators).

“L’INPS è all’avanguardia, non solo nel promuovere una società inclusiva in cui le donne possano realizzarsi pienamente nel lavoro, nella famiglia e nella maternità, superando quegli ostacoli economici e quei pregiudizi che impediscono la parità di genere, ma anche nel dare l’esempio di un grande ente pubblico in cui le lavoratrici sono valorizzate in termini di pari opportunità, conciliazione tra lavoro e famiglia e azioni positive per valorizzare il grande contributo della diversità di genere. Per esempio, le recenti promozioni dei dirigenti da me proposte hanno visto per la prima volta un numero uguale di donne accedere in ruoli chiave alla Prima fascia dirigenziale. La certificazione appena ottenuta, motivo di orgoglio per la comunità INPS, è solo un passo in un percorso che intendiamo continuare con costanza, anche come stimolo per altre amministrazioni”, ha dichiarato il DG Valeria Vittimberga.

“La Certificazione di Parità di genere premia l’impegno del nostro Istituto nel creare condizioni di lavoro più equilibrate e nel promuovere il benessere di tutti i dipendenti”, ha affermato il presidente Gabriele Fava, aggiungendo: “È compito della Governance e della Tecnostruttura garantire le condizioni affinché tutto il

personale possa esprimere le proprie capacità e sentirsi parte integrante nella realizzazione della nostra missione istituzionale”.

Fava ha inoltre sottolineato come l’Istituto sia “All’avanguardia nel supporto alla parità di genere attraverso le misure e i servizi erogati, come il Bonus nido, la Decontribuzione mamma, il sostegno alle donne vittime di violenza e l’Assegno unico universale”.

Attualmente, l’INPS conta 15.445 dipendenti donne. La fascia di età più rappresentata è tra i 56 e i 60 anni, con 3.672 donne, seguite da 3.073 tra i 61 e i 65 anni, 2.344 tra i 51 e i 55 anni, 1.524 tra i 31 e i 35 anni, 1.464 tra i 36 e i 40 anni, 1.439 tra i 46 e i 50 anni e 1.182 tra i 41 e i 45 anni.

Le donne Dirigenti generali sono 10, quelle di Seconda fascia 157. Altri ruoli femminili all’interno dell’INPS includono nel dettaglio: 343 medici, 188 professioniste impegnate in vari settori tecnici, 13.194 funzionarie e 357 ispettrici di vigilanza.

L’adesione al sistema di Certificazione di Parità di genere consente all’INPS di distinguersi come esempio virtuoso, non solo nel settore produttivo, ma anche all’interno dell’ecosistema pubblico.