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“La Germania inasprisce le misure e non pagherà lo stipendio ai lavoratori bloccati a casa dalla quarantena da Covid perché non vaccinati“. Lo ha dichiarato il ministro della Salute Jens Spahn in una conferenza stampa anticipando i contenuti della bozza di legge, aggiungendo in onda sulla tv pubblica Zdf che “è ingiusto chiedere ai contribuenti di pagare sussidi per coloro che hanno rifiutato di vaccinarsi”.

ATTENZIONE AI PAESI A RISCHIO

In vigore dal prossimo 11 ottobre, quando anche i tamponi cesseranno di essere gratuiti, la misura, per ora in bozza, riguarderà soprattutto chi è risultato positivo e chi è di ritorno a seguito di un viaggio nei Paesi ad alto rischio, tra questi però sono inclusi il Regno Unito, la Turchia e la Francia. La misura della quarantena di ritorno da aree a rischio, in un Paese come la Germania, non si applica a coloro che sono stati vaccinati o hanno contratto recentemente l’infezione da Sars-CoV-2, per i non vaccinati la quarantena è invece di cinque giorni.

SE IL TAMPONE NEGATIVO NON BASTA PIÙ

Ma alcuni Land tedeschi stanno decidendo se ammettere nei ristoranti, stadi o altri luoghi di aggregazione, solo persone che hanno finito il ciclo vaccinale e non più coloro che hanno un tampone negativo, com’è ancora possibile fino ad oggi con il green pass. La decisione del governo centrale sulla quarantena, unita a quella di alcuni Stati di vietare l’ingresso a chi ha solo il tampone negativo, può essere letta come un inasprimento finalizzato a spingere le persone a vaccinarsi, in un Paese che ha il 63,4% della popolazione generale protetta dalle due dosi, secondo i dati del Robert Koch Institute. Attualmente, in Germania il green pass è obbligatorio in tutte le aree dove vi sono 35 casi positivi ogni 100mila abitanti, oltre ad essere obbligatorio per tutti gli spazi ricreativi al chiuso.

Fonte: Agenzia Dire

Il settore immobiliare è stato uno dei più colpiti dalla pandemia, ma con il ritorno graduale alla normalità il mercato è stato travolto da una ventata di ottimismo grazie al calo consistente dei tassi applicati ai mutui che hanno raggiunto i minimi storici. Ma come sono i tassi in Italia rispetto agli atri Stati europei e ad alcuni dei principali Paesi al mondo? Per rispondere alla domanda Facile.it e Mutui.it hanno analizzato gli indici registrati in 14 Stati scoprendo come, fra questi, l’Italia sia la nazione dove chiedere un mutuo costa meno.
Il confronto europeo
L’analisi, effettuata sui valori registrati ad agosto, ha considerato un immobile dal valore di 180.000 euro, una richiesta di finanziamento di 120.000 euro ed un piano di restituzione pari a 20 anni.
In Italia, nel periodo di riferimento, questo tipo di finanziamento era indicizzato con TAEG tra 0,88% e 0,98% se fisso e fra 0,67% e 0,77% se variabile. Senza dubbio il migliore fra le 14 nazioni dell’indagine.
Guardando unicamente al tasso fisso e al TAEG, in Europa si avvicina ai valori italiani solo la Germania, dove il mutuo viene indicizzato a partire dall’1,18%. Fanno peggio, invece, alcuni Stati europei che, tradizionalmente, avevano tassi di interesse più simili a quelli del nostro Paese: è il caso della Spagna, dove il finanziamento è indicizzato dall’1,64%, e del Portogallo (a partire dall’1,91%). Questo in una nota di facile.it.


Sempre restando entro i confini del Vecchio Continente, dall’analisi è emerso come le indicizzazioni del tasso fisso, considerando ancora una volta il TAEG, partano dal 2,30% in Norvegia e dal 2,40% nel Regno Unito.
Sebbene per queste due nazioni sia stato possibile rilevare solo il TAN e non il TAEG, è evidente come anche in Albania e in Grecia i mutuatari si trovino a pagare tassi notevolmente maggiori e pari, rispettivamente, al 3,00% e al 3,20%.
Anche rispetto al tasso variabile (considerando il TAEG), in Europa, tra i Paesi analizzati, nessuno fa meglio dell’Italia e le offerte rilevate partono dall’1,53% della Spagna fino all’1,95% del Portogallo.
Oltre i confini europei
L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata, però, solo all’Europa e ha indagato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in altre parti del mondo, considerando come indice di riferimento di ciascuna nazione, il TAN, e non il TAEG.


Guardando ai tassi fissi, gli indici partono dall’1,44% in Canada, dall’1,89% in Australia, dal 2,13% in Giappone e dal 2,25% negli Stati Uniti – prosegue facile.it – guardando ai tassi variabili, invece, il Canada è l’unico Stato che, con un TAN dello 0,98%, si avvicina a quello del nostro Paese; continuando l’analisi extra-europea i valori rilevati partono dall’1,41% in Giappone, dall’1,83% negli Stati Uniti, fino all’1,85% dell’Australia. Discorso a parte meritano nazioni come la Russia o il Brasile; nonostante il calo registrato nel corso dell’ultimo anno, i tassi fissi rilevati, se paragonati a quelli italiani, risultano davvero proibitivi; si parte rispettivamente dal 4,95% e dal 6,70%.
«Nonostante alcune differenze significative, come nel caso dell’Albania o della Grecia, i tassi nell’area Euro restano abbastanza allineati tra di loro dal momento che tutti gli Stati utilizzano gli stessi indici di riferimento (Irs e Euribor). Le variazioni del costo del denaro sui mutui, quindi, sono riconducibili a dinamiche competitive tra gli istituti di credito presenti in ciascuna nazione.» commenta Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Se, invece, si guarda al di fuori dell’UE, dove l’inflazione è già ripartita, ad esempio negli Stati Uniti, i tassi sono più alti; se questa dovesse aumentare anche in Europa, allora possiamo aspettarci un rincaro degli indici in tutto il Continente, Italia inclusa.».