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Il Decreto Rilancio aveva previsto 3.500 nuovi posti letto in terapia intensiva che avrebbero garantito la presenza di 14 posti letto ogni 100.000 abitanti in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. A oggi le unità aggiuntive sono però solo 1.279, meno della metà rispetto all’obiettivo prefissato. Inoltre, i nuovi posti sono distribuiti in maniera disomogenea sul territorio. Le ragioni del ritardo, secondo quanto riporta Repubblica, risiedono nell’iter previsto per la programmazione e, in generale, in un’azione della Pubblica Amministrazione che non è stata in grado di realizzare gli obiettivi anche in presenza di risorse finanziarie adeguate.

La distribuzione per regione degli aumenti risulta disomogenea.  Sono andate particolarmente bene – si legge nell’articolo – Veneto, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata con un grado molto elevato di completamento dei posti letto. Le prime tre regioni hanno ottenuto un aumento dei posti letto addirittura superiore a quello che era l’obiettivo (il grado di completamento è superiore al 100 per cento). Tra le regioni con il minor grado di completamento rientrano Umbria, Calabria, Marche, Piemonte e Abruzzo.

Anche la Lombardia ha avuto un grado di completamento basso, intorno al 20%. Si potrebbe pensare che le regioni che hanno fatto meglio in termini di grado di completamento siano quelle cha avevano un obiettivo meno difficile da raggiungere. In effetti, esiste una relazione negativa tra grado di completamento dell’obiettivo e difficoltà di raggiungimento dell’obiettivo. Tuttavia, la difficoltà dell’obiettivo spiega solo in piccola parte le diversità tra regioni.

La terapia semi-intensiva è intermedia tra quella intensiva e quella ordinaria ed è destinata ai pazienti sottoposti a monitoraggio continuo. Il Decreto Rilancio prevedeva anche la riqualificazione di 4.225 posti letto di terapia semi-intensiva. Per il 50% questi posti letto (2.112 posti) dovevano essere prontamente convertibili in terapia intensiva.  L’aumento dei posti in terapia semi-intensiva ha superato l’obiettivo: sono stati realizzati 7.670 posti letto (contro i 4.225 previsti) che sommati ai posti preesistenti danno un totale di 14.195 unità. Quello che rimane incerto è in che modo si sia raggiunto l’obiettivo di poter trasformare rapidamente circa 2.000 di questi posti letto in letti di terapia intensiva.

Considerando l’impennata dei contagi da Covid, Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e dell’Ordine di Bari, ha lanciato un duro allarme. “La situazione è grave, rischiamo di perdere il controllo. C’è bisogno di fermarsi un mese” ha spiegato Anelli, interpellato da Repubblica. La situazione italiana, secondo il presidente, è peggiore rispetto marzo, perché una buona parte delle Regioni e soprattutto il Sud sono fortemente colpite. “Il messaggio che è passato dopo l’ultimo decreto del governo non era sufficientemente chiaro, perché la chiusura delle sole attività ludiche e di quelle del tempo libero dopo le 18 non ha sortito quel messaggio che invece andava dato ai cittadini” ha detto Anelli.

Il messaggio a cui fa riferimento riguarda il fatto che tra circa 20 giorni gli ospedali saranno al collasso e quindi non potranno più curare i malati. Intanto, anche in Puglia continuano ad aumentare i contagi e il Policlinico di Bari è completamente bloccato. “Questo significa che anche i malati che hanno patologie ordinarie, non Covid, non si potranno più ricoverare” ha aggiunto Anelli.

Situazione fuori controllo. L’esperto ha spiegato che se si arriva al punto di bloccare i ricoveri ordinari significa che la situazione è sfuggita di mano. Ma i posti negli ospedali non si possono aumentare per sempre, anche perché manca il personale. La Puglia, così come le altre regioni, deve usare tutto il personale disponibile. “Ci sono 1.500 giovani medici laureati che hanno partecipato al concorso di specializzazione, bloccato, e che non stanno facendo nulla. Tutti questi medici possono essere impiegati nelle Usca e nei dipartimenti” ha precisato il presidente.

Nuovo lockdown? Secondo lui presto arriveremo al secondo lockdown, soprattutto se le persone non capiscono che è il momento di restare a casa. Seguire le misure potrebbe salvare la situazione. “Si va verso lo scenario della Svizzera, dove hanno deciso di non intubare più gli ultra ottantenni. Come in una roulette russa, ci sarà chi deciderà se un paziente deve rimanere a casa senza cure o trovare un posto letto in ospedale” ha concluso. Secondo Anelli occorre ridurre gli incontri tra le persone, non togliere mai la mascherina, sanificare le mani, mantenere le distanze, evitare luoghi affollati e non fare feste.