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Se da un lato c’è un rilassamento eccessivo, dall’altro i focolai erano previsti. Ne è convinto il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa ospite di ‘TimeLine’ su SkyTg24. “Il virus continua ad essere attivo e a fare il suo lavoro, ovvero infettare gli altri. Bene fa il presidente Zaia, e oggi anche Zingaretti, che ha deciso di inasprire le misure all’arrivo a Fiumicino. Chi arriva da Paesi ex Schengen deve andare in quarantena”.

Il lavoro svolto. “In questi mesi – spiega – abbiamo lavorato tutti insieme per far ottenere al Paese il successo di essere tra quelli più sicuri in Europa. Occorre fare in modo che le regole che ci diamo vengano rispettate, se non vengono rispettate bisogna inasprire le sanzioni”, evidenzia. Nella comunicazione sull’applicazione ‘Immuni’ “è stato fatto troppo poco” e c’è stato “autolesionismo da parte della politica: dire agli italiani che così ti controllano mentre questa app, poverina, assolutamente non lo fa.”

“Immuni garantisce totalmente la privacy. C’è una questione sul’app che lascia perplessi, – aggiunge – il fatto che il tampone arrivi in ritardo. La ministra Pisano ha incaricato in queste ore il Comitato tecnico scientifico (Cts) di esprimersi su questo punto. Ovvero se le persone devono stare in autoisolamento in attesa del tampone, credo che il Cts abbia compreso bene la richiesta della ministra e stia valutando la revisione di questa possibilità. Quindi non starà in isolamento, ma – conclude – gli verrà fatto subito il tampone”.

Sono due i ceppi diversi per il Covid-19 identificati tra le aree della Lombardia più colpite dalla pandemia. A farlo sapere, in un convegno svoltosi all’Università di Pavia ed organizzato dall’associazione culturale “Nova Ticinum” presieduta dal prof. Mario Viganò, è stato il professor Fausto Baldanti, direttore della Virologia del San Matteo.

“Grazie a uno studio che abbiamo condotto con il Niguarda di Milano – ha spiegato Baldanti – abbiamo scoperto che ci sono stati due diversi ceppi del virus in Lombardia. Quello circolato nella zona di Bergamo è diverso dal Coronavirus che si è diffuso nelle province di Cremona e Lodi. Due virus differenti tra di loro, per sequenza genetica e caratteristiche, che hanno provocato due diversi focolai”.

I risultati. “Il Covid-19 – ha aggiunto il virologo – secondo i nostri studi circolava nella zona rossa di Codogno già dalla metà di gennaio: dagli esami effettuati, abbiamo scoperto anticorpi che risalivano a quell’epoca. L’immunità di gregge comunque è ancora lontana dall’essere raggiunta. Sempre dai controlli effettuati è emerso che nella zona rossa di Codogno solo il 23 per cento della popolazione ha incontrato il virus. Da questo dato capiamo quanto sia importante rispettare le regole di prevenzione, dalla mascherina al distanziamento sociale”.

L’urto della pandemia. Per il prof. Raffaele Bruno, primario di Malattie Infettive, “il San Matteo ha avuto il merito di reggere l’urto della pandemia, anche nella fase più acuta, grazie allo straordinario impegno di tutto il personale, con una menzione particolare per gli infermieri. Al Policlinico ci siamo resi conto che il protocollo seguito a Wuhan da noi non funzionava: abbiamo seguito altre terapie antivirali, puntando molto sulle terapie antivirali”.

La plasmaterapia. Il prof. Cesare Perotti, primario del Servizio di Immunoematologia e Trasfusione, ha, invece, fatto un bilancio della plasmaterapia: “Abbiamo raccolto 329 donazioni, con donatori giunti anche dal Trentino. Una manifestazione di grande generosità, che ci consente ora di avere a disposizione un numero di sacche di plasma da utilizzare in caso di un’eventuale seconda ondata in autunno. Il ricorso al plasma iperimmune ha ridotto la mortalità dal 15 al 6%.”

Il protocollo. “A riconoscere il nostro lavoro è stata anche la Commissione Europea, che ci ha assegnato l’incarico di scrivere le linee guida per tutta Europa per la terapia con il plasma donato da pazienti convalescenti. Il rammarico è che in Italia solo i colleghi dell’ospedale di Mantova hanno deciso di adottare il nostro protocollo: abbiamo calcolato che se l’identica scelta fosse stata adottata in tutta Italia, probabilmente sarebbe stato possibile salvare oltre 3mila pazienti che purtroppo sono morti”.